L’AQUILA – “Abbiamo sentito accalorate arringhe dei colleghi aquilani che hanno vissuto la tragedia ma vanno ben oltre i possibili profili di colpa della vicenda, entrando anche a gamba tesa e introducendo questioni di merito che sono precluse a questa Corte, che deve valutare la legittimità”.
Così l’avvocato Alessandra Stefano, che assiste Claudio Eva, nel corso della sua arringa difensiva al processo di Cassazione alla commissione Grandi rischi.
“La Corte ha valutato più elementi probatori del tribunale, è molto originale e sorprendente che le parti civili si lamentino del contrario – ha detto in relazione alla sentenza di Appello – Il giudice di primo grado è stato capace di attribuire al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, una frase mai pronunciata senza invece considerare altre testimonianze”.
“Gli esperti erano chiamati a valutare il rischio, non a gestirlo, e lo hanno fatto nel modo più rigoroso”, ha concluso.
Per l’avvocato Franco Coppi, difensore di Giulio Selvaggi, il procuratore generale “ha già speso nelle richieste tutti gli argomenti validi a sostegno della conferma della sentenza d’Appello almeno sui 6 esperti” che non hanno diffuso, a suo dire “messaggi tranquillanti”.
Coppi ha ricordato anche che “in quella riunione non c’è stato voto, basta questo per chiarire la natura di quella riunione di esperti che si vorrebbe far diventare formalmente della Grandi rischi per rispolverare la colpa collettiva”.
“L’Aquila era una città stupenda ma aveva strutture costruite da secoli e quindi deboli, le si poteva rinforzare ma è un discorso che facciamo quando ormai i buoi sono usciti dalla stalla”, ha concluso con una nota polemica.
Sintetica l’arringa di Marcello Melandri, che assiste Enzo Boschi, e che ha fatto notare che “il pg ci ha risolto e ci ha spiegato come la sentenza di Appello debba essere confermata. La commissione – ha concluso – non ha mai detto che lo scarico di energia non creasse problemi, eppure questo è il nocciolo del processo. La popolazione aquilana non ha mai saputo quello che fu detto nella riunione, ma solo quello che è stato riportato dalla stampa”.
La sua affermazione “dobbiamo ancora capire quale sia la differenza tra prevedere il rischio del terremoto e prevedere il terremoto” ha suscitato malcontento tra i familiari delle vittime, in particolare Vincenzo Vittorini si è messo le mani tra i capelli.
Molto tecnico l’intervento dell’avvocato Roberto Petrelli, che assiste Franco Barberi, per il quale “la sentenza di Appello ha demolito l’edificio di quella di primo grado ricostruendolo dalle fondamenta”, quella che all’Aquila si chiamerebbe una ‘sostituzione edilizia’.
Filippo Dinacci assiste due imputati: Mauro Dolce, definito con sarcasmo “imputato senza condotta”, e Bernardo De Bernardinis, unico per il quale è stata chiesta la condanna definitiva.
“La mancata analisi del rischio terremoto contestata dall’accusa è, in realtà, la mancata previsione di cose non prevedibili”, ha sottolineato, ricordando poi la “Babele comunicativa” sui possibili messaggi della commissione.
L’avvocato Carlo Sica, che assiste la presidenza del Consiglio, responsabile civile, sull’intervista di De Bernardinis, definita rassicurante anche dal pg di terzo grado Fodaroni, ha fatto notare che “non si possono atomizzare un paio di frasi da un’intervista perché esse vanno calate nel discorso”.
“Non dobbiamo dimenticare l’incipit dell’intervista di De Bernardinis – ha evidenziato – che dice che ‘il fenomeno sismico lo valuteranno gli scienziati, io faccio l’operativo’. E poi ricorda, essendo originario del posto, che bisogna convivere con il terremoto perché il territorio e altamente sismico”.
“Questo incipit ovviamente non è di rassicurazione e fa comprendere come anche la frase rassicurante che la Corte d’Appello attribuisce a De Bernardinis non abbia in realtà quel significato”, ha concluso Sica. Alberto Orsini





