ROMA – “La sugar e la plastic tax sono un ulteriore schiaffo per le imprese: vogliamo sostegni e sistemi di garanzia, non condanne a morte”: l’appello arriva oggi da Luca Busi, ad di Sibeg, l’azienda che imbottiglia Coca-Cola in Sicilia, sulla plastic tax e il delicato momento di emergenza sanitaria per il coronavirus dell’Italia.
Un rischio che tocca anche l’Abruzzo e in particolare lo stabilimento di Oricola – uno dei sei siti di produzione e imbottigliamento della bevanda in Italia – con un fatturato di 34 milioni di euro l’anno (pari allo 0,01 del Pil regionale), con 1.786 occupati di cui 286 dipendenti diretti e 1.500 lavoratori nel settore dell’indotto.
“Il rischio di chiusura è concreto – aveva avverito ancor prima dell’emergenza Coronavirus Giangiacomo Pierini, direttore delle comunicazioni e affari istituzionali di Coca Cola Italia – questa misura comporterebbe, solo per lo stabilimento di Oricola, un aumento della tassazione pari a 180 milioni di euro, di cui 140 per la sugar tax e 40 per la plastic tax: una cifra impossibile da gestire soprattutto per una realtà produttiva come quella di Oricola che è dedicata esclusivamente alla produzione di bottiglie in pastica Pet”.
E il presidente della regione Abruzzo Marco Marsilio a novembre aveva già stimato come “se dovesse chiudere lo stabilimento di Oricol avremmo in Abruzzo un aumento di disoccupazione che si aggirerebbe tra il 2 e il 3%”.
“Dal 23 marzo ci sono 319 dipendenti in cassa integrazione. Chiediamo al premier Guseppe Conte l’abolizione delle due tasse, le uniche ancora in piedi, per un settore che sta soffocando”, osserva facendo presente le difficoltà tra “lockdown e blocco di bar, ristoranti, pub e attività commerciali; crollo della domanda con stima del meno 40% di fatturato nel prossimo trimestre, sfiducia e perdita di liquidità”.
Stamattina Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta la filiera, come spiega Busi, “ha chiesto al governo un’assunzione di responsabilità già in una situazione di ‘normalità’ questa stangata avrebbe influito negativamente su tutti i fronti, mettendo a rischio produzione e livelli occupazionali, oggi sarebbe davvero un controsenso, nonché un ulteriore schiaffo per l’economia, vessare le imprese anziché trovare misure fiscali e sistemi di garanzia”.
“Siamo rimasti a lungo in attesa di un tavolo tecnico, che è stato annunciato dal ministero dell’Economia ma non è mai arrivato – rileva Busi – abbiamo denunciato evidenti errori di stima sui gettiti e di calcolo sugli impatti delle tasse dichiarati dal governo in fase di approvazione” della Manovra; “è stata avviata un’azione legale da parte del governo Musumeci, su proposta dell’assessore all’Economia Gaetano Armao, per profili di illegittimità costituzionale della legge; siamo scesi in piazza; ci siamo battuti per evitare la delocalizzazione; abbiamo assistito a promesse non mantenute, aperture poi improvvisamente ritrattate. Adesso tutti i ragionamenti fatti decadono: c’è un’emergenza inderogabile da affrontare. Per il nostro Paese, per le nostre famiglie, per le nostre realtà economiche e produttive”.
“Ci aspettiamo un segnale forte e chiaro da parte del premier – conclude – la soppressione di plastic e sugar tax, in un contesto di grave crisi generalizzata, è un atto dovuto. Adesso attendiamo risposte concrete con la speranza di poter ripartire presto. Riconquistando quella fiducia oggi negata”.






