ATESSA – “C’è chi fa orecchie da mercante di fronte alla realtà sanitaria o vorrebbe piegarla alle proprie convenienze politiche. I fatti chiamano in causa tutti. Leggi nazionali che richiedevano precisi standard basati sul numero di accessi (Atessa aveva un numero limitato ed insufficiente di accessi annuali al Pronto Soccorso) e la cattiva gestione regionale, di una parte e dell’altra, che aveva portato al commissariamento della sanità abruzzese, hanno determinato la riconversione del San Camillo del Lellis – come di altri nosocomi – in una struttura diversa dell’ospedale”.

È quanto si legge in una nota dell’Amministrazione comunale di Atessa (Chieti), guidata dal sindaco Giulio Borrelli, nella quale, a seguito delle recenti polemiche sui tagli ai servizi, con accuse reciproche con il centrodestra alla guida della Regione, viene ricostruita la storia del presidio ospedaliero.

“L’Amministrazione Borrelli – si legge ancora – ha seguìto da sempre, con coerenza ed impegno, una linea chiara (“SINISTRA DESTRA L’OSPEDALE RESTA”) senza fare sconti a nessuno. Fin dall’insediamento della nostra prima giunta (correva l’anno 2017) ci siamo battuti per il riconoscimento di Atessa come Ospedale al servizio di area disagiata, unica possibilità -all’interno della legislazione vigente- di rimanere nella rete dell’emergenza-urgenza ospedaliera. Questo obbiettivo è stato raggiunto sia con il Centro-Sinistra che con il Centro-Destra alla Regione, ma è rimasto purtroppo sinora solo sulla carta. Quando alle sterili polemiche e alla stucchevole propaganda si sceglie la via delle proposte concrete e realizzabili, in base alle leggi, si cammina con i piedi per terra. Soprattutto se le proposte sono accompagnate a coerenza e fermezza. Ricostruiamo questo passaggio essenziale per il nostro ospedale”.

Di seguito la seconda puntata del reportage (Qui la prima)

 

PARTE SECONDA  (IL SAN CAMILLO DE LELLIS DAL 2016 AL 2018)

Nel 2016 il Commissario alla Sanità D’Alfonso si pone come obbiettivo principale l’uscita dal commissariamento per riacquisire l’autonomia nella gestione della sanità regionale. Per raggiungerlo, da un lato prevede misure che permettano di rientrare dal debito e contenere il deficit e, dall’altro, adegua la rete ospedaliera ai nuovi standard imposti dal Decreto Lorenzin (che recepiva un accordo Stato-Regioni) del 2015.

Il decreto commissariale nr. 79 del 21 luglio 2016 per il riordino della rete ospedaliera prevede, tra le altre cose, la riconversione in PTA di quel poco che rimaneva dell’Ospedale di Atessa dopo la cura Chiodi-Zavattaro.

Il 26 settembre 2016 il Consiglio dei ministri delibera l’uscita della Regione Abruzzo dal commissariamento della sanità.

A luglio 2017 si insedia la prima Amministrazione Borrelli che, nel giro di qualche mese, dopo ripetuti incontri e discussioni, sottopone alla Giunta regionale guidata da D’Alfonso la proposta di riconoscere quello di Atessa come Ospedale al servizio di area disagiata, possibilità prevista dal Decreto Lorenzin in presenza di determinate e specifiche condizioni.

Il 6 novembre 2017 si tiene una seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Atessa, con la partecipazione del Presidente D’Alfonso, dell’Assessore alla Sanità Paolucci, e di numerosi sindaci, con fascia tricolore, di diverse parti politiche.  Si discute del futuro del San Camillo De Lellis e della proposta -della coalizione “Uniti per Atessa”-  di ospedale al servizio di area disagiata. Il Consiglio Comunale la vota all’unanimità e i sindaci la sostengono.

Il giorno successivo, il 7 novembre, la Giunta Regionale, con Delibera nr. 642, decide formalmente di cambiare indirizzo, di fare propria la proposta del Comune di Atessa e di procedere all’analisi dei dati oggettivi a suo supporto. Comincia una istruttoria di alcuni mesi, affidata all’Agenzia Sanitaria Regionale diretta, all’epoca, dal dr. Alfonso Mascitelli. Emerge, tra l’altro, che nelle zone interne del nostro territorio c’è una mortalità superiore del 40% a quella di altre zone d’Abruzzo.

La Giunta D’Alfonso, con Delibera nr. 824 del 25 ottobre 2018, modificando il proprio Decreto Commissariale nr. 79/2016, riconosce formalmente quello di Atessa come Presidio Ospedaliero al servizio di area disagiata prevedendo che esso sia:

“dotato di un reparto di 23 posti letto di Medicina Generale, di una UOS di Anestesia e sala operatoria che garantisce la totale sicurezza dei pazienti nell’attività chirurgica, di una UOS di Chirurgia che effettua interventi in Day Surgery e in One Day Surgery, che risponde sia ai bisogni del territorio legati a particolari patologie, sia all’esigenza di arginare la mobilità passiva verso altre regioni. Nella logica di garantire efficienza e sicurezza all’attività integrata tra le varie strutture, si colloca il servizio di Diagnostica per Immagini in grado di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagini collegata in rete al centro HUB, con il contributo di tecnologie innovative, tra le quali la Telemedicina e la Teleassistenza, che garantiscono la realizzazione di una modalità operativa a rete nell’ottica della sostenibilità economica del sistema per fornire risposte appropriate ai bisogni di salute.”

Di lì a pochi mesi, nel febbraio del 2019, si torna a votare. Vince Marsilio e la palla torna nel campo del centrodestra. (Segue)