L’AQUILA – Finalmente, dopo tanti anni, conti in pareggio per la Regione Abruzzo, ed anzi con un attivo di oltre 79 milioni di euro. Deficit della sanità che è sceso ulteriormente, mentre si alza il livello delle prestazioni sanitarie.

Ma anche ombre, oltre alle luci: a cominciare dalla “situazione di  squilibrio strutturale” della sanità che è la voce di gran lunga preponderante di un bilancio regionale, una mobilità passiva ancora alta, la piaga non ancora sanata delle liste di attesa lunghissime per farsi visitare, ritardi nell’utilizzo dei fondi europei, difficoltà rilevanti nella piena e omogenea  attuazione delle risorse disponibili.

Questo il chiaroscuro che emerge, ad una lettura completa,  nel giudizio di parificazione al rendiconto 2025,  della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per l’Abruzzo.

La maggioranza di centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, hanno legittimamente enfatizzato gli aspetti positivi,  a cominciare dalla sostanziale promozione e certificazione del miglioramento della situazione finanziaria dell’ente, con il raggiungimento dell’obiettivo dell’azzeramento del disavanzo, tenuto conto che nel 2013 era di disavanzo di circa 700-800 milioni di euro.

Meritano parimenti considerazione invece i tanti passaggi critici, che la Corte dei Conti, con presidente Ugo Montella, ha messo nero su bianco, onorando la sua funzione di controllo del buon andamento dell’amministrazione della cosa pubblica, nell’interesse dei cittadini.

Partiamo comunque dai principali aspetti positivi: la Regione Abruzzo, certifica la Corte dei Conti, chiude la gestione 2025 con un risultato di amministrazione pari a  1.011.383.514 euro, “in miglioramento rispetto al corrispondente saldo delle gestioni precedenti”, e soprattutto “il prospetto dimostrativo del risultato di amministrazione 2025,  evidenzia un risultato ‘effettivo’  per la prima volta positivo e pari ad euro 79.080.895, al netto della parte accantonata (euro 297.307.696), vincolata (euro 628.486.696) e destinata agli investimenti (euro 4.003.997). Il 2024 chiudeva con una “Parte disponibile” negativa pari a euro –93.456.834, pertanto si registra un miglioramento complessivo di euro 172.537.729”.

Si precisa comunque che “il risultato positivo registrato nell’esercizio 2025 è da ricondurre anche alla previsione di cui all’articolo 1, comma 638, della legge 30 dicembre 2025, n. 199″, ovvero alla legge nazionale , con cui è stata disposta la cancellazione del debito delle Regioni per le anticipazioni di liquidità ricevute e del relativo accantonamento nel rendiconto”. Ovvero come sottolineato polemicamente anche dal capogruppo del Pd Silvio Paolucci, provvidenziali sono stati per il risultato positivo i 160 milioni che il governo centrale “ha trasformato in un debito a lungo termine, escludendola così dal calcolo del disavanzo”.

 Nel giudizio di parificazione un’ampia analisi spetta poi alla spesa sanitaria e “le risultanze contabili evidenziano un miglioramento di alcuni indicatori economico finanziari rispetto agli esercizi precedenti, favorito in buona parte dalle misure adottate per  rafforzare la gestione finanziaria del sistema”.

Sul deficit, la Corte, anticipando le risultanze del tavolo di monitoraggio della sanità dei giorni scorsi, conferma che al 31 dicembre 2025, la perdita d’esercizio  “è in evidente  contrazione rispetto al pregresso”; e si attesta a – 74.514.276 euro, rispetto alla precedente previsione, quella del terzo trimestre, che era di  – 82.664.00i euro.

Non solo, si riconosce che “le risultanze del monitoraggio evidenziano un complessivo miglioramento dei livelli di  erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, da parte della Regione Abruzzo, con il conseguimento, sia nel 2024 che  nel 2025 (dati provvisori), delle soglie di adempienza per tutte le macro-aree considerate”.

Veniamo alle ombre e ad altri passaggi della Corte dei Conti.

A cominciare da quelli dedicati alla spesa sanitaria: bene la riduzione del deficit, ma ammoniscono i giudici contabili, “in definitiva, tale andamento, pur evidenziando una riduzione del disavanzo, appare  tuttavia ancora ben lungi dal dimostrare il conseguimento di condizioni di stabile  riequilibrio economico-finanziario del sistema, permanendo, di fatto, una situazione di  squilibrio strutturale”. 

E la Corte dei conti ha da ridire anche sul Piano operativo messo a punto dalla Regione Abruzzo, su imposizione del Tavolo di Monitoraggio interministeriale.

“L’impianto programmatorio appare complessivamente coerente con gli obiettivi strategici  perseguiti e registra alcuni avanzamenti nell’attuazione delle misure previste. L’istruttoria  evidenzia, tuttavia, come il relativo livello di realizzazione non possa ancora ritenersi  pienamente soddisfacente. Permangono, infatti, ritardi nell’attuazione di diversi interventi programmati,  disallineamenti tra pianificazione e concreta esecuzione delle misure e criticità che  interessano, con differente intensità, i settori della prevenzione, dell’assistenza territoriale,  della rete ospedaliera, dei processi di accreditamento e dell’aggiornamento degli strumenti  regolatori”.  

Resta il bubbone rappresentato dalla mobilità passiva, ovvero degli abruzzesi che vanno a curarsi fuori regione.

“Particolare rilievo assume, in tale contesto, il fenomeno della mobilità sanitaria, che continua  a incidere in misura significativa sugli equilibri economici regionali, come evidenziato dal  persistente saldo negativo pari ad euro – 88.444.297, sebbene in miglioramento nel triennio”.  

Nel prendere atto degli sviluppi relativi alla definizione di accordi interregionali, prosegue la Corte dei Conti, si rileva,  tuttavia, “come permangano elementi di incompletezza nel processo di formalizzazione delle intese. I dati confermano, altresì, rilevanti flussi di mobilità passiva verso specifiche Regioni,  sintomatici di criticità nell’offerta sanitaria regionale. Gli accordi interregionali, pur  necessari, non appaiono sufficienti, in assenza di interventi strutturali idonei a incidere sulle  cause del fenomeno”.

C’è poi il capitolo liste di attesa, ovvero le tempistiche spesso inaccettabili per ottenere una visita oppure una analisi. 

Vero è che la Regione Abruzzo “ha posto in essere una serie di interventi normativi, organizzativi e  finanziari volti al recupero delle liste di attesa”, apprezzabili sono le misure intraprese, come il “significativo ricorso a strumenti straordinari (prestazioni aggiuntive e  privato accreditato)”, ma anche qui si  evidenziano, tuttavia, “la persistenza di criticità strutturali, in  particolare connesse alla carenza di personale”.  

Tirata di orecchie infine per l’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fesr, relativo alla programmazione  2014-2020 “il programma presenta un avanzamento finanziario pari all’81 per cento della  dotazione complessiva. Il dato attesta una capacità di assorbimento non irrilevante, ma non  può essere considerato pienamente soddisfacente. La tenuta della componente europea è  stata infatti assicurata anche mediante il ricorso a un significativo overbooking sulla quota  unionale, pari al 104,64 per cento, mentre resta evidente la difficoltà di utilizzare  integralmente le risorse nazionali residue”.

La principale criticità riguarda “la concentrazione della spesa su poche priorità, in particolare  ricerca, competitività e sviluppo, mentre altre linee, tra cui mobilità urbana sostenibile,  piattaforma STEP, resilienza idrica e abitare sostenibile, risultano in ritardo o solo di recente  introduzione”.

Analoghe considerazioni valgono, con specificità proprie, per il Fondo sociale europeo e la difficoltà maggiore “riguarda La difficoltà principale riguarda la trasformazione degli impegni in spesa effettivamente  certificabile”.

“Ulteriori profili problematici riguardano il mancato conseguimento di alcuni target riferiti  a priorità di investimento concernenti occupazione, inclusione e formazione. Tali  scostamenti sono stati collegati al trasferimento di diversi interventi sul Programma  operativo complementare, tra cui incentivi all’occupazione, tirocini formativi e voucher per  la formazione universitaria e post-universitaria. Tale soluzione ha consentito di  salvaguardare la continuità di alcune azioni, ma ha inciso sulla coerenza interna del  Programma cofinanziato rispetto alla strategia originaria”.  

Per quanto riguarda poi il Pnrr, tenuto conto che il è giudizio cristallizzato al 2025: accanto a interventi in linea con i cronoprogrammi, o già conclusi, “persistono  aree critiche che possono incidere sul raggiungimento degli obiettivi. La valutazione non  può quindi limitarsi alla spesa sostenuta, ma deve considerare la realizzazione effettiva  degli interventi, la qualità della rendicontazione, la tempestività delle procedure e la  coerenza dei risultati conseguiti rispetto agli obiettivi sostanziali del Piano”.  

Risultano positivi “gli avanzamenti registrati nei settori della digitalizzazione, dell’innovazione, dell’edilizia residenziale pubblica, del trasporto pubblico e ferroviario, del rischio idrogeologico, del sistema duale, della facilitazione digitale e del progetto ‘1000  Esperti’. In tali ambiti si registrano progressi coerenti con la programmazione e, in alcuni  casi, il conseguimento degli obiettivi previsti”.  

Permangono tuttavia “disallineamenti tra avanzamento fisico degli interventi e avanzamento  finanziario. In diversi casi, attività concluse o in fase avanzata non trovano ancora  corrispondenza in pagamenti, rendicontazioni o rimborsi completati”. Filippo Tronca