MONTEREALE – “Uniti: oggi questa parola dovrebbe assumere un nuovo significato per tutti noi. Non possiamo più essere consumati da diversità insignificanti. Combattiamo per il nostro diritto di far vivere e di far esistere il nostro territorio. E se dovessimo vincere, non dovrà essere ricordato solo come una festa paesana, ma come il giorno in cui noi tutti, con una sola voce, abbiamo dichiarato: non ce ne andremo in silenzio, nella notte”.
Queste parole declamate in pubblico, un pensiero notturno diventato un vero e proprio manifesto di riscatto post-terremoto, hanno costituito uno dei momenti più intensi della “giornata del ritorno” di Aringo, una delle 30 frazioni di Montereale (L’Aquila), dove buona parte delle abitazioni, se anche non crollate, sono state danneggiate gravemente dal terremoto dell’agosto 2016, che ha devastato la vicina Amatrice, e poi ancora quelli di ottobre e gennaio.
Scosse che si sono scatenate quando, ancora a fatica questi centri si stavano riprendendo dal sisma del 2009, con tanti, troppi cantieri della ricostruzione bloccati da 8 anni negli infernali labirinti della burocrazia.
A tornare per la speciale giornata sono stati oltre 200 cittadini, in buona parte da Roma. Semplicemente per fare un grande pranzo insieme, riabbracciarsi, promettersi reciprocamente che il loro paese non sarà abbandonato.
Paesani a tutti gli effetti, che prima dello sconvolgimento inferto dalle scosse tornavano nelle case di famiglia nei fine settimana, nelle feste comandate, nel periodo estivo. Tante persone, senza la cui presenza, seppure non formalizzata da residenza anagrafica, difficilmente può sopravvivere un bar, un macellaio, un negozio di alimentari.
Attività che hanno chiuso i battenti, anche perché l’interminabile sciame sismico ha fatto tremare la terra decine di migliaia di volte, da quel maledetto 24 agosto. E nemmeno i turisti, comprensibilmente spaventati, si vedono più.
Tra gli abitanti di Aringo, ospite d’onore anche Giuseppe Notaro, notaio in pensione, scrittore e saggista, che è venuto da Montevarchi in Toscana su queste montagne a portare solidarietà nella forma di una donazione in denaro della Fondazione Giovanna Notaro onlus di cui è presidente.
“Giornate come queste sono di vitale importanza, è l’unico modo per restare uniti, per evitare la diaspora, e ne faremo altre per tutte le altre frazioni – spiega ad AbruzzoWeb Andrea Scarpellini, presidente dell’Aringo club – Da metà gennaio il paese è deserto, del resto quasi tutte le abitazioni sono inagibili”.
Una cosa è certa: i tempi necessariamente lungi della ricostruzione rischiano di diventare fatali. Si rischia di ricostruire un paese oramai vuoto, di spendere milioni di euro per un inutile esercizio di stile architettonico.
Gli antichi abitanti, nel frattempo avranno spostato altrove e definitivamente la loro residenza effettiva, la loro quotidianità degli affetti e del lavoro.
“È questo il vero problema da affrontare, per noi dieci anni possono essere troppi – ammette – Ed è per questo che stiamo chiedendo di poter modificare le norme urbanistiche, per avere la possibilità di poter collocare, a fianco alle case inagibili, piccole abitazioni in legno, per consentire a tutte queste persone di poter tornare spesso. Moduli rigorosamente removibili, e che andranno smantellati non appena sarà ricostruita la vera abitazione”.
Anche a Montereale, in questo momento dal tessuto sociale così fragile, si teme l’oblio, da parte del governo, dei media, e dei cittadini italiani. Ecco perché la solidarietà offerta dalla Fondazione Giovanna Notaro è preziosa. Al di là della somma in denaro consegnata, rappresenta un gesto di vicinanza e comprensione.
“Sono venuto qui a condividere le loro ansie, le loro aspettative, ho ritenuto che fosse dovere dare una mano – spiega Giuseppe Notaro – Di questa gente ammiro lo spirito con cui affronta un enorme problema, quello della ricostruzione post-sismica, partendo dal non voler far scappare persone, trattenerle sul territorio”.






