L’AQUILA – “È l’ennesima dimostrazione del fatto che il problema non è relativo al singolo caso o alla ‘pecora nera’, ma a un sistema di clientele e favori ormai consolidato e accettato”.
Così il comitato cittadino 3e32 sull’inchiesta sulle spese pazze nella Regione Abruzzo per la quale sono indagati il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, quello del Consiglio, Nazario Pagano, e altre 23 persone tra consiglieri e assessori.
“Noi, che pecore non siamo – si legge ancora nella nota – lo abbiamo sempre denunciato, e per questo subiamo continuamente processi: per esempio, il 3 febbraio ci sarà la prima udienza per la manifestazione che organizzammo mentre Berlusconi, Chiodi e Cialente premiavano Bertolaso al Dicomac”.
“Anche per questo ci sembra vergognoso che si permetta di parlare Franco Gabrielli, che di quel sistema è stato uno dei primi responsabili”, hanno spiegato i rappresentanti del comitato i quali hanno ricordato di aver chiesto le dimissioni di Chiodi come commissario per la ricostruzione già dal settembre del 2009.
LA NOTA COMPLETA
Già nel settembre del 2011, durante lo sciopero generale indetto dalla Cgil, fummo l’unica voce a chiedere le dimissioni di Gianni Chiodi, allora anche vice commissario alla ricostruzione (in realtà era commissario, ndr). Andammo fin sotto casa sua a gridare: “Dall’Aquila con rabbia dimissioni!”.
Scrivevamo allora: “Non possiamo permetterci di assistere alla morte sociale del nostro territorio: la città non c’è, il lavoro non c’è, le case non ci sono, l’ospedale non c’è. Tutti gli sforzi sono concentrati a favore degli interessi delle cricche, nonchè a frenare una rinascita autentica e dal basso”. Lo pensiamo tuttora.
Oggi vogliamo ribadire con forza che deve sparire dalla vita politica e pubblica abruzzese. Tre assessori arrestati in cinque anni (si tratta di 2 arresti, ndr) e, ora, più di venti tra assessori e consiglieri indagati.
È l’ennesima dimostrazione del fatto che il problema non è relativo al singolo caso o alla “pecora nera”, ma a un sistema di clientele e favori ormai consolidato e accettato.
Noi, che pecore non siamo, lo abbiamo sempre denunciato, e per questo subiamo continuamente processi: per esempio, il 3 febbraio ci sarà la prima udienza per la manifestazione che organizzammo mentre Berlusconi, Chiodi e Cialente premiavano Bertolaso al Dicomac.
Anche per questo ci sembra vergognoso che si permetta di parlare Franco Gabrielli, che di quel sistema è stato uno dei primi responsabili.
Ma non è questo il punto. Abbiamo l’obbligo di dimettere Chiodi soprattutto per le politiche che in questi anni ha intrapreso: nessuna attenzione alla ricostruzione del cratere (con annesso dirottamento di fondi); smantellamento scientifico del sistema sanitario; ripianamento del bilancio con i soldi dell’assicurazione sul sisma; tagli alla cultura e al welfare; aumento colpevole della disoccupazione.
Come nel gennaio 2011 pensiamo sia l’ora che, anche in Abruzzo, si costruisca un movimento di opposizione sociale che scenda in strada e chieda – ieri come oggi – le dimissioni di Gianni Chiodi, finora troppo sicuro di restare al suo posto senza problemi. Dimettiamolo definitivamente, prima che si dimetta da solo, per lanciarsi in una nuova ipocrita campagna elettorale.
Basta giochi sulla nostra pelle.






