L’AQUILA – Polemiche a L’Aquila, e scontro politico intorno alla vicenda della richiesta del pagamento delle spese legali alle famiglie delle vittime del sisma: il Comune dell’Aquila, per il tramite dell’Avvocatura comunale, ha inviato una lettera contenente la richiesta del pagamento delle spese legali ai familiari di quanti sono deceduti nel crollo dell’edificio sito all’Aquila in Via Campo di Fossa 6 aprile 2009, in relazione a quanto statuito dalla sentenza resa dal Tribunale Civile dell’Aquila, giudice Monica Croci, in data 9 ottobre 2022, che ha assolto il Comune, rispetto all’accusa di gravi difetti progettuali e costruttivi che avevano innescato il crollo. Il tribunale ha così condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio sostenute dal Comune per difendersi.
La consigliera comunale di opposizione, Simona Giannangeli, capogruppo di L’Aquila coraggiosa, ha depositato intanto una interrogazione urgente, in cui si chiede di chiarire perchè “il Comune dell’Aquila ha chiesto l’adempimento di una parte della sentenza, laddove era nella facoltà di non farlo, in una città ove si continuano ad oltraggiare le vittime del terremoto”, e “se il Comune ha intenzione di insistere a portare avanti detta richiesta che appare assolutamente inopportuna ed irrispettosa nei confronti delle vittime e dei loro familiari, in una città che ha seppellito 309 persone che non possono continuare ad essere uccise”.
L’Avvocatura del Comune dell’Aquila a sua volta ha oggi diramato una nota in cui si spiega che si tratta di “un atto dovuto”, e che “ha indirizzato a quest’ultimo una lettera di cortesia invitandolo a contattare i suoi clienti per il pagamento del debito verso il Comune”. Si ribadisce però che “per evitare il danno erariale e le conseguenti responsabilità, ogni Ente Pubblico è obbligato a riscuotere i propri crediti”.
LA NOTA DELL’AVVOCATURA DEL COMUNE DELL’AQUILA
Si è trattato di un atto dovuto. Rincresce averlo dovuto fare, soprattutto per via della delicatezza della questione e della piena consapevolezza che la tragedia del sisma resterà una ferita sempre aperta soprattutto per le famiglie di coloro che quella notte del 6 aprile 2009 ci hanno lasciato, ma la pubblica amministrazione è obbligata a riscuotere i propri crediti; in caso contrario, il danno erariale è acclarato.
E, peraltro, l’avvocatura del Comune dell’Aquila ha inoltrato al difensore delle famiglie delle vittime unicamente una lettera di cortesia, rappresentando l’esistenza di tale credito, come tale liquidato nella sentenza del giudice.
Ci si permette di ripercorrere sinteticamente la dolorosa vicenda. 11 familiari delle vittime del crollo dell’edificio di via Campo di Fossa n. 6 avviarono nel 2015 quattro distinti giudizi contro il Comune dell’Aquila, i Ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti e gli eredi del costruttore dell’edificio, chiedendo risarcimenti per diversi milioni di euro.
Il Comune si costituì in tutti i giudizi documentando la propria totale estraneità rispetto ai gravi difetti progettuali e costruttivi che avevano innescato il crollo. Vennero richiamati anche gli esiti delle indagini, estremamente approfondite, che aveva svolto la Procura della Repubblica subito dopo il sisma, dalle quali erano emerse in maniera precisa ben individuate responsabilità, sia nella progettazione che nell’esecuzione dell’edificio, sia nei controlli di sicurezza riservati allo Stato.
Nonostante tali precisazioni e la dimostrazione della mancanza di ogni responsabilità da parte del Comune, gli attori portarono avanti le loro domande contro il Comune fino alla sentenza, pronunciata dal Tribunale il 10 ottobre scorso.
Con tale provvedimento, n. 676/2022, il Tribunale ha stabilito le responsabilità dei Ministeri e degli eredi del costruttore, che sono tenuti al pagamento dei risarcimenti e delle spese di giudizio in favore dei ricorrenti; il Tribunale ha altresì completamente assolto il Comune da qualsiasi responsabilità e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
La sentenza è esecutiva per legge; non avendo avuto nessun contatto con gli attori ed il loro difensore, come detto all’inizio, l’Avvocatura comunale ha indirizzato a quest’ultimo una lettera di cortesia invitandolo a contattare i suoi clienti per il pagamento del debito verso il Comune. Si ribadisce che, per evitare il danno erariale e le conseguenti responsabilità, ogni Ente Pubblico è obbligato a riscuotere i propri crediti.
L’INTERROGAZIONE DI GIANNANGELI
La stampa locale ha riportato oggi, lunedì 16 gennaio 2023, la notizia che il Comune dell’Aquila, per il tramite dell’Avvocatura comunale, ha inviato una lettera contenente la richiesta del pagamento delle spese legali ai familiari di quanti sono deceduti nel crollo dell’edificio sito all’Aquila in Via Campo di Fossa n. 6B il 6 aprile 2009, in relazione a quanto statuito dalla sentenza resa dal Tribunale Civile dell’Aquila, Giudice Dr.ssa Monica Croci, in data 9 ottobre 2022;
Detta sentenza, divenuta tristemente nota a livello nazionale come sentenza choc, ha attribuito il 30% della responsabilità a coloro che, la notte del 6 aprile 2009, erano rimasti a dormire nelle abitazioni del condominio di Via Campo di Fossa n. 6B, come nel passaggio di seguito riportato:
“E’ infatti fondata l’eccezione di concorso di colpa delle vittime ai sensi dell’art. 1227, I comma c.c., costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire – così privandosi della possibilità di allontanarsi immediatamente dall’edificio al verificarsi della scossa nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile, concorso che, tenuto conto dell’affidamento che i soggetti poi defunti potevano riporre nella capacità dell’edificio di resistere al sisma per essere lo stesso in cemento armato e rimasto in piedi nel corso dello sciame sismico da mesi in atto, può stimarsi in misura del 30% (art. 1127 | co. c.c.), con conseguente proporzionale riduzione del credito risarcitorio degli odierni attori. Ne deriva che la quota di responsabilità ascrivibile a ciascun Ministero è del 15% ciascuno e per il residuo 40% in capo agli Eredi del costruttore”.
-i familiari delle vittime avevano chiamato in causa anche il Comune dell’Aquila, il quale contestava la configurabilità di una propria responsabilità per il crollo, in ordine alla stabilità e idoneità costruttiva dell’edificio;
-il Comune, inoltre, asserendo che la responsabilità per il crollo dovesse imputarsi alla condotta del tecnico progettista ed autore dei calcoli dell’edificio, chiamava in causa gli eredi, nonché il proprio assicuratore, chiedendo il rigetto delle pretese attoree;
Si legge nella parte motiva della sentenza che il Tribunale Civile dell’Aquila
“respinge la domande attoree nei confronti di Comune di L’Aquila e per l’effetto condanna gli attori in solido alla rifusione delle spese di lite in favore di Comune di L’Aquila ed […] S.p.A., che liquida in euro 13.430 per compenso ed accessori di legge per ciascuna di dette parti;.. condanna il Comune di L’Aquila alla rifusione delle spese di lite in favore di Eredi […], che liquida in euro 13.430 per compenso ed accessori di legge…”
-il Comune dell’Aquila, quindi, da un lato, ha inviato la richiesta di pagamento delle spese legali ai familiari delle vittime, ritenendo evidentemente giusta la sentenza nella parte in cui condanna i familiari al pagamento delle spese di lite;
– dall’altro lato, il Comune ha proposto appello verso la stessa sentenza per la parte in cui lo condanna alla rifusione delle spese di lite in favore degli eredi, perché ritiene evidentemente ingiusta la sentenza in questa parte;
– da un punto di vista giuridico nulla vieta al Comune di non richiedere le somme, essendo la decisione assolutamente affidata ad una valutazione discrezionale dell’ente.
Alla luce di quanto esposto, ritenuto necessario e non rinviabile un chiarimento circa la vicenda rappresentata, interrogo il Sindaco e la Giunta nel modo seguente:
1) si chiarisca perchè il Comune dell’Aquila ha chiesto l’adempimento di una parte della sentenza, laddove era nella facoltà di non farlo, in una città ove si continuano ad oltraggiare le vittime del terremoto;
2) si chiarisca se il Comune ha intenzione di insistere a portare avanti detta richiesta che appare assolutamente inopportuna ed irrispettosa nei confronti delle vittime e dei loro familiari, in una città che ha seppellito 309 persone che non possono continuare ad essere uccise.




