L’AQUILA – “Elaborati progettuali che, contrariamente a quanto dichiarato, non sono frutto originale dell’opera dell’ingegno dei progettisti all’uopo incaricati”, ma sono riproposti con il copia e incolla da un appalto precedente.
Per questo motivo, l’impresa edile aquilana I Platani Srl, della famiglia Palmerini, chiede al Tar che venga annullata la propria esclusione dalla gara per l’aggiudicazione del lotto numero 3 del secondo stralcio della maxi opera pubblica di realizzazione dei nuovi sottoservizi della città dell’Aquila.
Il Tribunale amministrativo non ha concesso la sospensiva e, per il prossimo 12 ottobre, è fissata l’udienza di merito.
Di questa commessa da 80 milioni complessivi, divisi in due parti di pari valore, è in corso di realizzazione il primo stralcio per 13 chilometri di tunnel “intelligente” sotterraneo, che conterrà le reti idrica, elettrica, telefonica, fognaria e Internet. Attualmente il primo stralcio è costruito per un quarto, poco più di 3 chilometri.
Il ricorso della ditta I Platani è stato proposto contro la società idrica del territorio che ha fatto da stazione appaltante, la Gran Sasso Acqua Spa, e contro la ditta Costruzioni pubbliche Porcinari Srl di Montorio al Vomano (Teramo), aggiudicataria del terzo lotto, da 6,5 milioni, relativo alla zona del quarto storico di San Giorgio-Villa comunale, in raggruppamento di impresa (Rti) con l’aquilana Vittorini Emidio Srl.
Sotto l’occhio dell’avvocato Paolo Caroli sono finiti i documenti progettuali dell’associazione temporanea di progettisti Etatec Studio Paoletti Srl, Tps ingegneria e geologo Mariano Mariani, che hanno svolto gli elaborati per conto di Porcinari-Vittorini.
Elaborati all’interno dei quali, secondo il ricorso, “risultano trasposti elementi essenziali del progetto definitivo aggiudicatario del diverso appalto di ‘Ricostruzione delle infrastrutture nell’ambito del centro storico della città dell’Aquila – primo stralcio’, già aggiudicato dalla stessa Gran Sasso Acqua Spa e attualmente in corso di esecuzione”.
I tecnici dei Platani si sono accorti, infatti, che ci sono molte parti che sembrano proprio scopiazzate dalle carte presentate anni fa dall’associazione temporanea di impresa (Ati) costituita dalla ravennate Acmar e dalle aquilane Edilfrair e Taddei, che poi hanno costituito la società consortile Asse Centrale che sta realizzando il già citato primo stralcio, relativo a tutto il cuore del centro storico.
Il legale rileva come i progetti di allora e di oggi siano “coincidenti nell’impostazione generale, nelle varianti migliorative e nei particolari costruttivi. Addirittura – prosegue – vari stralci delle relazioni risultano totalmente identici, così come alcuni elaborati grafici, i quali contengono evidenti connotati di originalità, sono stati trasposti integralmente nell’offerta redatta dal Rti Porcinari-Vittorini”.
Al ricorso sono allegati entrambi i documenti progettuali, con la sottolineatura in rosa e azzurro delle parti copiate e incollate.
Tra le parti che coincidono con le stesse parole c’è un po’ di tutto, dalla parte preliminare sulla geologia, al sistema sperimentale per la telelettura dell’acqua con i “contatori” intelligenti, fino al sistema antiratto a ultrasuoni.
L’offerta migliorativa, viene contestato ancora, “non contiene alcun riferimento all’effettivo autore di tutti gli elementi trasposti, e anzi la testatina di tutti gli elaborati reca la seguente stampigliatura: ‘Questo documento è di proprietà dei progettisti. E’ proibita la riproduzione anche parziale e la cessione a terzi senza preventiva autorizzazione’”.
Per l’impresa dei Palmerini, “l’indebito utilizzo” del progetto del primo stralcio “impone certamente l’esclusione, stante la gravissima violazione” dell’Ati Porcinari-Vittorini, dato che “risulta evidentemente inficiata l’attendibilità del concorrente”: “vengono certamente meno i requisiti di moralità, correttezza e affidabilità”.
Prima di questa contestazione, il ricorso elenca altre due contestazioni: in primis, la “violazione della par condicio tra imprese”, perché “l’esclusione della ricorrente è stata disposta per la presunta carenza di un elemento che, in realtà, lo stesso progetto posto a base di gara prevedeva di configurare”.
Ma al tempo stesso, si accusa, la commissione aggiudicatrice “ha ammesso, e addirittura aggiudicato l’appalto, in favore del concorrente che ha omesso parti fondamentali della progettazione”.
L’ultima violazione contestata è la “falsa applicazione delle norme tecniche di attuazione e del quadro programmatico del Piano della tutela delle acque della Regione Abruzzo”.
Quello di Palmerini non è il primo ricorso che incombe sul secondo stralcio. Una prima istanza ai giudici amministrativi, presentata dopo la gara, riguarda il primo dei cinque lotti, quello ricompreso grossomodo nell’antico quarto di San Pietro.
In questo caso, oltre alla prima istanza di sospensione, già respinta, si attende il giudizio di merito del Tar e anche il responso del Consiglio di Stato sulla mancata concessione della sospensiva.
Aggiudicatarie dei lavori, al momento, per il primo lotto restano le ditte aquilane Armido Frezza Srl e Walter Frezza costruzioni Srl. Alberto Orsini
Il primo lotto (Quarto San Pietro, da 11,5 milioni) è stato aggiudicato alle aquilane Armido Frezza Srl e Walter Frezza costruzioni Srl.
Il secondo lotto (Quarto San Giovanni-San Marciano, da 9,5 milioni) è stato vinto dal raggruppamento temporaneo (Rti) delle imprese Cons Ccp di Forlì e la teramana Edilstrade Srl.
Il terzo lotto (Quarto San Giorgio-Villa Comunale, da 6,5 milioni) verrà realizzato dalla Porcinari Srl di Montorio e l’aquilana Vittorini Emidio Srl.
Il quarto lotto (asse viario via Strinella, da 3,5 milioni) sarà a cura della sola Angelo De Cesaris Srl di Francavilla al Mare (Chieti).
Infine, il quinto e ultimo (asse viario viale della Croce Rossa, da 4,7 milioni) lotto vedrà i lavori eseguiti dalla Framich di Valverde (Catania).
Il collegio di gara, presieduto dal direttore tecnico di Gsa, Aurelio Melaragni, è composto dal responsabile dell’Ufficio legale della società idrica, Giuseppe Bucchiarone, e dal direttore amministrativo, Raffaele Giannone.
Il giudizio tecnico sui lavori è stato affidato ad una commissione esterna, presieduta sempre da Melaragni, e composta dagli ingegneri Giuseppe Liberotti e Maurizio Leopardi.






