L’AQUILA – “Credo ci sia stata un’evidente forzatura” nella concessione di 740 mila euro di riserve, ovvero pagamento di spese impreviste, alle società realizzatrici dei nuovi sottoservizi dell’Aquila.

Ad affermarlo, nel corso di un incontro con la stampa, il candidato sindaco dell’Aquila del centrodestra Pierluigi Biondi, che ha raccontato alcuni dettagli dell’operazione anticipata da AbruzzoWeb lo scorso 30 maggio.

Biondi non ha tirato in ballo direttamente il suo avversario, Americo Di Benedetto, che è tuttora presidente della società idrica Gran Sasso Acqua, stazione appaltante della maxi opera pubblica da 80 milioni di euro.

“Atti tutti a livello dirigenziale, non passano per il Consiglio d’amministrazione”, ha detto in relazione alla posizione di Adb.

“Non sono riuscito a sapere né perché nello stesso giorno il direttore dei lavori Alessandra Marono abbia bocciato le riserve mentre il rup Aurelio Melaragni le abbia ritenute ammissibili, né perché non si sia aspettato di vedere configurata la riserva numero 8″.

Inoltre, Biondi ha evidenziato che “la cosa bella di tutta questa vicenda è che si fa riferimento al decreto legge 163 sulle riserve, ma nel frattempo è stato abrogato perché è entrato in vigore il nuovo codice degli appalti”.

“Una cosa singolare e così grossa a ridosso delle elezioni è stata chiusa in tempi così rapidi – ha concluso Biondi – Avrei voluto vedere se si fosse trattato di un povero Cristo”.