L’AQUILA – Che fine fa un palloncino quando sfugge dalle nostre mani e si innalza nel cielo?

Due giovani ragazzi di Montereale (L’Aquila), Dario Pupi e Domenico Sebastiani, hanno deciso di rispondere a questa domanda senza inventare storie fantasiose ma documentando il viaggio di un palloncino nello spazio.

Con oggetti riciclati e tecnologie a basso costo hanno fatto volare a oltre 30 mila metri da terra un pallone aerostatico dotato di una videocamera che ha catturato immagini mozzafiato.

“L’idea del lancio di un pallone nella stratosfera è nata a ottobre dopo aver visto l’impresa di Felix Baumgartner – racconta Sebastiani ad AbruzzoWeb – Con il mio amico Dario ci siamo detti: perché non provare a fare qualcosa di simile? da lì abbiamo iniziato a studiare il nostro esperimento”.

Potrebbe sembrare una favola, ma la cosa è accaduta davvero. A dimostrarlo è un filmato di circa 2 ore che racconta il viaggio straordinario di un pallone in giro per la stratosfera.

Con molta fantasia e qualche accortezza tecnica, la “squadra” ha arricchito il pallone di un paracadute ricavato da un vecchio ombrello rotto, di una capsula costruita con polistirene che ha fatto da fusoliera, un riflettore radar costruito con semplice cartoncino e carta stagnola, il tutto per contenere e proteggere la strumentazione elettronica dalle temperature sottozero.

“Preparata tutta la parte tecnica – ricorda invece Pupi – siamo passati a quella ‘burocratica’. Infatti per poter effettuare il lancio è stato necessario richiedere il permesso all’Enac (Ente nazionale aviazione civile) che ha dato parere positivo per un lancio da effettuare tra 21 e il 28 febbraio 2013”.

“Dopo esserci accertati tramite un particolare software delle direzioni dei venti favorevoli – prosegue – la mattina del 26 alle 9.45, nei pressi di Montereale il pallone sonda con tutta la strumentazione è stato riempito della giusta quantità di elio e quindi lanciato nella stratosfera”.

Dopo 60 minuti, il pallone era già a più di 20 mila metri di altezza, a una temperatura di – 62 gradi centigradi, con l’occhio della telecamera intento a riprendere la curvatura della Terra e l’oscurità dell’atmosfera superiore. Poi lo scoppio del pallone, a circa 30 mila metri.

La capsula contenente la videocamera e il localizzatore Gps è cominciata a precipitare verso terra, a rendere un po’ più soft la fase di discesa è stato il piccolo paracadute agganciato, che ha consentito un atterraggio a 90 chilometri a Nord-Est dal punto di lancio, nei pressi di Controguerra (Teramo), dove è stata recuperata integra tutta la strumentazione, intorno alle ore 17.

“La nostra soddisfazione è stata grandissima nel constatare che tutto aveva funzionato perfettamente e che la videocamera aveva catturato immagini bellissime della costa adriatica e parte dell’Appennino Centrale”, spiega ancora Domenico.

“Che dire, è stata un’esperienza che difficilmente dimenticheremo anche per il fatto che in Italia non siamo in molti ad aver fatto un esperimento del genere – conclude – per il futuro prevediamo un ulteriore lancio con una strumentazione migliore”.