L’AQUILA  – Il sostituto procuratore della Repubblica dell’Aquila Simonetta Ciccarelli ha chiesto il rinvio a giudizio per il ricatto messo in atto ai danni del sacerdote don Luigi Abid Sid da parte di un giovane studente israeliano, il 28enne Mehrez Amara, finito ai domiciliari e attualmente in libertà ma con il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dal sacerdote, dopo alcuni sms “a luci rosse” inviati dal religioso al giovane.

Per quest’ultimo si ipotizza il reato di estorsione: l’israreliano è accusato di aver minacciato il sacerdote “nel prospettare la divulgazione, anche a mezzo stampa, di messaggi e fotografie dal contenuto sessuale scambiati via telefono con lo stesso”, e di averlo costretto a consegnargli somme di denaro per un totale di 7 mila euro, oltre altri 4 mila da consegnare “a un giornalista” e 6 mila euro “a terzi a conoscenza dello scambio di corrispondenza di contenuto erotico”.

Assistito dagli avvocati Ernesto e Massimiliano Venta, Amara dovrà affrontare l’udienza preliminare nel prossimo autunno.

Secondo quanto reso noto nell’inchiesta, gli sms del prete erano molto sboccati, con frasi come “Ma tu quanto ce l’hai lungo?” oppure “In questo momento ce l’hai duro?”.

L’arresto del ragazzo è avvenuto in flagrante grazie al tranello dei poliziotti della squadra Mobile, alla quale si era rivolto lo stesso sacerdote, stufo delle continue richieste di denaro.

Dopo essersi assunto la paternità degli sms, il sacerdote aveva partecipato alla “trappola” architettata dagli agenti che hanno fermato il giovane in flagranza di reato dopo aver appena intascato l’ennesima “mazzetta”.

I due si sono conosciuti nel marzo 2014. Verso la fine di giugno è scattato il ricatto, quando il ragazzo ha detto al parroco che alcuni suoi amici avevano letto quei messaggini tra loro e li avrebbero divulgati se lui non avesse pagato.

Successivamente all’indagine, la Curia ha reso noto che il sacerdote ha rassegnato le dimissioni dall’ufficio di parroco della Parrocchia di San Raniero in Civita di Bagno (L’Aquila), così come da qualunque altro ufficio ecclesiastico (tra cui il rettorato del santuario di San Pietro della Jenca) “aderendo all’autorevole invito, che, con paterna determinazione, gli ha rivolto l’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Petrocchi in una recente lettera”.