L’AQUILA – La maggioranza giallo-rossa di Movimento 5 stelle e Partito democratico, non è riuscita a chiudere l’accordo su viceministri e sottosegretari. Il consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio è durato appena 15 minuti. Ma il premier, Giuseppe Conte, vuole accelerare: chiede di chiudere entro domani. E si parla di altri incontri in serata per sciogliere gli ultimi nodi. Ma l’impressione è che i tempi saranno più lunghi, visto lo scontro intorno alle 43 ambitissime poltrone, tra i due neo-alleati. Gira voce che le candidature pentastellate siano oltre 200. Mentre il Pd ha una lista con 120 pretendenti.

Tra questi due abruzzesi in pole position, in quota Partito democratico: il consgliere regionale di opposizione, ex candidato presidente di Regione, Giovanni Legnini e l’ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ora senatore.

In vantaggio è dato però Legnini, ex vicepresidente del Csm, e ancor prima sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo Letta,  e sottosegretario di Stato del ministero dell’Economia e delle Finanze nel governo Renzi. Il suo nome si rincorre per la delega alla Giustizia, dicastero in cui è stato confermato il Cinque Stelle Bonafede, ma anche per l’Editoria, dove è stato messo da parte, con un niet del Pd, Vito Crimi.

Buone carte se le gioca anche D’Alfonso, ma su cui grava la “fatwa” di Sara Marcozzi, capogruppo M5s in consiglio regionale, molto vicina al leader e ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che da anni lancia strali contro l’ex presidente, e continua a farlo ora per sbarrargli la strada anche al governo. “Mi auguro, per il bene dell’Italia e del nostro Abruzzo, che Luciano D’Alfonso non venga nominato sottosegretario ad alcunché”, ha detto con estrema chiarezza.

Dietro non si sono ancora arresi l’ex vice presidente della giunta regionale e già sottosegretario, Giovanni Lolli, e l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Sul fronte penstastellato resistono Gianluca Vacca, sottosegretario Mibac uscente, e il deputato Antonio Zennaro.