L’AQUILA – Un ingegnere aquilano, Mario Corridore, dipendente del Comune dell’Aquila con ruoli direttivi, che nelle vesti di amministratore del condominio interessato dalla ricostruzione post-sisma, anche grazie a queste pubbliche funzioni, avrebbe pilotato l’assegnazione dei lavori edili per un importo complessivo di circa 9 milioni di euro all’impresa trevigiana dell’imprenditore Gianni Tasca, insieme alla nomina della figlia, Ilaria Corridore, al ruolo di progettista e direttore dei lavori.
È il responsabile dell’ufficio Sviluppo aeroportuale del Comune, la figura centrale di una nuova inchiesta sulla ricostruzione privata coordinata dalla procura della Repubblica dell’Aquila, scattata a oltre 7 anni dal sisma.
L’operazione ha portato le Fiamme Gialle al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente della somma di 264 mila euro.
Tre sono gli indagati oltre a Corridore: appunto la figlia Ilaria, che è pure ingegnere, e il rappresentante legale dell’impresa che ha avuto l’affidamento diretto della corpulenta commessa, Aldo Tasca.
Bocca cucita per l’avvocato difensore di Corridore, Francesco Camerini, che ha liquidato i cronisti di questo giornale con un secco no comment.
Secondo quanto si è appreso, l’inchiesta sarebbe nata dagli sviluppi di una precedente che vede ancora Corridore imputato assieme ad altri quattro per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità ideologica in atto pubblico.
In particolare, la Guardia di finanza si sarebbe mossa sulla scorta di intercettazioni di quell’indagine per approfondire alcune vicende e formulare nuove accuse che ora andranno verificate.
Il sequestro effettuato dai finanzieri della Compagnia del capoluogo, guidata dal capitano Domenico Savio Spera, c’è stato nei confronti di due dei tre indagati: le ipotesi di reato contestate dal pm David Mancini sono di truffa ai danni dello Stato e corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio.
“L’operazione di servizio appena conclusa testimonia la particolare attenzione riservata dalla Guardia di Finanza nel contrasto alle truffe ed agli sprechi di denaro pubblico e nella lotta all’illegalità nella pubblica amministrazione, che, alterando le regole della sana competizione tra imprese, danneggia gli operatori onesti facendo lievitare il costo dei servizi”, si legge in una nota delle Fiamme Gialle.
L’ingegnere dipendente del Comune in questa vicenda giudiziaria ha agito come amministratore di condominio, carica dalla quale si era dimesso, figura considerata incaricato di pubblico servizio perché gestisce fondi pubblici della ricostruzione privata, figure che al di là delle responsabilità formali nelle assemblee di condominio, hanno un ruolo fondamentale nelle decisioni, anche nell’assegnazioni diretta delle commesse, molte vole milionarie.
In questa occasione, attraverso l’acquisizione di una voluminosa documentazione, l’analisi in forma forense di documenti informatici nella disponibilità degli indagati e con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, è stato possibile da parte dei finanzieri ricostruire gli illeciti interessi dei soggetti sottoposti ad indagine.
Come spiega una nota delle Fiamme Gialle, è chiaramente emerso “come il pubblico funzionario, in totale spregio dei propri obblighi e doveri ed al solo fine di perseguire interessi personali e familiari, abbia posto in essere una serie di illeciti comportamenti che gli hanno consentito di ottenere indebiti vantaggi patrimoniali”.
Vantaggi quantificati 214 mila euro circa, corrispondenti ai compensi professionali percepiti dalla figlia, neolaureata e senza alcuna esperienza professionale, in seguito alla sua nomina a progettista e direttore dei lavori, ottenuta mediante la promessa che lo stesso funzionario pubblico, approfittando del proprio ruolo all’interno dell’Ente locale, avrebbe agevolato l’iter burocratico della pratica di finanziamento; e in circa 50 mila euro, corrispondenti ad un forte sconto “extracontratto” concesso dalla ditta aggiudicataria dei lavori, quale contropartita per l’assegnazione dell’appalto, in ordine all’edificazione di alcune villette a schiera nella frazione aquilana di Pianola, di proprietà di una società immobiliare riconducibile alla figlia del pubblico dipendente.





