L’AQUILA – Dichiara di aver riavviato la sua attività produttiva bloccata dal terremoto del 6 aprile 2009 due anni prima della data reale, così da poter ricevere oltre 2 miliondi euro di fondi per le imprese del “cratere”, ma viene scoperto.
Per questo motivo la Guardia di finanza del capoluogo ha denunciato per truffa ai danni dello Stato un imprenditore aquilano, Olivio Piccinini, 63 anni, e un tecnico pescarese, Beniamino Franchi, 60, autore di una perizia compiacente, e ha sequestrato un immobile commerciale.
Si tratta del capannone che ospita l’azienda in franchising “Pittarello”, specializzata nella vendita al dettaglio di calzature. L’esercizio, che prosegue la sua normale attività, è assolutamente estraneo ai fatti, che si riferiscono alle sole mura dello stabile.
In esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Marco Billi su richiesta della procura della Repubblica, i finanzieri del nucleo di polizia Tributaria del capoluogo hanno posto sotto sequestro la struttura, che si trova a Bazzano sulla strada statale 17.
Il provvedimento arriva a conclusione di indagini della Guardia di finanza, coordinate dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dal pubblico ministero Stefano Gallo, che hanno rivelato una truffa per conseguire indebitamente fondi comunitari destinati al ripristino delle attività produttive nella zona del “cratere” sismico.
I fondi indebitamente conseguiti ammontano a quasi 2,3 milioni di euro.
Imprenditore proprietario, attraverso una sua impresa, dell’immobile sequestrato, Piccinini deve rispondere di truffa ai danni dello Stato. Insieme a lui, risponde di concorso nel medesimo reato Franchi, accusato di aver redatto una perizia rivelatasi infedele.
Il provvedimento ablativo, è nella forma tecnicamente definita “per equivalente”, cioè fino a concorrenza del danno procurato ed è finalizzato alla confisca.
Per accedere ai contributi, l’imprenditore aveva falsamente attestato alla Regione Abruzzo di aver fatto ripartire l’impresa entro il termine previsto dalla normativa e cioè il 31 dicembre 2010.
In realtà la documentazione che avrebbe dovuto attestare questo adempimento, necessario per conseguire il saldo dei finanziamenti pubblici accordati, non era riferibile all’attività d’impresa per la quale esso era stato richiesto, ovvero la locazione di immobili commerciali.
Tale attività, in effetti, secondo le indagini non è stata riattivata nei termini previsti, bensì oltre 2 anni dopo quanto attestato dall’indagato.
Questi, per ingannare l’ente erogatore, aveva presentato documenti fiscali riferibili a un’altra sua attività.
Piccinini possiede infatti un’azienda di distribuzione di prodotti di zootecnia, giardinaggio, articoli per la cura di animali domestici, stufe, sistemi di irrigazione e molto altro.
Inoltre, per dimostrare di aver ripristinato e incrementato i propri livelli occupazionali, ulteriore requisito richiesto dal bando, ha utilizzato l’espediente di indicare alla Regione l’assunzione di un lavoratore.
Anche in questo caso, l’indicazione riguardava una diversa attività rispetto a quella per la quale erano stati concessi i fondi comunitari.





