L’AQUILA – “Una sentenza, quella della Corte d’appello che ha respinto i ricorsi delle parti civili dei parenti di sette studenti vittime del terremoto 2009, che ci disorienta e sconcerta, riaprendo dolorose ferite e aggiungendo dolore al dolore per chi la notte del 6 aprile 2009 ha perso i propri cari”.
Inizia così la nota del Pd L’Aquila a firma del segretario Nello Avellani e del responsabile “politiche sociali e rapporti con le associazioni”, Alessandro Tettamanti, sulla recente sentenza della Corte di Appello.
“In pratica – spiegano – i giudici della Corte d’Appello attribuiscono un ‘comportamento incauto’ ai ragazzi rimasti la notta tra il 5 e il 6 aprile nelle loro abitazioni, come se in quei giorni avessero avuto degli elementi per poter valutare il rischio e quindi prevedere l’alta possibilità di un terremoto. Nessun autorità scientifica o politica invece, diede al tempo elementi che spingessero la popolazione ad uscire di casa”.
“Non vi fu infatti nessuna ordinanza in tal senso, né tantomeno furono messe a disposizione della cittadinanza possibilità materiali alternative alle proprie abitazioni. Non era necessario dunque aver ricevuto il messaggio prassicurazionista’ dell’allora vice Capo della Protezione Civile De Bernardinis – che nel giorno della Commissione grandi rischi a cui partecipò il 30 marzo 2009 escludeva la possibilità di un terremoto – per decidere di restare a casa. Affinché le abitazioni fossero evacuate sarebbe stato necessario, da parte delle autorità, dare attivamente un allarme, che però non diedero affatto. Per questo la stragrande maggioranza delle persone quella notte non hanno, legittimamente, quanto tragicamente, adottato comportamenti diversi da quelli usuali”.
“Riteniamo dunque – aggiungono – non si possa attribuire in alcun modo una ‘condotta incauta’ ai cittadini e le cittadine, tantomeno ai giovani studenti fuori sede oggetto della sentenza in questione. Sembra altresì che la sentenza che ha condannato la Commissione Grandi Rischi nelle persona di De Bernardinis, venga utilizzata ora erroneamente per affermare che, se non si fu da lui rassicurati, allora si sarebbe dovuto provvedere a mettersi in salvo”.
“Un assunto inaccettabile, la verità è un’altra: anche senza che si dimostri il cosiddetto nesso causale della rassicurazione, non può esserci mai una ‘condotta incauta’. Le vittime non hanno colpe. Per questo siamo sempre stati e saremo sempre al fianco dei parenti delle vittime nel chiedere il risarcimento dei danni”, concludono.






