L’AQUILA – “Se un Paese funzionasse, come pure la politica che esprime, ci sarebbe attenzione sulla qualità del lavoro svolto e Legnini non dovrebbe avere alcun problema ad essere riconfermato”.

Nel giorno in cui è scaduto il mandato da commissario straordinario ricostruzione sisma 2016 di Giovanni Legnini, un appello per la sua permanenza arriva anche, come scontato che fosse, da Americo Di Benedetto, consigliere regionale eletto proprio con la lista “Legnini presidente”, a sostegno dell’allora candidato alle regionali del 2019 per la coalizione del centrosinistra.

Non certo l’ultimo appello al governo di centrodestra di Giorgia Meloni, volto ad ottenere la riconferma di Legnini: dopo quello dei comitati e associazioni del cratere 2016 di Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria,  solo pochi giorni fa è arrivato quella del sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, in rappresentanza della Cabina di coordinamento Anci Sisma 2016 e di tutti i sindaci del cratere, che ha scritto Meloni e per conoscenza al ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci.

Giovanni Legnini, in scadenza a fine anno, potrebbe anche restare alle guida della struttura commissariale della ricostruzione 2016 per l’intero 2023, certa è la proroga per altri 45 giorni, prima di passare eventualmente le consegne.  Poi potrebbe essere vittima anche lui della micidiale legge non scritta dello spoils system, lasciando il suo posto, a prescindere da curriculum, meriti e risultati ottenuti sul campo, ad un uomo di centrodestra, in questo caso, in molti assicurano, Guido Castelli, neosenatore di Fratelli d’Italia, ed ex sindaco di Ascoli Piceno, ex assessore regionale e avvocato cassazionista. Non è detto come commissario, ma come sottosegretario con delega specifica, e con smantellamento della stessa struttura commissariale, trasferendo la gestione del processo di ricostruzione alle quattro Regioni del cratere, sul modello del post sisma del 1997 in Umbria e Marche. Alle domande dei cronisti sulla riconferma del commissario straordinario, Musumeci, a margine di un convegno a L’Aquila se l’è cavata rispondendo, “non è tema di questa sera”.

“Legnini ha dimostrato una grande capacità di stare dentro le dinamiche amministrative legislative – ha detto Di Benedetto -, e ha il merito di aver segnato un cambio di passo nel processo di ricostruzione, anche riguardo le procedure adottate nel 2009 rispetto a quelle del 2016. Una capacità certificata del resto con la nomina anche a commissario straordinario per la ricostruzione nei territori di Ischia dopo il sisma dell’agosto 2017, e da questo stesso governo a commissario straordinario per la Protezione Civile, dopo la tragica frana che ha colpito l’isola”.

Legnini per quanto stimato in ambienti del centrodestra,  è targato chiaramente centrosinistra, questo è certo: nato a Roccamontepiano nel 1959, avvocato, dal 2014 al 2018 è stato vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Ancor prima è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo di Enrico Letta dal 2013 al 2014, e sottosegretario di Stato del Ministero dell’economia e delle finanze nel governo di Matteo Renzi nel 2014. Si è poi candidato alle elezioni del febbraio 2019 a presidente della Regione Abruzzo, per il centrosinistra, perdendo, ma con onore, contro il centrodestra di Marco Marsilio. Si è dunque dimesso dopo pochi mesi da consigliere regionale ed è andato a fare il commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, nomina con decreto del   14 febbraio del 2020 dal secondo governo di Giuseppe Conte, appoggiato da Movimento 5 stelle e centrosinistra, con scadenza, già scoccata al 31 dicembre 2022.

“Non so che valutazione farà l’attuale governo, che interlocuzioni ci siano in corso. Il mio auspicio è che Legnini rimanga davvero al suo posto. Nel cratere 2016 è stato fatto tanto, ma resta ancora molto da fare, e sarebbe bene garantire continuità amministrativa”, chiosa Di Benedetto.