ANCONA – “Sono e sarò il primo tifoso della ricostruzione per i prossimi anni, bisogna allontanare le polemiche di ogni sorta perché è legittimo che il governo faccia le sue scelte ed è legittimo che chi è preoccupato per il futuro e non condivide delle scelte lo faccia sapere, purché si mantenga sempre nel perimetro della necessità di garantire un futuro a questi territori”.
Così il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, l’abruzzese Giovanni Legnini, ha idealmente passato le consegne al suo successore, il senatore Guido Castelli di Fratelli d’Italia, presente oggi alla presentazione del Rapporto di fine mandato.
“I risultati registrati in questi tre anni sono maturati in un contesto congiunturale particolarmente difficile”, ha detto Legnini, che resta commissario per l’emergenza post alluvione a Ischia, e ha ricordato come il lavoro sia stato “caratterizzato prima dalle varie emergenze sanitarie della pandemia da covid, che hanno comportato la sospensione delle attività nei cantieri per molti mesi, poi dalle difficili dinamiche del mercato dell’edilizia innescate dalle detrazioni del 110% sulle ristrutturazioni, poi dal fortissimo incremento dei prezzi di molti materiali indispensabili per l’edilizia, infine dall’aumento dei prezzi dell’energia e di altre materie prime a seguito della guerra in Ucraina”.
Il commissario, nel commentare i numeri della ricostruzione ha sottolineato alcuni “insegnamenti” tratti dal lavoro svolto, “innanzitutto – ha detto – la necessità di avere sempre un quadro di regole chiare, semplici e complete, con attribuzioni di responsabilità precise per ognuno degli attori della ricostruzione”.
Ricordando così la “mamma” di tutte le ordinanze, la 100 e il Testo unico per la ricostruzione privata approvato di recente, “che hanno permesso una forte semplificazione amministrativa, imprimendo alla ricostruzione un’importante accelerazione”.
“Al senatore Castelli – ha aggiunto Legnini – faccio i miei migliori auguri e non sono rituali, c’è da coltivare l’interesse di chi soffre e attende da troppo tempo”. Il commissario uscente ha, inoltre ringraziato “tutti gli attori della ricostruzione”.
“Un futuro è possibile, si può essere fiduciosi”, ha concluso.
“Per garantire un futuro a questi territori – ha aggiunto Legnini – occorre investire sulla fiducia che ha bisogno di realizzazioni concrete”. Il commissario ha posto in particolare l’accento sul tema dello spopolamento, già in atto in molti comuni del cratere sismico da prima del terremoto: “Inutile ricostruire se poi i borghi si spopolano, se poi questo patrimonio edilizio rinnovato, più sicuro, più sostenibile, non viene utilizzato”.
Ha preso dunque la parola il neo commissario Castelli: “Il sistema operativo della ricostruzione va mantenuto e rafforzato se possibile. Tre cose si sono rese chiare nel tempo – ha spiegato Castelli -. La prima è che la ricostruzione è una realtà dinamica che va continuamente aggiornata, sottoposta a manutenzione e osservata perché quando sei convinto di aver raggiunto il risultato c’è qualcosa che rende magari vulnerabile quel risultato stesso. Adesso è importante arrivare agli stati finali dei processi”, ha sottolineato.
La seconda “è che la ricostruzione è una realtà di relazione, è il frutto concomitante dell’azione di tantissimi. La terza – ha aggiunto – è che la ricostruzione ha un senso nella misura in cui si mantenga il flusso vitale dei borghi che dovremo ricostruire”.
“Dobbiamo sempre più allontanare lo spettro della casa ricostruita, ma vuota – ha sottolineato il senatore -. Lo abbiamo fatto fino adesso e lo dovremo fare ancora di più, in tal senso ci aspettiamo molto dal Fondo Complementare Sisma e dovremo concentrarci sui borghi meno facili da raggiungere”.
“Dovremo lavorare per convincere il singolo nucleo famigliare a non mollare e a restare, lo spopolamento – ha detto ancora Castelli -, è un tema che non riguarda solo il cratere ed è un ulteriore elemento aggiunto della sfida che ci attende”. Parlando della ricostruzione dei territori più colpiti, il futuro commissario ha evidenziato come il terremoto del 2016 sia stata “una delle più grandi tragedie dell’Italia repubblicana”, e che il recupero di città e borghi “potrà essere un esempio nella misura in cui saremo in grado, non solo di ricostruire, ma di mantenere vive le aree interne che sono l’orgoglio di questa nazione e che rendono bello e funzionale l’Appennino centrale”.
Castelli, intervenendo sugli Uffici speciali e sugli addetti dei Comuni impegnati nelle pratiche della ricostruzione, ha sottolineato come “rappresentino un patrimonio fondamentale su cui dovremo concentrare attenzione circa la necessità di dare continuità e stabilità”.
“Un domani probabilmente saranno anche l’ossatura delle pubbliche amministrazioni del cratere che hanno bisogno di essere sostenute”, ha concluso Castelli, che non ha mancato di ringraziare tutti gli attori della ricostruzione ed evidenziare il lavoro svolto da Legnini.
IL REPORT DI FINE MANDATO
Sono quasi 28mila le richieste di contributo per la ricostruzione degli edifici privati danneggiati dal terremoto che devastò nel 2016 il Centro Italia, per un importo di 10 miliardi e 24 milioni di euro.
La stima complessiva dei danni prodotti dal sisma 2016 al patrimonio pubblico e privato del
Centro Italia colpito è pari a 26,5 miliardi di euro. Cifra destinata a lievitare a circa 28-29 miliardi di euro dato l’incremento elevato dei prezzi dei materiali edili registrato negli ultimi 12 mesi
Dal Rapporto – i cui dati si riferiscono al quadro al 31 dicembre 2022 – emerge anche che le richieste approvate dagli Uffici speciali sono pari a 15.737, con la concessione di contributi per 5 miliardi e 300 milioni. Mentre le somme erogate alle imprese, a fronte dello stato di avanzamento dei lavori autorizzati, hanno raggiunto i 2,4 miliardi di euro.
I cantieri conclusi, a fine anno, sono 8.318, cui corrispondono circa 20mila singole unità residenziali o produttive riconsegnate, quindi, a famiglie e imprese. Nel corso dell’ultimo anno le nuove domande di contributo presentate sono state 6.064, per un valore di 3,4 miliardi. Circa 2.500 di queste domande sono state inoltrate in forma semplificata dai cittadini che beneficiano del contributo di autonoma sistemazione (Cas) o dell’alloggio nelle soluzioni abitative di emergenza, e che dovranno essere completate entro il 15 marzo 2023.
I progetti approvati dagli Uffici regionali sono stati 3.581, con un contributo concesso di 1,6 miliardi di euro. Nel 2022 sono stati portati a termine i lavori in 2.365 cantieri, che hanno riguardato la ricostruzione o la riparazione di circa 5 mila unità immobiliari. Negli ultimi tre anni, da gennaio 2020 a dicembre 2022 – il tempo in cui è rimasto in carica il commissario Legnini – i progetti di ricostruzione e richieste di contributo presentati agli Uffici speciali della ricostruzione delle quattro regioni – Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria – sono stati 15.860, per un valore di circa 6 miliardi di euro.
I progetti approvati sono stati 11.474, per un importo di 4,3 miliardi. I pagamenti alle imprese sulla base dei lavori effettuati sono ammontati a 2,1 miliardi. I cantieri conclusi in questi tre anni sono oltre 6.300, per quasi 15 mila singole unità immobiliari riconsegnate a famiglie e imprese.
Sul fronte della ricostruzione pubblica si è passati dai circa 1.300 interventi finanziati con 1,8 miliardi dell’inizio del 2020, ai quasi 2.500 attuali, con un impegno di 3,6 miliardi di euro, in seguito all’ultimo ciclo di programmazione che ha interessato nuovi interventi di rigenerazione urbana connessi al danno da sisma per Lazio, Umbria ed Abruzzo, mentre il piano per le Marche, per circa 740 milioni di euro, è in corso di elaborazione da parte della Regione. A questi si aggiungono 1.251 chiese e edifici di culto finanziati con ulteriori 800 milioni.







