L’AQUILA – Non accennnano a placarsi in Siria gli scontri tra il regime di Bashar al-Assad e l’esercito libero dei ribelli d’opposizione. Una terra da sempre infuocata da conflitti drammatici, che in solI 17 mesi mostra un bilancio di oltre 21 mila persone uccise tra militari e civili.

Intanto, arriva proprio in queste ultime ore la preoccupazione e poi l’altolà del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per la presenza in Siria di armi chimiche di distruzione di massa, per lui non più ammissibili e avverte: “siamo in linea rossa”.

AbruzzoWeb ne ha parlato con l’ex assessore regionale Mimmo Srour, nato e cresciuto in Siria.

Cosa sta accadendo in Siria?

Penso che la storia drammatica della Siria non ha nulla a che fare con le riforme che vengono richieste. Queste sono solo un semplice pretesto. In realtà si stanno creando in questo momento storico nuovi assetti geostrategici mondiali. Sta finendo un’epoca iniziata col crollo del Muro di Berlino. La Siria si pone oggi in una posizione di rifiuto della politica israeliana. E poi non dimentichiamoci che è l’unico paese dove i cristiani hanno una voce. Molti dimenticano che il ministro della Difesa siriano era un cristiano.

Cosa ne pensa delle ultime dichiarazioni di Obama?

Le sue affermazioni non fanno altro che sostenere la politica dell’Islam più becero. È evidente che la sua minaccia resterà tale ma si tratta di un vero e proprio pretesto per imporre ancora una volta la politica Usa nel Medioriente. L’America sa di non poter intervenire militarmente, perché la Siria ha un esercito molto forte  e potente. E poi è sostenuta da paesi come la Russia e la Cina, che non permetterebbero nessuna intromissione statunitense. Obama ha paura di intervenire ma alza sempre il livello delle minacce.

Ma queste armi chimiche potrebbero rappresentare un pericolo?

Assolutamente no. Lo escludo, perché la Siria non userebbe mai le armi chimiche. Ma Obama si sta preparando per il dopo elezioni di novembre. Però nessuno crede che si potrà scatenare una guerra in questo momento. Se la Siria decidesse di chiudere i ponti con l’occidente è facile immaginare cosa accadrebbe se venisse chiuso lo stretto di Hormuz nel Golfo Persico, da cui passano circa il 60 per cento delle risorse petrolifere. Oggi gli occhi sono puntati sulla Siria, ma in Libano intanto è iniziata una guerra molto simile.

È vero che il vice presidente Qadri Jamil ha dichiarato che Assad sarebbe disposto a dimettersi?

So anche io di questa notizia che viene riportata da alcuni quotidiani. Non è affatto vero. Ancora una volta la disinformazione regna sovrana. Questa notizia è stata presa dalla televisione di Al Arabiya, che come sappiamo non è super partes ma difende le ragioni dei rivoltosi contro il regime siriano. In realtà l’esecutivo di Assad è molto aperto a qualsiasi tipo di dialogo e confronto, senza condizioni. Ma nessuno può imporre al governo di andare via, anche perché tutto il popolo siriano non vuole questo

Vuole dire che i media hanno una grave responsabilità?

Certamente. Mai una guerra è stata così mediatica, così come è accaduto per Gheddafi: hanno trasmesso la sua caduta prima che fosse morto.

Che ruolo ha svolto il nostro paese in questo scenario?

L’Italia poteva fare moltissimo e non l’ha fatto. C’è stata una grande illusione del popolo siriano verso l’Italia, che è il primo partner economico-commerciale europeo. Noi, lo dico come italiano, non siamo mai stati capaci di difendere i nostri interessi, ma abbiamo dovuto subire una politica filoamericana. Come Paese avremmo potuto mediare, svolgere una funzione diplomatica tra i diversi paesi con la Siria e abbiamo avuto tutti i requisiti per farlo, anche per migliorare le nostre relazioni con i popoli del Mediterraneo. Ma abbiamo dovuto obbedire a ordini superiori.

Qual è la sua preoccupazione per il futuro della Siria?

Io ho paura che insieme al regime sparisca un modello. Potrebbe diventare una guerra civile senza fine. I siriani stessi non accetteranno mai il cambio del modello attuale di governo. Jamil in realtà è stato molto chiaro perché ha ribadito la posizione di assoluta disponibilità al confronto. Lui dice: “sediamoci a un tavolo e cerchiamo di costruire una Siria moderna”. Io onestamente mi sento ottimista: sono convinto che si arriverà prima o poi ad un accordo, che porterà davvero qualcosa di buono e importante per la Siria.