TERAMO – Come andare a vedere una partita con un biglietto di tribuna e ritrovarsi costretti, dopo pochi minuti dall’inizio del match, a riparare in curva per le indecenti misure di sicurezza attuate dalle istituzioni preposte e dalla società di casa.

E come se non bastasse, alla fine della contesa rimanere nel settore senza sapere dove uscire dallo stadio per le incertezze delle forze dell’ordine e poi ritrovarsi fuori dallo stadio ad avere paura di essere riconosciuto dai tifosi di casa e, di conseguenza, rischiare l’aggressione.

Non è accaduto in un campetto minore, ma nello stadio di più recente costruzione in Abruzzo, a Teramo, dove oggi si è svolto il derby di andata della finale play off per l’accesso alla Prima Divisione della Lega Pro, tra il Teramo e L’Aquila, quindi una partitissima di Seconda Divisione, sulla quale erano concentrate le attenzioni anche di calciofili e addetti ai lavori fuori regione.

Ed è ancora più incredibile, al limite dell’anacronistico, se a essere costretto a lasciare la tribuna, insieme a un gruppo di dirigenti, è stato il presidente dell’Aquila Calcio, Corrado Chiodi, e un gruppo ristrettissimo di tifosi.

Per quale motivo? Gli aquilani sono stati fatti accomodare nel bel mezzo della tribuna, in assenza di un elemento che dividesse, e subito apostrofati con durissime offese.

Senza che a nessuno della società del Teramo fosse venuto in mente di prevedere o di sistemare dopo un cordone con steward, figure che le società obbligatoriamente devono ingaggiare per l’ordine pubblico sugli spalti.

A quel punto, alcuni aquilani hanno risposto alle offese e per non far degenerare lo scontro in una rissa, il gruppo, compreso il presidente Chiodi è stato invitato a sistemarsi nella curva dei tifosi aquilani.

Tutto questo senza che il presidente del Teramo, Luciano Campitelli, battesse ciglio, un comportamento d’altra parte coerente visto che a fine primo tempo e poi alla fine della partita è stato visto inveire contro i tifosi aquilani, salvo negare la circostanza davanti ai giornalisti.

A fine partita si è scoperto che gli steward, stando alle disposizione del Gruppo operativo di sicurezza, dovevano essere 25, a Teramo si sono viste soprattutto hostess.

Non vogliamo approfondire o addentrarci sulle responsabilità a livello di tifoserie, a tale proposito citiamo solo i cori “terremotati” e “sfollati” pronunciati dai teramani contro gli aquilani, una serie di auto di tifosi rossoblù danneggiate con sassi e bottiglie a fine partita, e sputi su alcuni dirigenti aquilani in attesa di defluire a fine partita: però non si può non sottolineare la sottovalutazione dell’evento da parte del questore di Teramo, Amalia Di Ruocco, e di tutte le altre istituzioni competenti, e anche della Lega Pro che è responsabile dell’organizzazione delle gare.

Ma il peggiore in campo in questa partita nella partita è il presidente Campitelli del quale abbiamo parlato prima e che, aggiungiamo, si è segnalato per signorilità e sportività.

Nell’organizzazione della partita di ritorno, tra sette giorni all’Aquila, bisogna dimenticare quanto accaduto oggi e fare le cose per bene perché certi episodi devastanti per l’immagine del calcio, non accadano più.

Dimenticavamo, il cronista ha assistito esterrefatto all’odissea, dopo essere stato invitato dalla società dell’Aquila Calcio.