L’AQUILA – “Se ci arriverà lo sfratto, insieme ai nostri figli ci accamperemo con le tende davanti la Prefettura”.
Sono pronte a mettere in atto proteste eclatanti le “mamme del progetto C.a.s.e.”, donne che quotidianamente vivono nel disagio economico e che si trovano a dover fare i conti lo sfratto in arrivo.
“Siamo disperate”, è la frase che Sabrina Catelli ripete più spesso. È assegnataria di un alloggio alla ‘new town’ di Cese di Preturo, anche lei nell’elenco dei primi 115 nuclei che dovranno lasciare le case antisismiche perché non possono pagare le mega bollette né il canone di compartecipazione. E non per protesta, ma mancanza di soldi.
Ad Abruzzoweb Sabrina, vedova disoccupata di 47 anni che vive con un figlio senza lavoro anche lui (l’altro abita con la compagna) racconta la disperazione di chi è stato costretto anche a richiedere l’aiuto di Croce Rossa e Caritas per andare avanti e che pensa, come provocazione, addirittura a prostituirsi per poter pagare una bolletta (“ma tanto avrei la concorrenza delle ragazze più giovani”, dice).
Domani, insieme agli altri “invisibili”, daranno vita a una protesta davanti la sede della Prefettura, in corso Federico II, alle 10.
“Invitiamo tutti a partecipare per dare voce ai nostri problemi”, dicono queste mamme coraggio, pronte a tutto per garantire un futuro ai loro figli, insieme a un po’ di serenità
“Mia figlia ha paura di dover cambiare di nuovo casa e io temo che possa essere un nuovo pesantissimo trauma per lei un eventuale sfratto”, spiega Barbara Catelli, inquilina al progetto C.a.s.e. di Bazzano, disoccupata separata e con una bimba di 9 anni.
La disperazione l’ha spinta anche a “convertirsi” a un’altra religione. “Mi sono rivolta ai Mormoni – spiega – ho finto di credere alle loro idee. Il tutto per farmi pagare una bolletta”.
A lei sono arrivati oltre 3.500 euro da pagare.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, qualche giorno fa ha inviato al prefetto del capoluogo, Francesco Alecci, i nomi dei primi 115 nuclei familiari aquilani morosi che abitano negli alloggi C.a.s.e. e Map e, secondo le intimazioni della Corte dei conti, dovevano essere sfrattati già da tempo.
Per questa ragione il sindaco è stato citato in giudizio da parte della procura della Corte dei conti assieme ad alcuni suoi assessori e dirigenti per un presunto danno erariale da 11 milioni di euro per la mancata cacciata dei morosi che abitano ma non pagano i canoni negli appartamenti antisismici.
Oggi il primo cittadino ha inviato una nuova lettera al prefetto comunicando che il Comune dell’Aquila non parteciperà alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica chiedendo al Governo “di accettare l’invito a presiedere il Comitato stesso, visto che in questo momento occorre evitare, a mio modesto avviso, ulteriori tensioni che solo chi non conosce a fondo la situazione aquilana può ignorare”.





