L’AQUILA – Servizi educativi per l’infanzia scadenti, disoccupazione femminile o complessità nel conciliare vita privata e impegni professionali, basso tasso di fecondità, il tutto in un contesto socio-economico spesso disagiato.

Secondo la fotografia scattata dal report annuale di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia”, l’Abruzzo è una delle regioni dove è più difficile essere mamme.

Il Mother’s Index 2019 analizza, attraverso tre diversi indicatori, lo stato di benessere e il rispetto dei diritti delle donne in Italia.

Il report identifica la condizione delle madri sulla base di 11 indicatori e rispetto a tre diverse aree: quella della cura, del lavoro e dei servizi, riassunti in un indice generale in cui la regione Abruzzo si piazza al 15esimo posto.

Diversi gli obiettivi del report: porre fine alla povertà in tutte le sue forme in tutto il mondo, implementare sistemi a livello nazionale adeguati di protezione sociale e misure per tutti ed entro il 2030 per raggiungere la sostanziale copertura del numero di persone povere e vulnerabili, garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti a tutte le età, nel 2030, garantire l’accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, anche per la pianificazione familiare, l’informazione e l’educazione, e l’integrazione di salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali, raggiungere la parità di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze.

Tra gli altri scopi dello studio quello di terminare tutte le forme di discriminazione nei confronti di tutte le donne e le ragazze in tutto il mondo, riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito attraverso la fornitura di servizi pubblici, le politiche infrastrutturali e di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno della famiglia e a livello nazionale, garantire al genere femminile piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità per la leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica, garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato in base al programma d’azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo e la Piattaforma d’azione di Pechino ei documenti finali delle conferenze di revisione e promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti.

Entro il 2030, Save The Children vorrebbe raggiungere la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, anche per i giovani e le persone con disabilità, e la parità di retribuzione per lavori di pari valore, proteggere i diritti del lavoro e promuovere un ambiente sicuro e protetto di lavoro per tutti i lavoratori, compresi i lavoratori migranti, in particolare donne migranti, e quelli in lavoro precario, ridurre le disuguaglianze all’interno e tra i paesi, assicurare pari opportunità e ridurre le disuguaglianze, eliminando leggi, le politiche e le pratiche discriminatorie e promuovere una legislazione appropriata, politiche e azioni in questo senso e, infine, adottare politiche, in particolare fiscale, salariale e politiche di protezione sociale, per raggiungere progressivamente una maggiore uguaglianza.

CURA

Ancora una volta l’Istituto evidenzia un calo delle nascite 449 mila nel 2018, meno 9 mila unità rispetto al 2017, circa 128 mila in meno rispetto al 2008.

Secondo i dati diffusi, inoltre, le donne italiane scelgono la maternità sempre più tardi, tanto che l’Italia è in cima alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto con una media di 31 anni, e devono sempre più spesso rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari (il 43,2% delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni risulta non occupata). Inoltre, diminuiscono le famiglie numerose (5,3%), mentre è più cospicua la percentuale di famiglie con un solo genitore: 10 per cento, in prevalenza madri.

L’indicatore “Cura” tiene conto, appunto, del tasso di fecondità delle mamme e l’Abruzzo in classifica è tra le ultime regioni d’Italia, avendo guadagnato il 19esimo posto.

LAVORO 

La seconda area riguarda il lavoro femminile.  Tra le donne con un figlio lavora part-time il 38,5%, tra quelle con due figli il 42,9% e tra quelle con tre o più figli il 43,7%. 

Le donne italiane lamentano poco sostegno per chi decide di mettere al mondo un figlio e una scarsa rete di servizi per la prima infanzia, che costringe buona parte del 40,9% di madri con almeno un figlio a scegliere un regime di part-time pur di continuare ad avere un’occupazione lavorativa. 

Pesa, inoltre, la disoccupazione delle madri: il tasso è tra i più alti in Europa e spesso i genitori denunciato una grande difficoltà nel conciliare vita privata e impegni professionali, complice anche la persistente crisi economica, evidenziando quindi la “necessità di un impegno politico più forte in questa parte del Paese finalizzato a colmare le diseguaglianze”, come si legge nello studio.

L’Abruzzo nella classifica del lavoro è fermo alla 14esima posizione.

SERVIZI

L’ultimo indice mostra sempre valori molto bassi soprattutto per le regioni del Mezzogiorno, dove si registra un ulteriore progressivo peggioramento in particolare rispetto all’offerta di servizi all’infanzia.

L’ultima area, quella che riguarda i servizi, 

In quest’area viene esaminata l’offerta territoriale delle regioni rispetto ai principali servizi educativi per l’infanzia, la percentuale di bambini che frequentano gli asili e i posti a disposizione nei “nidi”.

Ancora una volta, l’Abruzzo si attesta tra le regioni peggiori, con il 14esimo posto nella classifica.

GARANTIRE IL SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ IN 3 MOSSE 

AIUTARE SUBITO LE MAMME PIU’ IN DIFFICOLTA’ 

È indispensabile assicurare particolare attenzione al percorso nascita, rafforzando i servizi di ascolto e di accompagnamento. I consultori familiari dovrebbero essere rafforzati garantendo la presenza di figure professionali adeguate a supportare le differenti necessità legate alle nuove evoluzioni familiari, in modo che possano tornare ad essere un punto di riferimento territoriale a sostegno di tutti i nuclei familiari ed in grado di sviluppare un approccio di individuazione precoce delle fragilità, definendo appositi indicatori a cui porre attenzione (come la solitudine, la mancata integrazione culturale, la precarietà abitativa e la povertà), promuovendo lo sviluppo dei servizi di home visiting pubblici e garantendo un raccordo territoriale tra tutti i servizi disponibili sul territorio nei casi di fragilità accertata. In particolare per i nuclei familiari più in difficoltà, occorre assicurare un legame tra le misure a sostegno della genitorialità e quelle previste nei percorsi personalizzati dei beneficiari delle misure di contrasto della povertà erogate a livello nazionale e locale. 

VALORIZZARE LE MIGLIORI ESPERIENZE DEL MONDO DEL LAVORO 

È necessario – si legge ancora nel documento – promuovere l’adozione dello strumento del family audit1 nel settore privato, un sistema di valutazione e certificazione delle politiche aziendali che favoriscono la conciliazione tra famiglia e lavoro, atto a valutare all’interno dell’azienda la presenza di congedi parentali, flessibilità dell’orario e del luogo di lavoro, sistemi di accesso e di promozione non discriminanti rispetto alla genitorialità, servizi offerti (es. asili nido, convenzioni per attività culturali e sportive, campi estivi, assicurazione sanitaria), contributi finanziari (es. voucher aziendali per babysitting, borse di studio ai figli dei dipendenti). Il sistema di certificazione dovrebbe offrire benefici fiscali (sgravio IRES e/o IRAP) o un punteggio aggiuntivo nei bandi pubblici alle aziende soggette a valutazione e certificazione; Occorre infine favorire il coinvolgimento degli uomini nel lavoro di cura, investendo nel rafforzamento della tutela giuridica dei padri, a partire dalla garanzia di un congedo di paternità di almeno 10 giorni come indicato nella Direttiva europea. Allo stesso modo occorre rafforzare il sistema di tutela delle lavoratrici, sanzionando i fenomeni di mancato accesso o espulsione dal mercato del lavoro per motivi legati alla maternità, segregazione orizzontale e verticale, differenziale salariale. 

PROMUOVERE IL BENESSERE DEL BAMBINO E DELLA FAMIGLIA FIN DALLA PRIMA INFANZIA 

È prioritario garantire che i servizi educativi per la prima infanzia diventino un diritto di tutti, rafforzando in particolare la rete dei nidi d’infanzia, a partire dai territori più deprivati, assicurando la necessaria copertura dei posti, adeguati standard qualitativi e -non da ultimo- condizioni di accessibilità eque e compatibili con le potenzialità di spesa delle famiglie. In tal senso, come approfondito dall’Istituto degli Innocenti1, occorre rafforzare, nell’ambito dell’attuazione della riforma del “sistema integrato 0-6 anni”, l’offerta complessiva di accoglienza di bambini di meno di tre anni, anche ottimizzando gli investimenti e ristrutturando parte degli ambienti delle scuole di infanzia, che prevedibilmente non saranno utilizzati pienamente a causa del progressivo minor numero di bambini in quella fascia di età (3-5 anni). Inoltre, occorre garantire il ruolo di coordinamento affidato al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca che ha il compito di indirizzare, coordinare e promuovere il sistema integrato 0-6 anni, garantendo il prima possibile l’attivazione effettiva ed efficace di un’apposita struttura di gestione. È necessario infine assicurare a tutti i bambini senza nessuna eccezione l’assegnazione del pediatra prima delle dimissioni post parto, garantendo la possibilità di scegliere il pediatra direttamente presso l’ufficio nascite dell’ospedale o comunque prima delle dimissioni attraverso una semplificazione delle procedure di registrazione anagrafica, fiscale e sanitaria del nuovo nato, così da operare un referral diretto e immediato al pediatra delle situazioni di maggiore vulnerabilità anche da un punto di vista sociosanitario. (a.c.p.)