L’AQUILA – “L’Agenzia regionale per l’ambiente (Arta), dovrebbe affrettarsi a ripristinare la sua sede in centro storico, anche perché nel frattempo corrisponde a privati affitti a fondo perduto. Ma lo stesso dovrebbe fare il Comune dell’Aquila ed altri enti”
A chiederlo Carla Cimoroni, candidata sindaco di L’Aquila Chiama, facendo seguito alla denuncia della Cgil che lamenta ritardi nelle procedure legate alla ricostruzione della sede Arta di Via Nizza, poco distante dalla Fontana Luminosa. La storica sede dell’Agenzia, nel sisma del 2009 ha subito danni con il conseguente trasferimento temporaneo presso ex stabilimento Ravit, di proprietà della società Ploven.Re, con la corresponsione di un canone di locazione di 83.000 euro annui. La Cgil ricorda anche che in favore dell’Arta Abruzzo è stata liquidata dall’assicurazione una somma di circa 1.300.000 euro a titolo di risarcimento del danno subito dal sisma, e con delibera Cipe del 10 agosto 2016, è stato approvato il Piano Stralcio con l’attribuzione di un finanziamento pari a 3.721.000 euro, finalizzato al ripristino dell’immobile in viale Nizza.
“E’ noto – commenta Cimoroni – che i ritardi di questi anni, anche solo nel richiedere i fondi, sono dovuti a un rimpallo tra l’ex direzione dell’Arta, e il sindaco Massimo Cialente, che ha continuato a fare melina rispetto alla ricollocazione negli uffici originari, prospettando in alternativa quelli dell’ex Parco scientifico in zona San Sisto e dell’ex Accademia dell’immagine presso il parco del complesso di Collemaggio”.
“La stessa sede dell’Arta in viale Nizza – prosegue Cimoroni – sarebbe potuta diventare, a seconda dei giorni e degli umori, un edificio a servizio dell’università, una sede per istituzioni culturali o addirittura una piazza verde. Tutte chiacchiere, comunque: in questi anni non un atto, un accordo di programma, un indirizzo definito, a dimostrazione della mancanza di una visione complessiva e dell’incapacità di stimolare e raggiungere una qualsiasi intesa tra le parti in gioco nell’interesse collettivo. Solo pompose riunioni in cui i lavoratori, tra l’altro, non sono mai stati coinvolti. Non è più tempo di chiacchiere, i soldi ci sono. E il centro deve tornare a vivere con uffici e scuole al più presto”.
Non è poi solo l’Arta a ritardare il suo ritorno nel centro storico.
“Che per tornare a vivere il centro storico sia necessario anche riportarci gli uffici pubblici – prosegue nella sua disamina Cimoroni – lo diciamo da tempo. Ripristinando e regolando la viabilità, che è attualmente ostaggio della più totale anarchia, e garantendo la possibilità di raggiungere il centro con la mobilità pubblica. Sarebbe stato doveroso cominciare dalla sede unica del Comune, per cui sono fermi da oltre tre anni nelle casse del comune 32 milioni di euro, e che invece l’attuale amministrazione vorrebbe costruire ex novo all’autoparco in zona stazione. Che fine farebbero gli immobili di proprietà pubblica in centro storico, poi, non lo dice nessuno. Nemmeno il cantiere del Palazzo di città è stato ancora avviato: una precisa responsabilità di questa amministrazione che ha fallito totalmente la ricostruzione pubblica. Per noi questa sarà la priorità”.






