L’AQUILA – La riforma scolastica del “4+2”, che da quest’anno coinvolge anche gli istituti tecnici e professionali abruzzesi, “nasconde  l’ennesimo piano di tagli alla scuola pubblica”, “l’unico obiettivo che verrà sicuramente raggiunto è la riduzione del 20% dell’organico docente e Ata nella scuola secondaria superiore, nonché l’espulsione prematura di una consistente fascia di giovani dal sistema scolastico. Tale misura è unicamente finalizzata a mettere questa forza lavoro a disposizione delle aziende e delle imprese, in ossequio a una logica di mercato che antepone gli interessi economici alla formazione e al futuro delle nuove generazioni”.

Il sindacato Usb chiama a raccolta le famiglie contro la riforma del “4+2”, che prevede innanzitutto una riduzione da cinque a quattro degli anni di scuola per gli istituti tecnici e professionali. Al termine del quarto anno, gli studenti avranno la possibilità di accedere a due anni di orientamento o formazione professionalizzante, consentendo nell’intento anche di creare vere e proprie filiere che mettano in rete scuole e aziende del territorio.

La presa di posizione della federazione Abruzzo e Molise dell’Unione sindacale di base Pubblico impiego, contenuta in una lettera aperta, arriva dopo le iniziative promosse dalla Regione Abruzzo, in particolare dall’assessore all’istruzione Roberto Santangelo che, insieme alla direzione scolastica regionale, ha avviato nei giorni scorsi una fase di promozione negli istituti tecnici e professionali che hanno già aderito alla nuova proposta formativa diventata legge nazionale nel 2024.

“Da un lato – osserva l’Usb – c’è il rischio che questi due anni diventino un momento di selezione precoce, in cui gli studenti provenienti da contesti più svantaggiati vengono indirizzati verso percorsi professionalizzanti meno ambiziosi, mentre quelli con maggiori risorse economiche e culturali hanno accesso a opportunità migliori, come corsi di preparazione universitaria o esperienze formative di alto livello. La scuola dovrebbe essere un luogo di inclusione e di pari opportunità, non un sistema che amplifica le disuguaglianze”.

“Dall’altro lato, non è per nulla chiaro come verranno strutturati questi due anni. Quali saranno i criteri per l’orientamento? Chi deciderà il percorso più adatto per ogni studente? E, soprattutto, come verranno garantite la qualità e l’uniformità dell’offerta formativa in tutto il Paese? In questo modo i due anni di orientamento si trasformano in un’esperienza disorganizzata e inefficace, lasciando molti studenti senza una guida per il loro futuro”.

Si legge ancora nella missiva: “Un altro aspetto critico è la mancanza di chiarezza sui contenuti e sui metodi didattici che verranno adottati nel ciclo quadriennale. Come verranno riorganizzati i programmi in soli quattro anni? E come verranno formati gli insegnanti per affrontare questa transizione? Non vi è nessun piano dettagliato e condiviso, la riforma rischia di trasformarsi in un esperimento fallimentare, con conseguenze negative per intere generazioni di studenti. Inoltre non c’è alcun quadro di riferimento legislativo per la formula ‘4+2’ che vincoli le università al riconoscimento dei 2 anni di formazione aggiuntiva, al fine di poter ottenere una laurea in tre anni complessivi di studio. Per i 2 anni di formazione previsti dalla riforma quindi non viene garantita né la congruità coi percorsi universitari né tantomeno la loro spendibilità effettiva, perché non sono chiari né gli esiti formativi generali a beneficio della persona né i margini di agevolazione rispetto a un successivo percorso di laurea. Il rischio è quello di vedere lo studente rallentato o disincentivato del tutto nell’accesso ai livelli di formazione superiore”.