L’AQUILA – “Abbiamo passato di tutto, ma non ho mai avuto la percezione che L’Aquila avesse perso la speranza e la convinzione di farcela. Per la prima volta, in questi ultimi due mesi, sulla base della caterva di cose che ci sono piovute addosso, ho la percezione che questa è una città che può mollare”.
A lanciare l’allarme ai microfoni di AbruzzoWeb è il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, che sottolinea la necessità di un impegno forte per evitare lo spopolamento del capoluogo di Regione, dovuto alle scosse di terremoto in partenza, ma anche al clima di sfiducia di una futura ripresa, alla mancanza di lavoro e opportunità per i giovani, alla percezione di impossibilità di avere una vita normale.
Tutto questo si incrocia con la prospettiva delle elezioni amministrative, in cui Lolli a lungo è stato superfavorito, salvo poi tirarsi indietro, e oggi dalle sue parole la candidatura sembra sempre meno probabile, per non dire esclusa del tutto.
“In questa situazione io mi debbo occupare, per il ruolo che ho e le responsabilità che porto, di provare a fare tutto quello che è possibile per evitare che questo declino diventi irreversibile”, annuncia infatti.
“Do un dato che mi è stato riferito da un mio amico che ha una pizzeria a via Garibaldi – sottolinea Lolli – La cosa più straordinaria, io almeno la considero tale, che hanno fatto gli aquilani in questi anni è stata il giovedì notte: i ragazzi che occupano il centro storico, facendo casino. Ora il giovedì notte fatevi una camminata e vedrete che anche questa cosa, purtroppo, rischia di declinare”.
Secondo il vice presidente “siamo in una fase delicatissima, il problema delle scuole continuo a dire che è centrale perché uno tutto può sopportare, ma non che suo figlio si trovi in un posto che può ritenere insicuro”, prosegue, assicurando che sta cercando di occuparsene “nonostante non spetti a me, perché la Regione non c’entra nulla con le scuole”.
“Di tutto il resto, congresso del Pd, chi fa il sindaco della città, le primarie, Renzi, non me ne frega niente: non ho tempo, sono occupato dalla mattina alla sera e lo dedico a questo problema”, taglia corto.
Alla luce di questo atteggiamento, sulla vicenda del totosindaco la sua opinione è che “si voterà a giugno, penso che c’è tempo: il centrosinistra ha più persone che lo possono fare. In condizioni normali staremmo a discuterne – rimarca – ma oggi siamo in condizioni di guerra, quindi rimandiamo di un ulteriore periodo di tempo e decideremo”.
“Ci sono persone molto valide che possono fare il sindaco nell’ambito del centrosinistra, vedremo insieme – prosegue ancora – Il problema non è chi fa il sindaco, ci arriveremo e avremo più di una persona in grado di poterlo fare. Oggi il problema è rispondere al dramma che si sta vivendo in questa città”.
“Non mi voglio schermire, sto facendo un lavoro importante e voglio continuare a fare quel lavoro – conferma poi, chiudendo le porte a un suo impegno diretto – Per la questione del sindaco sono coinvolto come cittadino, dirò la mia, parteciperò, ma adesso non è il problema che mi sta più a cuore: mi preme di più capire quello che dobbiamo fare”.






