LANCIANO – “Grazie alla famigerata delibera 34, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha umiliato l’assessore Donato Di Matteo e ha provveduto di imperio a nominare un suo amico ad amministratore unico dell’Ater di Lanciano”.
A rivelarlo il presidente della Commissione vigilanza e consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, riferendosi alla dinamica che ha portato alla nomina del dirigente regionale pescarese Luigi Fusco ad amministratore unico dell’Ater di Lanciano (Chieti), ente regionale che gestisce le case popolari, con la delibera regionale 293 del 3 maggio scorso.
Al voto non hanno partecipato, oltre a D’Alfonso, i soli gli assessori Silvio Paolucci, Dino Pepe e Andrea Gerosolimo. E l’assenza più notevole è stata soprattutto quella di Di Matteo, che pure ha la delega all’edilizia residenziale. Un’assenza che confermerebbe lo strappo in seno alla giunta, a detta di Febbo, anche perchè Di Matteo avrebbe preferito la nomina di Antonio Innaurato, ex sindaco di Gessopalena, primo dei non eletti in provincia di Chieti del Partito democratico alle regionali del 2014.
Non si fa attendere la replica di Andrea Catena membro dello staff del presidente.
“Le scelte dell’attuale Giunta – assicura Catena – sono a prova di bomba sul piano delle competenze, della preparazione, dell’esperienza delle persone indicate e della loro motivazione. Ciò vale anche per l’indicazione di Luigi Fusco quale amministratore unico pro tempore dell’Ater di Lanciano, peraltro a costo zero, poiché si tratta di un funzionario della Regione che non riceverà alcun compenso aggiuntivo”.
Al voto della delibera hanno partecipato, oltre a D’Alfonso, i soli gli assessori Silvio Paolucci, Dino Pepe del Pd e Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico. E l’assenza più notevole è stata soprattutto quella di Di Matteo, che pure ha la delega all’edilizia residenziale. Un’assenza che confermerebbe lo strappo in seno alla giunta, a detta di Febbo, anche perché Di Matteo avrebbe preferito la nomina di Antonio Innaurato, sindaco di Gessopalena (Chieti), primo dei non eletti in provincia di Chieti del Partito democratico alle regionali del 2014.
Ma non solo: la nomina “d’imperio” sarebbe stata resa possibile, sottolinea Febbo, grazie al decreto 34 del presidente della Giunta regionale Luciano D’Alfonso dell’8 aprile scorso, in cui si chiarisce che la proposta e la designazione dei capi dipartimento e dei dirigenti, dei vertice di enti, aziende, agenzie, società regionali, spettano al presidente, non agli assessori. Decreto impugnato dai consiglieri di opposizione di centrodestra al collegio delle garanzie statutarie, sostenendo che si tratta dell’ennesimo e illegittimo accentramento di poteri di D’Alfonso, in quanto si modifica per decreto la legge 77 del 2009 che dice che gli incarichi di vertice sono “conferiti dalla Giunta regionale su proposta del componente la Giunta competente in materia”, e la legge 77 D’Alfonso non può certo cambiarla per decreto, perché questo può farlo solo il Consiglio regionale. Ottenendo intanto un parere dell’Ufficio legislativo della Regione Abruzzo, che ha assicurato il consigliere regionale Fi Paolo Gatti “conferma tutti i dubbi espressi sull’illeggittmità del decreto 34”.
“Leggendo la delibera – spiega Febbo – si nota come lo stesso assessore regionale competente era assente e il Presidente, grazie alle funzioni che egli stesso si è attribuito con il famoso decreto 34 dell’8 aprile 2016, ha provveduto di imperio ad una propria personale scelta facendo emergere vistosamente sia l’arroganza sia la confusione di questo governo regionale arrivato ormai al limite della legittimità delle regole e delle norme costituzionali”.
Febbo poi sottolinea come continuano e si accentuano i dissapori e le divergenze all’interno della maggioranza di centrosinistra.
“La nomina del nuovo Amministratore unico dell’Ater Lanciano – afferma Febbo nella persona del dirigente Luigi Fusco – pescarese e amico del presidente, oltre ad essere del tutto illegittima e inopportuna, crea nuovi dissapori e scontri all’interno della stessa maggioranza visto che la volontà dell’assessore Di Matteo era quella di nominare Antonio Innaurato. D’Alfonso insomma continua ad esautorare gli assessori anche nelle scelte territoriali visto che ha nominato un suo uomo all’Ater di Lanciano senza ascoltare e tenere in considerazione le istanze dei suoi componenti della Giunta. Pertanto questa frattura politica tra D’Alfonso e l’assessore Di Matteo sembra ormai irreparabile e sono certo si arricchirà di nuove puntante anche su altri ambiti e settori visto che il ‘Presidentissimo’ è ostinato ad applicare il famoso Decreto come meglio crede”.
Una ricostruzione fantasiosa, per Catena che invita Febbo, di non indossare “l’insolito abito di analista politico”, e pensare piuttosto alle alle “divisioni interne al centrodestra nazionale e regionale, invece di inventare di sana pianta divisioni all’interno del Partito democratico”.
“Il presidente Luciano D’Alfonso e il Partito democratico – aggiunge Catena – non prendono lezioni da un centrodestra che nella passata legislatura ha utilizzato le nomine degli enti per accontentare ogni sua singola componente, sistemando gli amici e gli amici degli amici. Il consigliere Febbo dunque stia sereno e disponga l’animo ad una lunga traversata all’opposizione. Ma soprattutto, quando è a corto di argomenti, cerchi qualcosa di realmente pregnante, evitando di attingere alla sua fantasia sbilenca”, conclude Catena.






