L’AQUILA – La pioggia non ha fermato ieri la forte protesta dei fedeli e cittadini di Roio, frazione dell’Aquila per chiedere la riapertura del Santuario di Santa Maria della Croce, danneggiato dal sisma del 2009 e di cui incredibilmente ancora non si riesce a chiudere il cantiere.
La ricostruzione era partita nel 2014, grazie alla donazione della Regione Liguria per 1,5 milioni di euro. Il primo lotto di interventi si è concluso nel 2017.
A fine 2022 la Soprintendenza ha sbloccato il progetto per il secondo lotto, con lavori ripartiti a metà del 2023. Ancora non conclusi.
LA LETTERA DEI CITTADINI DI ROIO
Sedici anni. Sedici lunghi anni sono trascorsi da quel giorno in cui la terra tremò, scuotendo non solo le fondamenta del nostro amato santuario, ma anche le nostre anime.
Oggi, ci troviamo qui, uniti nella speranza e nella determinazione, per chiedere ciò che è giusto, ciò che è necessario, ciò che è sacro per la nostra comunità.
Il restauro del nostro santuario non è solo un progetto edilizio, è il simbolo della nostra resilienza, della nostra fede incrollabile e del nostro desiderio di guarigione collettiva.
Santuario di Roio, consegna dei lavori
Ogni pietra di quell’edificio sacro racconta una storia, ogni arco sussurra preghiere di generazioni passate.
Non possiamo permettere che il silenzio continui a regnare tra quelle mura ferite.
È giunto il momento di far risuonare nuovamente le voci dei fedeli, di riaccendere la luce della speranza che per troppo tempo è rimasta fioca.
Chiediamo, con umiltà ma con fermezza, che i lavori di restauro vengano completati e che il nostro santuario venga finalmente restituito alla sua gente.
Non è solo una questione di mattoni, ma di spirito e comunità.
Questo luogo sacro è stato il cuore pulsante della nostra fede per secoli, un faro di conforto nei momenti bui, un rifugio per le anime in cerca di pace.
La sua assenza ha lasciato un vuoto tangibile nelle nostre vite, un vuoto che solo il suo ritorno può colmare.
Ricordiamo le lacrime versate, le preghiere sussurrate, le candele accese in attesa di questo momento.
Ora, con una sola voce, chiediamo che queste attese non siano vane. Il tempo della pazienza ha i suoi limiti, lo dice uno che ne ha abbastanza.
È l’ora dell’azione, della realizzazione, del ritorno a casa.
Immaginiamo il giorno in cui varcheremo nuovamente quelle soglie sacre, in cui le campane suoneranno a festa, in cui le nostre voci si uniranno in un coro di gratitudine.
Quel giorno non è un sogno lontano, ma una realtà che possiamo e dobbiamo costruire insieme.
A coloro che hanno il potere di decidere, diciamo: ascoltate le nostre voci, sentite il battito dei nostri cuori. Restituiteci il nostro santuario, restituiteci una parte della nostra identità.
Perché in quell’edificio non ci sono solo pietre e affreschi, ma le speranze e i sogni di un’intera comunità. Sedici anni sono troppi. È tempo di guarire, di rinascere, di ritrovare la nostra casa spirituale. Uniamoci in questa richiesta, con fede e determinazione. Il nostro santuario ci aspetta, e noi siamo pronti ad accoglierlo nuovamente tra le nostre braccia aperte.
Comunità di Roio




