L’AQUILA – “Che ne sarà dei lavoratori se il nuovo proprietario sarà costretto a costruirsi un nuovo stabilimento? Quanto tempo ci vorrà per tornare a produrre e riassumere?”.
La semplice domanda di un lavoratore della Santa Croce di Canistro (L’Aquila), che imbottiglia la famosa acqua minerale, è risuonata nella sala consiliare del Comune, nel corso dell’assemblea pubblica di martedì a cui ha preso parte tra gli altri il vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli e il sindaco Angelo Di Paolo.
Una domanda che centra in pieno due delle incognite della drammatica vertenza segnata dalla messa in mobilità di tutti e 75 i dipendenti da parte dell’azienda dell’ imprenditore molisano Camillo Colella, che pare abbia deciso di gettare la spugna dopo che è stato annullato il bando da lui vinto nell’agosto 2015, impugnato dal Comune di Canistro perché la Regione lo ha clamorosamente sbagliato, non inserendoci l’Impatto di valutazione ambientale.
La Regione ha poi messo i sigilli alla sorgente dopo aver revocato la concessione alla società e non concesso proroghe a causa di un documento unico di regolarità contributiva (Durc) che non sarebbe stato regolare. Tutti rilievi rigettati dall’azienda. Mentre la Santa Croce accusa la Regione di “atteggiamento vessatorio” e minaccia richieste di risarcimento milionari, è in arrivo il nuovo bando che, ha annunciato Lolli, a giorni sarà finalmente pronto.
Il punto è che dopo una lunga querelle tra i legali dell’azienda e la Regione si è convenuto che lo stabilimento è di proprietà della Santa Croce, come pure il marchio oramai affermato sul mercato nazionale.
Inizialmente la Regione aveva considerato come pertinenza regionale anche alcune parti dello stabilimento. Ora si è convenuto che sono di proprietà regionale solo la captazione e gli adduttori, che andranno presi in possesso per poter appunto fare il bando. L’accordo con i legali della Santa Croce è questione di giorni.
Resta però il dilemma: una società che dovesse subentrare alla Santa Croce quanto dovrà spendere per costruirsi un nuovo stabilimento, o acquistare quello già esistente? Sarà conveniente farlo? E soprattutto quanto tempo ci vorrà?
Quello dei tempi infatti è la seconda delle incognite: dopo la mobilità che terminerà a metà dicembre, i 75 lavoratori, di cui ne sono ora in servizio a rotazione una ventina, grazie alla cassa integrazione, potranno poi usufriure al massimo di due anni di Naspi (la nuova indennità di disoccupazione) se lavoratori anziani, e di appena un anno se under 40.
A provare a dare una risposta a queste inquietanti domande è stato innanzitutto il sindaco Di Paolo.
“Nel passato è stata realizzato lo stabilimento della nuova società nella concessione non scaduta della vecchia, ma c’era stato l’accordo tra le parti. Ora giustamente si dice: ma se Colella non dovesse vincere il bando cosa accadrà? La domanda è lecita. Il Comune non dispone di terreni propri, ma ci sono opportunità che possono essere colte, in altri terreni, e sono sicuro che il problema sarà superato, lo spazio per i capannoni sarà trovato. Qui a Canistro – assicura il sindaco – siamo tutti compatti e determinati nell’obiettivo di rilanciare l’azienda, creare opportunità di lavoro stabile, ci sono ampie capacità produttive, aggredendo il mercato e creando nuove utilità”.
Rimane il nodo del costo di un tale investimento logistico che potrebbe scoraggiare tanti player disposti a rilevare la concessione di utilizzo delle sorgenti, senza tra l’altro la possibilità di usare il marchio Santa Croce.
“Il comune di Canistro – osserva a tal proposito Lolli – assicura che ci sono terreni da mettere a disposizione per un eventuale nuovo stabilimento, ma io mi auguro che non si arrivi a questo. Costerebbe troppo? Lo vedremo, le imprese che parteciperanno al bando dovranno proporre un progetto, si faranno i loro conti, avranno tutti gli elementi per fare le loro valutazioni”.
Insomma, le incognite, anche alla luce delle affermazioni del sindaco e del vicepresidente restano tutte.
Lolli comunque è pienamente consapevole che si dovrà correre, per non lasciare sulla strada gli attuali lavoratori senza più ammortizzatori sociali. Ma i tempi, lo ha detto lo stesso Lolli alla platea, non saranno brevissimi. Non a caso il vice presidente ha più volte dichiarato che è sua intenzione andare con la società a Roma a valutare la possibilità di trovare altre forme di ammortizzatori sociali, finiti i due anni di Naspi. Supposto che esistano.
“Il bando, per chiunque lo vincerà compresa la Santa Croce – ammette Lolli – prevederà comunque l’attivazione di un nuovo piano industriale, ambizioso e vincente, e questo avrà necessariamente i suoi tempi”.
Del resto, conclude Lolli, “io non volevo arrivare ad un nuovo bando. Ho proposto un accordo ad azienda e sindacati, che prevedeva l’assunzione di 40 persone, e per gli altri addetti la mobilità incentivata, ma questo accordo è saltato, per la chiusura mostrata dall’azienda. Nel frattempo il bando vinto dalla Santa Croce è stato annullato da una sentenza, ed ora dunque il nuovo bando è l’unica strada percorribile”.






