CANISTRO – “La Santa Croce, essendo proprietaria del marchio, ha il diritto di imbottigliare acqua da altri stabilimenti e di venderla con la stessa etichetta evidenziando nella bottiglia la provenienza e le caratteristiche. Non c’è nessuna violazione di legge, non capiamo come si possa gridare allo scandalo, soprattutto da parte di chi, in testa la Regione Abruzzo, Comune di Canistro e rappresentanti dei lavoratori, non ha mai risposto alle nostre istanze, negando ogni proroga, in sostanza determinando lo stop della produzione”.

È la risposta in una nota del patron della Santa Croce Spa, Camillo Colella, alle accuse legate al fatto che, sugli scaffali di alcuni supermercati abruzzesi, ci siano bottiglie con il marchio Santa Croce contenenti acqua della sorgente molisana del comune di Castelpizzuto, in provincia di Isernia.

Si tratta dell’ennesima puntata polemica conseguenza della vertenza in atto nello stabilimento di Canistro (L’Aquila) dove da dieci giorni, in un clima di tensione e braccio di ferro con l’azienda che chiede invano di avere accesso per trasferire acqua, macchinari e materie prime, sindacati e una parte dei 75 dipendenti sono in sciopero e presidiano lo spazio produttivo non facendo entrare nessuno.

Oggi ci sono state lamentele sulla nuova produzione della Santa Croce e una presa di posizione critica dell’assessore del Comune di Canistro Ugo Buffone.

E domani è attesa un’altra giornata campale di uno sciopero prorogato fino a domenica. Una situazione che costituisce un prologo non certo beneaugurante in vista del bando per la nuova concessione in scadenza il 15 dicembre prossimo: oggi a Canistro ci sono ci sono i sigilli, visto che da tempo la concessione che si era aggiudicata la Santa Croce è stata annullata dal Tar a cui si era rivolto il Comune con la Regione che non ha concesso proroghe alla Santa Croce. La pregiata acqua finisce, così, nel fiume.

“Ci sono marchi a livello nazionale ben più importanti di noi che fanno la stessa cosa avendo più concessioni in diversi siti produttivi in varie regioni italiane – spiega ancora Colella – Oggi, leggendo i giornali, sembra una sorpresa, ma da qualche settimana ho annunciato pubblicamente che per mantenere impegni con clienti e fornitori, l’azienda avrebbe utilizzato altri stabilimenti”.

“Nel caso dell’acqua molisana, poi, le caratteristiche organolettiche sono molto simili in quasi tutti gli indicatori. Abbiamo dovuto accelerare questa soluzione dopo che, da 10 giorni, lavoratori e sindacati in mobilitazione, impediscono a noi e a tanti altri lavoratori dell’indotto con un esercizio illegale del diritto di sciopero, di entrare nello stabilimento di mia proprietà e di poter usufruire delle importante scorte di magazzino e di serbatoio”, continua Colella.

“Ho rilevato questa azienda evitando un fallimento sicuro, l’ho risanata e rilanciata, che cosa volevano Regione e Comune di Canistro, che lasciassi campo aperto al nuovo gestore che loro hanno individuato? – si chiede l’imprenditore – Santa Croce non va via da Canistro, anzi intende partecipare al bando in scadenza il prossimo 15 dicembre, ricordando a tutti che è proprietaria del marchio e dello stabilimento”.

La Santa Croce, che ha attivato un contenzioso contro la Regione, ha avviato le procedure di mobilità nei confronti dei 75 dipendenti, “non avendo noi altra scelta visti i continui dinieghi alle quattro istanze di proroghe alle quali si è risposto con il sequestro della saracinesca”.

Ormai tra azienda da una parte e sindacati, lavoratori e Regione dall’altra è muro contro muro anche con esposti alla procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila).

La Santa Croce nei giorni scorsi ha presentato un esposto alle istituzioni per denunciare’attuazione “attraverso condotte delittuose” dello sciopero da parte di dipendenti e sindacati, la Regione e il Comune di Canistro hanno annunciato una denuncia per verificare se l’acqua all’interno dello stabilimento sia stata imbottigliata senza autorizzazione e per chiedere il sequestro dello spazio produttivo.

Il patron annuncia che domani chiederà ancora una volta a istituzioni e forze dell’ordine di poter entrare nello stabilimento presidiato da sindacati e lavoratori.

“La Regione e il Comune di Canistro hanno risposto alla mia iniziativa annunciando a loro volta un esposto per denunciare che l’acqua nello stabilimento è stata imbottigliata senza autorizzazione e per chiedere il sequestro dello stabilimento – puntualizza ancora – A parte la riflessione che Regione e Comune sono convinti di aver ragione prima dei processi sostituendosi a giudici e magistrati, comunque sono favorevole a un serio intervento della magistratura che rispettiamo come istituzione e come decisioni, così potranno emergere le tante ingiustizie che ha subito e subisce ancora la Santa Croce”.

“Per esempio, i cittadini devono sapere che, chiudendo la saracinesca da diverso tempo e chissà per quanto ancora, un’acqua così pregiata viene scaricata nel fiume con un evidente danno erariale, in questo senso presenteremo un esposto alla Corte dei conti – conclude Colella – Era più logico, come accade in altri casi, attendere la nuova aggiudicazione prima di chiudere la sorgente”.

Intanto, non si fermano le indagini sull’intera vicenda: in procura ad Avezzano per martedì sono stati convocati la dirigente regionale Iris Flacco e il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, che saranno ascoltati dal procuratore capo Andrea Padalino.