L’AQUILA – “Vincenzo Angelini aveva e ha sempre avuto un suo disegno, Del Turco, Aracu e gli altri imputati ne sono stati strumento che doveva portare a salvare i conti e l’azienda”.

Così l’avvocato Francesco Carli, difensore dell’ex parlamentare Sabatino Aracu, nel corso della seconda arringa difensiva nell’udienza di oggi del processo d’Appello sulla “Sanitopoli” abruzzese che nel 2008 decapitò la Giunta di regionale di centrosinistra, con l’arresto del presidente, Ottaviano Del Turco, e altri assessori.

Aracu in primo grado è stato condannato a 4 anni, il pg Ettore Picardi nella sua requisitoria ha chiesto assoluzione da un’imputazione e prescrizione per un’altra.

“Ciò che è stato preso per oro colato e valorizzato, la cosiddetta prova regina che arriverebbe da un fatto esterno e oggettivo, cioè che Angelini si sia autodanneggiato, non è vero”, ha evidenziato Carli, secondo il quale, “Aracu è finito sotto processo in modo isterico, ondivago e francamente sconcertante”.

Citando anche un passaggio della “sentenza Andreotti” il legale ha contestato la sentenza di primo grado, spiegando che “l’errore del tribunale di Pescara è stato non tener conto dell’esigenza di trovare un riscontro di carattere individuale: al contrario è stato fatto un cumulo di riscontri, un errore ripreso anche dal procuratore generale”.

Sul legame ipotizzato dalle accuse tra Aracu e l’ex manager della Asl chietina, Luigi Conga, uno dei principali imputati, condannato a 9 anni in primo grado, Carli ha fatto notare che “Conga era stato designato da Giovanni Dell’Elce, che faceva parte di una componente politica interna a Forza Italia ma del tutto diversa di quella di Aracu, e addirittura a lui ostile”.

Quanto alle deposizioni di Maria Maurizio, ex moglie di Aracu che in primo grado ha raccontato presunti pagamenti di tangenti, l’avvocato ci ha visto una “orditura insincera, molto interessata e anche maldestra”.

E parlando di una telefonata intercettata tra la donna e l’imprenditore Venceslao Di Persio, che le suggeriva di operare uno “stalking tecnico” sul coniuge, Carli ha detto che “se un intellettuale come Eugenio Montale parlava di mantenere nella vita una decenza quotidiana, mi pare che qui ne siamo fuori”.

Il legale ha concluso affermando che a discarico di Carli “c’è un quadro complessivo di dati di fatto difficili da superare, si potrebbe solo con una valutazione sommaria e ben impostata come quella del tribunale di Pescara, ma non è così che si fa”.

Di qui la richiesta di accoglimento dell’Appello e, quindi, di assoluzione da tutte le accuse. Alberto Orsini