COLLELONGO – “Credo nella giustizia: la mia speranza era che si potesse dimostrare che un conto è il ruolo dell’accusa nel sistema penale italiano e un conto è la corte, che può decidere sulla base delle prove che ci sono e sulla base delle prove che non ravvede. Purtroppo così non è”.

Lo ha detto Ottaviano Del Turco nel commentare la notizia della sua condanna a nove anni e sei mesi che gli è stata inflitta oggi dal tribunale di Pescara.

L’affondo contro la giustizia, spiega è perché “si ripropone un eterno problema, e cioè il rapporto che c’è tra la magistratura inquirente e la magistratura giudicante. Troppa commistione, troppa confusione: molto spesso diventano presidenti di corte magistrati che hanno fatto i pubblici ministeri e si portano appresso anche quella cultura”.

“La cosa non è un peccato e non è nemmeno frutto dell’intervento del diavolo, quando uno cresce in un modo è difficile che possa cambiare quando sta per andare in pensione. Così succede in questo Paese”, ha concluso Del Turco riferendosi alla separazione delle carriere e al fatto che il presidente del collegiale De Santis ha annunciato che il processo sulla Sanitopoli sarà l’ultimo da lui diretto in quanto prossimo a concludere la carriera in magistratura per raggiunti limiti di età.