ROMA – Vittoria a metà, in Cassazione, per la difesa dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco: la Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio la condanna d’appello in relazione all’accusa più pesante, quella di associazione a delinquere.

Ha però confermato le altre imputazioni relative alle pressioni che avrebbe fatto sull’imprenditore della sanità, Vincenzo Angelini per ottenere denaro.

Denaro tuttavia, del quale non é mai stata rinvenuta traccia sui conti di Del Turco né degli altri 8 imputati.

Gli atti verranno inviati alla Corte di appello di Perugia. Ma la prescrizione maturerà prima della fine del prossimo anno.

I magistrati umbri devono rideterminare il trattamento sanzionatorio per Del Turco e per altri imputati tra i quali l’ex assessore abruzzese alla sanità, Bernardo Mazzocca, e altri funzionari e componenti della vecchia giunta di centrosinistra, caduta sotto i colpi di questa inchiesta.

Un’inchiesta che durante il processo ha molto circoscritto la sua portata: inizialmente le condanne erano state inflitte per 6 milioni 200 mila euro di presunte mazzette, mentre in appello il giro di denaro si era ridotto a 800 mila euro.

In aula, davanti ai giudici della sesta sezione penale, era presente anche Del Turco che ha seguito tutto il dibattimento.

Il suo legale, l’avvocato Giandomenico Caiazza, e le difese degli altri imputati, hanno sottolineato come le accuse siano state mosse da un ‘bancarottiere seriale’, condannato a più di 20 anni di reclusione per una distrazione di fondi pari a 105 milioni di euro”.

“Spero che questo incubo termini e che a Ottaviano Del Turco sia restituita interamente la piena dignità: è un galantuomo che non ha mai preso nemmeno un euro di tangenti, è una ‘riserva’ della Repubblica e non si può distruggere una persona senza nessuna prova” ha sottolineato l’avvocato Giandomenico Caiazza nella sua arringa.

La condanna per associazione a delinquere è stata annullata con rinvio anche nei confronti di Camillo Cesarone e Lamberto Quarta.

È stato dichiarato inammissibile il ricorso di Pierluigi Cosenza contro la prescrizione. Sono state inoltre annullate senza rinvio le condanne per Antonio Boschetti, Bernardo Mazzocca e Luigi Conga per via della prescrizione.

Per gli altri capi di imputazione invece, le posizioni di Conga e Mazzocca dovranno essere rivalutate dalla Corte di Appello di Perugia per la rideterminazione delle pene.

Sono state annullate le condanne al risarcimento delle parti civili a carico di Sabatino Aracu, ed é stato rigettato il ricorso di Angelo Bucciarelli.

È in sostanza da riscrivere la sentenza d’appello emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila il 20 novembre 2015.

Rimane aperta tutta la questione inerente i risarcimenti per le parti civili: Regione Abruzzo, varie Asl e cliniche private.

DEL TURCO RINGHIA: “LA MONTAGNA DI PROVE ERA SOLO DI FANGO”

“La montagna di prove che doveva schiacciarmi, si è dimostrata per quello che era: una montagna di fango”.

È quanto ha detto l’ex governatore dell’Abruzzo, Ottaviano Del Turco, commentando la sentenza della Cassazione di questa notte del processo “sanitopoli”.

Il riferimento è all’espressione “montagna di prove” che l’allora procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila, utilizzò parlando con la stampa all’indomani degli arresti.

“Quando sei sommerso da una montagna di fango e riesci a non soffocare è quasi impossibile che non ti rimanga addosso qualche schizzo. Già la Corte d’Appello mi aveva assolto da tutti i reati di abuso e di falso ideologico – ricorda – e da 18 delle 21 fantasiose dazioni di denaro che avrei ricevuto, e delle quali non è mai stato trovato un solo euro”.

Secondo Del Turco “ora si dissolve anche l’associazione per delinquere. Non trovo in questa vicenda nessun altro senso – rivendica – se non la evidente necessità di dare una parvenza, seppure grottesca, di giustificazione alla infamia che ha travolto una Giunta regionale democraticamente eletta e con essa la vita mia e di molti di noi”, conclude la dichiarazione di Del Turco.

LE REAZIONI

TRIFUOGGI: ”CONDANNA DEFINITIVA, IL PASSAGGIO DI DENARO CI FU”

“Il passaggio di denaro c’è stato, e questo conferma la correttezza del processo”.

È quanto commenta l’ex procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila e nel 2008 a capo del pool che, insieme ai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, diedero il via all’indagine dopo le rivelazioni dell’imprenditore della sanità Vincenzo Angelini.

“Ora la Corte d’Appello di Perugia dovrà solo ricalcolare la pena dopo che è stato invece cancellato il reato di associazione per delinquere – chiude Trifuoggi – ma si tratta di un argomento tecnico per rimodulare la condanna, condanna che è definitiva”.

BOSCHETTI: ”NON HO MAI RUBATO, VORREI TORNARE AL PARTITO”

“È stata confermata l’assoluzione piena per corruzione, sull’altro reato c’è prescrizione, per quanto mi riguarda dopo 8 anni esco solo con assoluzioni”.

Così Antonio Boschetti, avvocato vastese, ex assessore regionale coinvolto 8 anni fa nella bufera dell’inchiesta “Sanitopoli”, commenta la sentenza della Cassazione di questa notte che ha chiuso i giochi su parte del processo.

“Ho affrontato con serenità fin dal primo momento questa vicenda, mi sono difeso senza mai andare via, ho accettato quello che mi è stato dato con fiducia nella magistratura e nella consapevolezza che non ho mai rubato soldi a nessuno”, rivendica Boschetti.

“Tornerò a fare politica? È una cosa che mi piace, è stata ed è una passione ma non significa che tornerò, la politica si può fare in molti modi – precisa – La prima cosa è continuare a lavorare come avvocato, una professione che mi ha aiutato a rimanere sereno. Mi piacerebbe tornare a rivivere la vita di partito, questo sì”. (alb.or.)

MAZZOCCA: ”NON COMMENTO LA SENTENZA MA NON L’HO PRESA BENE”

“Preferisco non commentare la sentenza anche se non l’ho accolta bene. In questa fase non dico nulla, vedremo più in là”.

Così l’ex assessore regionale alla Sanità Bernardo Mazzocca, dopo la sentenza di Cassazione sul processo “sanitopoli” che nel suo caso avrà bisogno di un nuovo processo a Perugia. (alb.or.)