L’AQUILA – Americo Montanaro, presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus, intervistato da AbruzzoWeb in occasione del D-Day promosso il mese scorso da Dompé, parla di formazione, comunicazione e integrazione per migliorare la vita delle persone non vedenti.

Montanaro racconta con un certo divertimento delle gare sportive di beneficenza organizzate da Dompé, in cui alcuni dipendenti dell’azienda si sono misurati con campioni non vedenti di specialità come il tiro con l’arco o il ping pong, sfatando il luogo comune che i ciechi “sviluppino” gli altri sensi per supplire alla mancanza della vista.

“Semplicemente li usiamo, mentre chi ci vede percepisce ben l’85% del mondo esterno grazie agli occhi, quindi non ha bisogno di affidarsi tanto quanto noi all’udito o al tatto”, spiega.

Comunicazione, integrazione e formazione, secondo il presidente dell’Uic, sono i tre assi su cui bisogna operare per migliorare la qualità della vita delle persone non vedenti o ipovedenti.

“Formare i non vedenti alla conoscenza del luogo in cui vivono e del mondo esterno, formare il mondo all’accettazione e alla considerazione delle persone con handicap, formare gli insegnanti scolastici a insegnare agli studenti ciechi l’utilizzo degli strumenti specifici pensati per loro”.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) assimila, a livello di invalidità, la cecità all’essere tetraplegici, quindi paralitici: Montanaro sostiene che, con un’adeguata formazione, di cui l’Uic si occupa coi suoi progetti, un cieco può condurre “una vita sociale piena e soddisfacente”, grazie alla consapevolezza dei propri limiti e dell’ambiente che lo circonda.

È importante anche comunicare all’esterno per far conoscere l’Uic e come essa opera, promuovendo eventi che portino alle persone la consapevolezza dell’operato dell’associazione e quindi della questione della cecità nel mondo di oggi.

Tutto questo va fatto nel quadro di una maggiore integrazione, su cui, sostiene il presidente dell’Uic, l’Abruzzo ha già compiuto grandi passi. “La vita, insomma, non finisce con la cecità”.