L’AQUILA – Due ospedali di secondo livello in Abruzzo, di quelli “maggiori” descritti nel decreto Lorenzin che stravolge la sanità italiana, unificando i presìdi dell’Aquila e di Teramo con un intervento forte della politica.
A chiederlo è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in un intervento ai microfoni di AbruzzoWeb a margine del convegno “Stato dell’arte della scoliosi” svolto nel capoluogo.
Sul tema dicono la loro anche due professionisti quotidianamente impegnati nell’ospedale aquilano “San Salvatore” che potrebbe presto vedere tagliati molti reparti: Stefano Flamini, primario di Ortopedia, e Giorgio Spacca, consigliere comunale del Partito democratico oltre che dirigente dell’unità di Riabilitazione.
Cialente rimarca che quella sugli ospedali riuniti “è una riflessione che va fatta dalla politica, basta campanilismi, ci si siede intorno a un tavolo e si capisce: dopo aver sentito i sindacati e i direttori generali, ora è il momento che venga sentita anche la politica”.
“Va capito se possiamo avere due Dea (dipartimento di emergenza e accettazione, ndr) di secondo livello, che richiedono un bacino di 600 mila abitanti, va capito dove mettere quelle specialità che richiedono 2, 4 o 6 milioni di abitanti, per cui serviranno accordi con altre Regioni, Roma o le Marche”, sostiene.
Secondo Cialente, “possiamo continuare a stare su due ospedali, L’Aquila e Teramo, a 40 minuti di auto e 15 di elicottero. Potrebbero dirci che 40 chilometri sono troppi – prova a ipotizzare – allora vediamo se ci sono altri ospedali riuniti in altre città d’Italia. Pensate a Roma, tra il Pertini e il Gemelli a Pineta Sacchetti ci vuole un’ora e mezza”.
“Chiedo tanta, tanta politica: non esistono soluzioni facili per problemi complessi e la politica serve a questo. L’Abruzzo è uno dei migliori posti dove vivere, ma questo richiede servizi di grande qualità”, conclude il primo cittadino.
Per Flamini “il problema è politico più che medico, ma parlando con colleghi e amici che vivono al Nord, in Emilia o Veneto il dl Lorenzin è già stato applicato e penso che si debba andare anche noi verso una razionalizzazione del sistema, questo vuol dire offrire il meglio agli abruzzesi”.
Non influirà la scelta di un nuovo direttore generale non di formazione medica come Rinaldo Tordera. “Io sono medico, faccio il primario e penso di non avere capacità manageriali; il medico deve fare il medico, il manager deve fare il manager, possibilmente nel migliore dei modi”, taglia corto il dirigente dell’Ortopedia aquilana.
Spacca spiega che “alla Regione chiediamo di considerare il disagio della differenza tra realizzare una nuova mega struttura sulla linea costiera di facile raggiungimento, rispetto alla situazione di quelle che, erroneamente, continuiamo a chiamare zone interne: rappresentiamo il 50% della regione, c’è una disomogeneità territoriale che non può non essere tenuta in considerazione”.
“Invitiamo la Regione a una profonda riflessione e a non applicare tout court i dettami, ma a tenere in giusta considerazione l’inizio di uno sviluppo ospedaliero che riguardi la nostra città”, conclude, dando appuntamento al prossimo Consiglio comunale straordinario ad hoc dove parteciperanno anche i vertici regionali.





