L’AQUILA – “Il decreto Lorenzin esiste da circa un anno, tutte le Regioni d’Italia lo hanno già applicato e sono molto avanti rispetto all’Abruzzo. Mette dei paletti ben precisi. Giusti o non giusti? Possiamo entrare nel merito, ma è realtà ed è legge, bisognava combatterlo prima per difendere le zone interne”.
A lanciare l’accusa ai microfoni di AbruzzoWeb è il dottor Francesco Bizzarri, medico universitario dell’Aquila, presidente del Cus ed ex consigliere comunale, in relazione all’indebolimento della sanità del capoluogo, con tagli di reparti e ridimensionamenti anche clamorosi, prevista dall’applicazione della riforma che porta da 217 a 170 i reparti abruzzesi.
“Con i tagli che rischiamo di avere, perché qualcuno si è svegliato tardi, il pericolo per L’Aquila e l’Aquilano è notevole con una serie di implicazioni – sbotta – qui c’è la facoltà di Medicina che è molto importante per questo territorio. La facoltà c’è anche a Chieti e l’idea nel masterplan di creare questo mega ospedale ci raddoppia la difficoltà. Non possono esistere studenti diversi a seconda che siano formati qui o alla D’Annunzio”.
Gli strali di Bizzarri prescindono dal fatto che le decisioni siano state prese mentre la Asl aquilana era priva di direttore generale, nominato solo ieri con l’ufficializzazione di Rinaldo Tordera. “È vero che non c’era il manager, ma c’era chi si doveva assumere la responsabilità di difendere il territorio e invece c’è stata una carenza politica importante”.
“Per me è difficile difendere Massimo Cialente – ammette ricordando le forti polemiche passate – ma il sindaco ci ha messo comunque la faccia. Sotto l’aspetto regionale e quello nazionale, invece, questa cosa andava dibattuta, si dovevano battere i pugni molto tempo prima”, un riferimento che pare diretto al vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e alla senatrice Stefania Pezzopane.
Quest’ultima ha fatto notare che il dl Lorenzin non si può cambiare in Parlamento, “è vero, ma nelle stanze di discussione, quando si andava a fare il decreto, bisognava dire che c’era una differenza di viabilità, le zone costiere e zone montane sono completamente diverse. Ora La Regione si deve muovere come ha fatto per i punti nascita, potrebbe contestare punti ben precisi”.
Secondo il docente, infatti, “un paziente di Carsoli o di Tagliacozzo non ha le stesse potenzialità di un paziente di Lanciano, Ortona o Vasto, per tutta una serie di motivi: l’autostrada, una velocità maggiore, e questo lo dico senza campanilismo”.
Ma Bizzarri ne ha anche per i colleghi medici, che di recente in un incontro con la stampa del sindacato dei medici e dirigenti ospedalieri Anaao Assomed promosso dalla Cisl ha lanciato l’allarme.
“Gli operatori solo oggi, a manager concluso, quando hanno visto che loro non erano stati nominati, gridano al lupo al lupo, ma la sanità è un’altra cosa”, taglia corto.
Per Bizzarri, comunque, “la piaga mai sanata è partita quando dopo il terremoto l’assicurazione dava all’ospedale dell’Aquila 40 milioni di euro, ma sono stati rigettati sull’intera sanità abruzzese. Questo – obietta – ha tutelato tutta la regione, ma ha affossato L’Aquila. Un problema serissimo, a mio avviso da magistratura”.
Che, come diceva l’ormai ex manager, Giancarlo Silveri, quei 40 milioni siano poi arrivati comunque da altre voci di bilancio, “non è la stessa cosa, perché erano soldi in più per riorganizzare un ospedale che ancora oggi, dopo 6 anni, non è completo”.





