L’AQUILA – Tante le presenze politiche al terzo Salone della Ricostruzione, all’Aquila al nucleo industriale di Pile nella struttura ex Italtel.

Tra i tanti che hanno visitato il Salone, l’assessore regionale del Popolo della libertà, Gianfranco Giuliante, che si fermato nello stand di AbruzzoWeb e ha rilasciato un’intervista nella quale ha toccato diversi temi, tra cui ovviamente quello del finanziamento da parte del governo di Roma per la ricostruzione dell’Aquila terremotata.

“Qui bisogna decidere se si è d’accordo col sindaco Massimo Cialente di quattro settimane fa – ha polemizzato Giuliante – o con quello di oggi. Prima parlava di una necessità di 1 miliardo l’anno, poi giosce per una ‘subordinata’, un’anticipazione Cipe da restuire il prossimo anno, una cifra spalmata in sei anni. O mentiva, o mente adesso. Credo che anche all’interno del suo partito ci siano state delle posizioni più verosimili, come quella di Giovanni Legnini che più volte lo ha invitato alla calma”.

“Quando non si ha la forza di ottenere ciò che si chiede -. ha aggiunto sempre riferendosi a Cialente – bisogna avere l’intelligenza di evitare certe sceneggiate che sono state fatte, anche perché mostrano una città che sembra troppo litigiosa. Il sindaco e è riuscito a litigare con tutti di volta in volta, con Silvio Berlusconi, Gianni Chiodi, poi Fabrizio Barca, Giorgio Napolitano. Questo atteggiamento non fa bene all’Aquila”.

Una battuta anche sulla riforma elettorale che continua a produrre polemiche.

“Abbiamo parlato per mesi e mesi di una riforma elettorale epocale e poi ci siamo ridotti all’applicazione delle previsioni del decreto Monti che imponevano alle regioni, per legge, la riduzione del numero dei parlamentari e dei rappresentanti della Giunta. C’è un problema di governabilità passato in subordine, come fa in Regione una maggioranza di 18 consiglieri contro 12 della minoranza ad avere contestualmente al proprio interno 6 assessori, un certo numero di presidenti di commissione appannaggio della maggioranza, e contestualmente fare i consiglieri regionali?” si chiede Giuliante.

“Bastava accettare l’incompatibilità dei ruoli”, la risposta polemica.