L’AQUILA – Quanti soldi sono stati sprecati nella ricostruzione post-sismica abruzzese? Molti, assicura Giandomenico Cifani del Consiglio nazionale delle ricenrce-Itc dell’Aquila, a margine dell’ultima giornata del Salone della ricostruzione.
Sprechi che nascono, secondo Cifani, dal fatto che in Italia ogni post-terremoto diventa una sorta di “scoperta dell’ombrello”, ovvero comporta un reinventarsi la governance, senza tener conto di quello che era stato già sperimentato con successo nei post-terremoti precedenti, senza imparare dagli errori già commessi.
“Le ordinanze della Protezione civile – entra nel merito Cifani – hanno per prima cosa legato a L’Aquila e nei paesi del ‘cratere’ i contributi di ricostruzione agli esiti di agibilità effettuati nell’immediato post-sisma, con una valutazione temporanea, spesso in base a una semplice analisi visiva, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e panificare l’evacuazione delle parti pericolose dei quartieri e dei centri storici. Una scelta sciagurata: la valutazione del danno effettivo è cosa ben diversa dall’esito di agibilità che hanno assegnato per ogni abitazione le famose lettere A, B, C, F, ed E. Abbiamo infatti verificato che ben 3.600 edifici classificati E, in realtà non presentano danni gravi e strutturali, tali da giustificare il finanziamento massimo, e potevano essere riparati con molti meno soldi”.
E non è tutto: molto ci sarebbe da dire sulla filiera Fintecna-Cineas-Reluis, che fino al perdurare dello stato di emergenza si è occupata dell’istruttoria delle pratiche di ricostruzione.
“La filiera, per fortuna sostituita con il ministro Fabrizio Barca dagli Uffici speciali per la ricostruzione, è costata 24 milioni di euro, una cifra secondo me a dir poco eccessiva. E in particolare Cineas, nel rivedere al ribasso i contributi dei progetti di ricostruzione, ne ha ritardato l’approvazione per svariati mesi, generando un paradosso: per risparmiare per esempio 10 mila euro di contributi non dovuti lo Stato ha dovuto pagare anche 100 mila euro in più di assistenza ai cittadini con la pratica bloccata, che sono rimasti per un periodo maggiore in albergo. Un pessimo affare, direi, pagato dai cittadini”.
Cifani contesta poi il contributo anche del 100% maggiorato per gli edifici vincolati, quando in Emilia la maggiorazione è stata solo del 40%, in Molise del 20%. Per non parlare poi dei piani di ricostruzione.
“I Piani – accusa Cifani – hanno bloccato per anni la ricostruzione dei centri storici dei paesi e sono stati in molti casi assolutamente inutili. Ricordo che a seguito del terremoto del 1984, Opi è stato ricostruito, e monto bene, in sei anni, senza attendere l’approvazione di un Piano di ricostruzione, ma con gli strumenti tecnici e urbanistici ordinari a disposizione del Comune”.
LA PRECISAZIONE DI CINEAS: “ABBIAMO CONSENTITO UN RISPARMIO DI 401 MILIONI”
Riccardo Campagna, direttore del Progetto Abruzzo per Cineas precisa in merito alle dicharazioni di Cifani:
“Nella procedura di ammissione a contributo era prevista una tolleranza del 20 %, per cui il “caso” presentato non esiste, perché se è stata richiesta una integrazione da parte di Cineas, vuol dire che aveva superato il 20% di tolleranza e quindi era più che legittimo operare in tal senso a tutela dello Stato. Cineas al netto del proprio costo ha consentito un risparmio di 401 milioni di euro”.






