L’AQUILA – “Un anniversario triste, anche perché la ricostruzione non ha ancora dato i frutti che deve dare”.

Così il sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, all’Aquila per prendere parte al quarto Salone della ricostruzione, parlando della quinta ricorrenza del sisma del 6 aprile 2009.

“Questa città non può più aspettare né possiamo legare il suo destino città alle fluttuazioni politiche perché è stata una situazione in cui abbiamo dimostrato di non essere capace di essere italiani”, ha detto la Buitoni.

La ex presidente del Fai, tuttavia, ha visto “segni più incoraggianti di quelli che ho trovato quando sono venuta qualche tempo fa”, in particolare a luglio 2013, per la riapertura dell’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi, sala concerti in pieno centro.

“RIPORTARE IL TURISMO IN CITTA’”

“Dobbiamo riportare L’Aquila a essere meta di turismo e visite, deve tornare a vivere come luogo di attrazione turistica per aiutare lo sviluppo e la ripresa economica”.

Così la Buitoni ha ipotizzato le prospettive per il capoluogo abruzzese.

In tal senso, “le strategie sono finalizzate innanzitutto al recupero fisico dei beni culturali, nel senso che vanno restaurati, ma quello che preme al governo è che poi, a questo, deve seguire un percorso di valorizzazione”.

“LISTA NOZZE, SOLLECITEREMO CHI HA PROMESSO”

“Ci sono stati interventi del Kazakistan e della Germania, altri interventi per L’Aquila promessi da nazioni straniere sono rimasti solo promesse. Sarebbe una buona idea sollecitarle e lo faremo”.

Rispondendo ai cronisti, il sottosegretario ai Beni culturali ha parlato anche della cosiddetta “lista di nozze”, come definita nel 2009 dall’allora premier Silvio Berlusconi, di monumenti distrutti dal sisma del 6 aprile che sarebbero stati proposti ai Paesi esteri che si erano offerti di aiutare l’Italia.

Tra gli altri interventi anche quello della Federazione russa su palazzo Ardinghelli e della Francia sulla chiesa di Santa Maria del Suffragio, nota come “delle Anime Sante”, uno dei simboli dei crolli. Marianna Galeota