L’AQUILA – “Nei prossimi due mesi, entro la fine di giugno, con provvedimenti ad hoc, legislativi e amministrativi e delibere Cipe, il governo dovrebbe chiudere tutte le partite aperte sulla ricostruzione post-sisma dell’Aquila”.
Questa la promessa, nel palcoscenico del quinto Salone della ricostruzione di cui ha tagliato il nastro, del sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, che ha una delega specifica sul post-sisma aquilano.
Per partite aperte la De Micheli intende “le norme di governance, di trasparenza, le procedure accelerate e ovviamente le assegnazioni di personale per portare a regime la possibilità di utilizzare le ingenti risorse disponibili”.
Il problema della cassa, i soldi presenti in concreto sui conti correnti, a suo dire è superato perché “c’è stato un momento di cambio del soggetto pagatore per questioni normative. I pagamenti degli arretrati stanno andando avanti con regolarità – assicura – quindi non c’è un momento in cui i soldi non ci sono, il temo della cassa è di qualche giorno, stiamo pagando facendo anche le opportune verifiche”.
Restano a dir poco gelidi i rapporti con il Consiglio comunale del capoluogo, da cui l’ultima volta la De Micheli è fuggita dopo un’oretta di seduta straordinaria senza ascoltare tutti gli interventi, inseguita dagli strali dell’opposizione.
Alla domanda su una possibile “ricostruzione” dei rapporti con l’assemblea civica la De Micheli taglia corto: “Ragazzi, non voglio parlare di questo”.
“Questa quinta edizione è matura come il percorso di ricostruzione – afferma il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini – Il processo è a buon punto e anche le realizzazioni concrete. È stato fatto un lavoro straordinario tra istituzioni locali e governo”.
In relazione alla legge sulla ricostruzione, di cui lo stesso Legnini ha curato la stesura quando era sottosegretario alla Ricostruzione, aggiunge: “Un testo base che aiuta a completare la necessaria strumentazione normativa in direzione della trasparenza, dell’efficienza, della qualità e della legalità che sono obiettivi necessari. Ora la parola va al governo e parlamento che devono approvare il testo, mi auguro al più presto”.
“Quest’anno il salone è ancora più bello degli altri anni, grazie al lavoro dei ragazzi dell’Accademia – sottolinea il vicepresidente della Giunta regionale Giovanni Lolli – In questo posto sarà realizzato anche il Salone dei prodotti Tipici e tra poco arriverà in città anche l’Adunata nazionale degli alpini. Questi sono grandi momenti che servono come vetrina per la regione, per la città e per tutto il terriotorio, in cui mostriamo che qui ci sono anche opportunità, non solo disgrazie”.
“La ricostruzione è ormai andata – garantisce il sindaco, Massimo Cialente – dopo 8 mesi drammatici. La macchina che finalmente è partita, prima non aveva benzina. Ora resta solo il problema di avere più personale per smatire le pratiche. Le periferie al 90 per cento sono terminate: abbiamo rimesso nelle case quasi 52 mila persone. La mia preoccupazione ora, sulla quale sto lavorando è la ricomposizione sociale e economica della città”.
È scattata ieri mattina all’esterno del capannone Ex Agriformula di Monticchio (L’Aquila) dove si è inaugurato il V Salone della ricostruzione, la protesta dei lavoratori del cementificio del gruppo Sacci di Cagnano Amiterno dopo l’annuncio dell’avvio delle procedure di cassa integrazione per tutti gli 88 operai dell’insediamento aquilano.
Una dura tegola per il gruppo Sacci, che possiede il 6 per cento della quota di mercato italiano e 6 stabilimenti sul territorio nazionale, attanagliato da un grave debito che sta conducendo pian piano al rischio di chiusura per gli insediamenti di Castelraimondo (Macerata) e Pescara, dove attualmente sono impiegati 20 lavoratori.
“Abbiamo scioperato ieri mattina fino a quando la proprietà non ci ha dato sul pagamento dello stipendio arretrato – afferma Sandro Bartolini in rappresentanza degli operai – Quello che non riusciamo a capire è come sia possibile che non si lavori proprio all’Aquila dove sono aperti decine e decine di cantieri edili”.
A rassicurare i lavoratori stamane, anche il vicepresidente della Giunta regionale Giovanni Lolli e l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano (quest’ultimo tra l’altro originario di Cagnano) che si trovavano nell’insediamento Ex Agriformula per presiedere insieme alle autorità al taglio del nastro.
Intanto, il prossimo 12 maggio ci sarà un primo incontro nella sede della Regione di Palazzo Silone tra la proprietà, i sindacati, Lolli, e l’assessore Di Stefano per fare il punto della situazione.
“Il sito di Cagnano è stato penalizzato fin dalla prima emergenza post sisma – prosegue – Anziché trarre linfa dalla ricostruzione, siamo penalizzati”.
“Dobbiamo fare chiarezza sul futuro dell’azienda e sulle prospettive dato l’enorme debito che ha contratto negli anni – afferma Cristina Santella di Fillea Cgil – Vogliamo capire se c’è la possibilità di vendere dopo il fallimento della trattativa con Buzzi, ma non vorremmo che a rilevarla fosse un grande gruppo, perché c’è il rischio di una soppressione. Bisogna dare certezze ai lavoratori: è una crisi che coinvolge un intero territorio, visto che si tratta del più grande cementificio del centro Italia”.
“Uno dei paradossi della ricostruzione: l’unico cementificio aquilano che non vende il suo prodotto ai cantieri della ricostruzione – precisa Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil – Su questo dovrebbero interrogarsi istituzioni e associazioni imprenditoriali. La cementeria Sacci è un’azienda-territorio che ha grandi problemi finanziari. A Cagnano dà lavoro tutto il territorio con l’indotto: il sistema dei trasporti e dei servizi lavorano intorno alla Sacci”.
“C’è incertezza sul futuro – conclude – Seguiremo questa vertenza perché siamo in una situazione di concordato anche per la Sacci. Non possiamo permetterci di perdere anche questa azienda.
C’è “effervescenza nel cantiere più grande d’Italia”, secondo il presidente regionale dell’Associazione nazionale costruttori (Ance) Enrico Ricci.
“Nel resto della regione, invece, si paga la crisi che si soffre a livello nazionale – precisa – Questo salone che ha come tema la rigenerazione urbana vuole dare un contributo alla spinta per la ripresa del settore nell’ambito della rigenerazione dell’impresa sostenibile”.
Il salone è “un’occasione importantissima per capire lo stato della ricostruzione nell’ambito del confronto con le istituzioni presenti”, afferma il presidente provinciale dell’Ance Gianni Frattale.
“Siamo ottimisti in vista di una nuova fase della ricostruzione – prosegue – e onorati della presenza del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e del sottosegretario Paola De Micheli. Oggi è presente tutta la governance della ricostruzione e questo ci fa ben sperare”.
Un clima “caldo” quest’anno al salone, secondo l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che precisa: “negli anni passati è stato gelido, frutto anche delle gelate politiche che c’erano state”.
L’assessore si dice fiducioso, rispetto anche al recente stanziamento di 800 milioni di euro per il decimo elenco della ricostruzione.
“Aspettiamo le integrazioni dei tecnici per far uscire un corposo undicesimo elenco – dice – Oltre ai 250 milioni già messi sul mercato in questi giorni, ne arriveranno molti gli altri nei prossimi mesi, ma è necessaria la collaborazione di tutti, soprattutto quella dei tecnici della ricostruzione per velocizzare le integrazioni ai progetti. Ormai è qualche mese che insistiamo affinché siano presentate. Su 100 progetti dell’asse centrale ne sono stati licenziati solo 18, bisogna velocizzare le integrazioni”.
Una ricostruzione “rapida, trasparente, fattiva e condivisa anche per gli edifici sacri”.
È quanto si augura l’arcivescovo metropolita dell’Aquila monsignor Giuseppe Petrocchi che sottolinea l’importanza di “un modo di pensare condiviso e di una volontà convergente per velocizzare la ricostruzione” delle chiese del capoluogo, ferma in molti casi per i dubbi normativi sulle stazioni appaltanti dei lavori.
“Oggi al salone si mostrano gli aspetti tecnici e le grandi conquiste della scienza e della tecnica, ma la ricostruzione non è solo frutto di una strumentazione all’avanguardia – puntualizza – Sono certo che si potrà trovare una soluzione per edifici sacri, ma tutto dipende da questa questa legge in cantiere che dovrà risolvere alcune questioni oggettive e consentire l’apertura di percorsi che consentano una ricostruzione rapida”.
Prosegue intanto il lavoro nei cantieri dei paesi del cratere e, come annuncia il capo dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc) Paolo Esposito, ieri è stato firmato il 44 esimo piano di ricostruzione di Gagliano Aterno.
“Ci avviamo toccare quota 700 cantieri nel cratere – conclude – Oggi pomeriggio insieme al sottosegretario De Micheli affronteremo il discorso delle necessità della ricostruzione pubblica che stiamo esaurendo”.






