L’AQUILA – “Sono in una condizione di fame e non posso accedere a prestiti. Sono costretto a vendere la casa, non per capriccio, ma per poter vivere”.
Per questo motivo, ha chiesto il dissequestro della sua villa a Mola di Bari (Bari), il maresciallo dell’Esercito Rocco Ragone, finito agli arresti per 3 mesi nell’aprile del 2013 con l’accusa, nella veste di assistente tecnico, della cattiva realizzazione dei Moduli abitativi provvisori (Map) delle frazioni aquilane di Cansatessa, San Vittorino, Arischia e Tempera, poi sequestrati dalla magistratura.
I Map, 1.500 in totale, sparsi su tutto il territorio del capoluogo, furono realizzati subito dopo il sisma per far fronte all’emergenza abitativa.
L’istanza di Ragone per il dissequestro della villa, prima accolta dal Tribunale dell’Aquila, è stata poi annullata dalla Cassazione.
Ora Ragone, assistito dal suo legale, Amedeo Ciuffetelli, è ricorso in Appello e l’udienza presso il tribunale del Riesame ci sarà domani, lunedì 11 luglio.
“Vivo con una pensione inferiore allo stipendio che percepivo e ho dovuto lasciare il lavoro dopo un periodo di malattia – aggiunge – Sono costretto a vendere la villa perché ho pignoramenti ovunque”.
Ragone che aveva fatto parte della task force “Gran Sasso” della Protezione civile, creata per la verifica dell’esecuzione dei lavori di realizzazione dei Map, era stato accusato di corruzione, malversazione, estorsione e truffa.
Il sequestro della villa e dei conti correnti era stato eseguito contestualmente alla misura cautelare cha ha visto Ragone agli arresti domiciliari per 78 giorni nel 2013.
Sul banco degli imputati ci sono attualmente anche i due tecnici Luigi Giammarino e Mario Rinvenuto, mentre altri cinque funzionari di ditte sono stati prosciolti in sede di udienza preliminare.
La rischiesta di dissequestro è scaturita, come spiega Ciuffetelli, alla luce della perizia dell’ingegnere Paolo Toccini che il giudice per le udienze preliminari del tribunale ha designato come perito di ufficio, che “ha introdotto novità modificando lo scenario probatorio ed escludendo difetti costruttivi”.
La perizia di Toccini, ribadisce il difensore, ha sconfessato lo studio di Antonello Salvatori dell’Università dell’Aquila, consulente della procura, che aveva invece riscontrato problemi riconducibili a Ragone, facendo cadere le accuse di estorsione e malversazione.
La casa, secondo quanto affermato da Ragone “è stata costruita nel 2006 e ha avuto l’agibilità nel luglio 2007”, data in cui è andato a viverci con la sua famiglia.
“Ho comprato il terreno edificabile e ho costruito in base alla normativa, non volevo fare cose abusive come molta gente fa nelle zone di campagna – precisa Ragone – Ho venduto un immobile a Milano e chiesto un mutuo alla banca di 200 mila euro per finire di costruire la casa che è molto grande”.
“Secondo la procura l’avrei comprata dopo il terremoto del 2009, ma questo non è assolutamente vero – aggiunge – Ci sono anche atti notarili, del Comune e del catasto che accertano con tanto di date che è stata costruita ben tre anni prima”.
Intanto il 3 novembre il processo per la cattiva realizzazione dei Map entrerà nel vivo con la terza udienza dibattimentale e si ascolteranno i testimoni.
“Nel momento in cui una perizia attesta che non ci sono stati difetti costruttivi e sono cadute alcune delle accuse non capisco sinceramente perché non sia possibile procedere con il dissequestro – conclude – Non sono responsabile di niente, anzi ho fatto solo del bene all’Aquila”.




