L’AQUILA – “Questa è la reliquia, in gran parte è stata ritrovata, è ricostruibile in grandissima parte anche se manca ancora qualche piccolo frammento. Non è totale ma è qui, davanti a noi”.

Così il vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, ha annunciato a sorpresa l’avvenuto ritrovamento quasi completo della reliquia con il sangue di Papa Giovanni Paolo II.

A compiere il furto sacrilego tre giovani, scoperti e denunciati, tra venerdì e sabato scorso: si tratta di Simone Scopano, Davide Celletti e Alessandro Acierno.

Il ritrovamento è stato possibile grazie all’azione congiunta dei Carabinieri, che hanno condotto le indagini iniziali, e della Polizia, che ha curato gli ultimi sviluppi di ieri.

Quello che manca, ha spiegato D’Ercole, “sono due frammenti che erano tenuti da filamenti d’oro e che forse si sono strappati”. Il presule ha invitato a “perdonare gli autori del furto e ad approfondire il grande disagio sociale che c’è nell’Aquilano a partire da questa vicenda”.

In premessa, il questore del capoluogo, Vittorio Rizzi, ha parlato di un “segnale alla città dell’attenzione che le forze di polizia hanno per i reati contro il patrimonio, in particolare per questo che era un sacrilegio. Questo fatto ha scosso le coscienze – ha sottolineato – facile è stato per gli investigatori della Mobile, che avevano una trama investigativa già imbastita”, facendo riferimento al lavoro dell’Arma.

“La gente ci teneva molto, abbiamo dato una grande risposta. Non perderemo nessun valore, anzi aggiungeremo quello delle istituzioni che hanno operato insieme e la popolazione lo riconoscerà”, ha detto il sostituto procuratore della Repubblica, David Mancini, che ha coordinato l’inchiesta.

“È un insegnamento che ci viene – ha aggiunto – dietro la vicenda giudiziaria si nasconde il grandissimo disagio sociale di questi tre ragazzi che credevano di rubare qualcosa di grande valore economico e solo dopo hanno scoperto che cosa avessero preso”. Alberto Orsini

Il dirigente della squadra Mobile della questura, Maurilio Grasso, ha spiegato che nell’abitazione nella frazione di Tempera di uno dei denunciati “è stato rotto il reliquiario e il pezzettino di stoffa è stato lanciato via, non capendo di che cosa si trattasse. La Scientifica di Roma – ha aggiunto – questa mattina sta cercando gli ultimi frammenti”.

Annunciato anche l’arrivo di un cane molecolare, per cercare di trovare le ultime tracce. In ogni caso, le ricerche verrano sospese oggi, anche perché la pioggia le rende sempre più difficoltose.

Grasso ha svelato anche la dinamica del furto. “Uno dei ragazzi lavora come elettricista e, nel fare lavori nella zona della chiesetta, ha notato il reliquiario, pensando che fosse di gran valore per ricettarlo – ha proseguito – Perciò ha organizzato questo furto con i due compagni di sventura, addirittura collegando una luce e il frullino al palo dell’Enel per poter operare”.

“In qualche minuto hanno preso tutto e sono fuggiti per i campi, incontrandosi con il terzo complice, che faceva da palo, ad Assergi”, ha concluso.

Per i carabinieri è intervenuto Roberto Ragucci, comandante del nucleo informativo del reparto operativo. “Da subito non avevamo tralasciato alcuna pista – ha ricordato – Subito dopo la scoperta avevamo organizzato una battuta con 50 militari, pensando che in caso si fosse trattato di criminalità spicciola locale potessero essersi disfatti subito della reliquia”.

“Il pressing invetigativo, assieme all’azione dei media, ha intimorito i ladri, che negli interrogatori hanno fatto tutti riferimento alla paura che hanno avuto quando hanno capito di aver avuto tra le mani qualcosa di scottante”, ha concluso.

Tra i presenti anche il comandante provinciale dei carabinieri, Savino Guarino, e il responsabile della squadra Volanti della Polizia, Enrico Rendesi.

 
TROVATI ANCHE GLI ULTIMI FRAMMENTI E FILAMENTI

La reliquia di Papa Giovanni Paolo II viene considerata del tutto ritrovata dagli inquirenti, anche se ovviamente non ha più l’aspetto di prima del furto.

Altri frammenti, di cui tre filamenti ricollegabili alla parte di reliquia che si trova intorno al pezzo di stoffa intrisa di sangue del pontefice polacco, sono stati ritrovati durante le ricerche effettuate nel pomeriggio nel garage del progetto C.a.s.e. di Tempera (L’Aquila), dove abita uno dei tre giovani denunciati a piede libero per il furto del prezioso oggetto di culto e di una croce, trafugati presso il santuario di San Pietro della Ienca, alle falde del Gran Sasso, nella notte tra sabato e domenica.

Infine, gli ultimi filamenti di seta dorata, che sostenevano, attraverso una cucitura, il sacro resto nella teca, sono stati trovati sotto un letto, all’interno dell’appartamento di Tempera, anche con l’aiuto dei familiari dell’indagato, che sono stati molto disponibili.

Tutti i frammenti sono stati controllati con la Curia aquilana a cui sono stati riconsegnati per essere integrati alla reliquia già assemblata dal vescovo ausiliare dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, il quale ha sottolineato che la reliquia è ricostruibile nella quasi totalità.

All’Aquila da Roma è arrivato personale della polizia Scientifica dell’unità Analisi crimini violenti, in particolare esperti in ritrovamento tracce, che hanno utilizzato il cane molecolare e luci forensi di varie lunghezze d’onda.

Per il dirigente della Mobile, Maurilio Grasso, “è stato un miracolo ritrovare tutto, d’altra parte don Luigi aveva detto ‘vedrete che il papa si farà trovare’ e così è stato”.

“Manca ancora qualcosa, ma si tratta di frammenti piccolissimi che non si vedono neanche per terra”, ha aggiunto.

Sul furto sacrilego Grasso ha precisato che la reliquia “è stata rotta nel garage di uno dei giovani denunciati e il pezzettino di stoffa è stato lanciato via, non capendo di che cosa si trattasse”.

Il vescovo ausiliare del capoluogo, monsignor Giovanni D’Ercole, si è detto “molto contento. Sull’offerta della Scientifica di ricostruire la reliquia – ha aggiunto – deciderà l’arcivescovo monsignor Giuseppe Petrocchi. Speriamo che la ricostruzione della reliquia spezzettata sia un segno per la ricostruzione della città in frantumi dopo il terremoto del 6 aprile 2009”.

LA SCIENTIFICA LA RICOSTRUIRA’

La reliquia di papa Giovanni Paolo II, rubata nella chiesa di San Pietro della Ienca e spezzata dai tre giovani autori del furto, potrebbe essere ricomposta definitivamente dalla polizia Scientifica, in particolare il tessuto intriso di sangue del pontefice.

Il questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi, ha offerto questa possibilità all’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, che ora dovrà dare una risposta.

Ricomposta una prima volta stamani dal vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, la reliquia comunque non verrà restaurata e non sarà ricollocata nel santuario alle falde del Gran Sasso, zona cara al beato.

Secondo quanto appreso da fonti della Curia, infatti, sarà presa in consegna dall’arcivescovo Petrocchi.

IN ARRIVO UNA NUOVA DA ROMA?

Intenzione della chiesa aquilana è chiedere una nuova reliquia alla Postulazione della causa di canonizzazione del pontefice che sarà proclamato Santo ad aprile.

Nel santuario la reliquia restaurata o quella nuova torneranno, però, solo dopo l’installazione di sistemi di sicurezza: il luogo sacro è ora incustodito.

“Ci auguriamo che ci venga donata una nuova reliquia – dicono dalla Curia – perché i pellegrini non vedano frammenti, ma un’immagine nuova”.