L’AQUILA – L’adeguamento tecnologico degli strumenti a disposizione delle strutture pubbliche e private, e in particolare di quelli utilizzati dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, la formazione dei professionisti e del personale sanitario, una campagna di comunicazione presso la cittadinanza e interna alle Asl.
Questi gli obiettivi che il governo si è posto, con un decreto legge del 2022, per accelerare l’entrata a regime del Fascicolo sanitario elettronico, per colmare in ritardo accumulato, mettendo sul piatto, da ripartire tra le Regioni, ben 610.390.000 milioni di euro a valere sui fondi del Pnrr.
Una sfida a cui è stata chiamata anche la Regione Abruzzo, che in base al cronoprogramma ministeriale ha varato a settembre 2024 un importante Piano di azione, che ora sta entrando nel vivo, potendo contare su 15,8 milioni di euro, e con la regia di una task force con al vertice l’assessore alla Salute Nicoletta Verì e del dipartimento Sanità, di cui è direttore da fine dicembre l’ingegnere Camillo Odio.
Dopo due anni importanti obiettivi sono stati già centrati, in termini di infrastrururazioni informatiche e utilizzo da parte di medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, resta da aggredire la vera criticità, che accomuna l’Abruzzo a tutto il Paese, rappresentata dal quel misero 2% della popolazione abruzzese che, in base alla normativa della privacy, ha dato il consenso all’accesso ai suoi dati clinici.
Il “Piano Operativo Fascicolo sanitario elettronico 2.0” della Regione Abruzzo, predisposto dal servizio Flussi Informativi del dipartimento Sanità, è stato approvato dalla giunta del presidente Marco Marsilio, di Fdi, con la delibera 538 del settembre 2024.
Suo obiettivo quello di mandare a regime uno strumento rivoluzionario, il Fascicolo sanitario elettronico, per rendere più efficiente la sanità, garantendo l’interscambio delle informazioni cliniche e avere un quadro generale del paziente senza che sia lui a raccontarlo e senza organizzare carte che possono risultare parziali, un cruscotto on line sempre aggiornato, consultabile su tutto il territorio nazionale dai medici, con immessi vantaggi per la qualità, le tempistiche e affidabilità delle prestazioni, anche quelle salva vita e in caso di emergenze.
Un piano che deve essere calato a terra da una task force che coinvolge le quattro Asl e gli uffici regionali, come detto con la regia di Verì e Odio, che che ha preso il posto di Emanuela Grimaldi, andata via a settembre, dopo essere entrata in rotta di collisione con l’esecutivo sulle politiche di contenimento del deficit, a dirigere il dipartimento Cultura e Sociale.
In base all’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute, in Abruzzo il Fse è già utilizzato dal 94%, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, nella media nazionale, superando dunque l’obiettivo posto dal Ministero e a caduta dal Piano regionale, dell’85%. Resta ora da incrementare l’utilizzo anche da parte dei medici specialisti, ad oggi al 54%.
La vera criticità è invece rappresentata dal bassissima percentuale della popolazione che ha dato il consenso alla consultazione dei propri documenti clinici già presenti e caricati in automatico nel Fse da parte di medici ed operatori sanitari. Senza l’assenso infatti il fascicolo resta un prezioso contenitore inutilizzabile.
Un problema nazionale, anche se l’Abruzzo è regione fanalino di coda, tanto che il Ministero ha appena varato una campagna promozionale su televisioni, radio e social, in vista della data cruciale del 30 marzo entro la quale il Fascicolo dovrà entrare a regime, in modo uniforme e coordinato, su scala nazionale, secondo il cronoprogramma dettato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che ha destinato a questa finalità ben 1,3 miliardi di euro complessivi.
Tornando dunque al Piano regionale della Regione Abruzzo: il Pnrr ha messo a disposizione 7.743.145 euro per il “potenziamento delle infrastrutture digitali”, e 8.150.558 euro per “l’incremento delle competenze digitali”, per un totale di 15.893.703 euro, dal 2022 al 2025.
Nel Piano, in premessa, si ricorda innanzitutto che la Regione Abruzzo ha già predisposto e in buona parte attuato un proprio Piano di adeguamento tecnologico (Pat), per il potenziamento delle infrastrutture digitali, posizionandosi nella Fascia A rispetto al raggiungimento degli obiettivi annuali dettati dal Ministero.
Questo grazie “ad una ricognizione di tutti i software utilizzati sul territorio regionale, dettagliando per ognuno il nome dell’applicativo, il fornitore, la tipologia documentale prodotta, la tipologia di firma digitale apposta sul documento, qualora presente, e se tale applicativo conferisce o meno su Fse”.
In particolare i migliori risultati sono stati ottenuti per i referti di medicina di laboratorio, di radiologia, per il verbali di pronto soccorso, per le lettere di dimissione ospedaliera, per le schede di singola vaccinazione e per i certificati vaccinali.
A buon punto l’adeguamento tecnologico degli applicativi refertanti in uso ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, in particolare per l’implementazione del Profilo sanitario sintetico (Pss), strumento molto importante nel caso ad esempio di un paziente che arriva in pronto soccorso e non è in grado di comunicare. Con il Pss i medici possono comunque accedere a una versione ridotta del fascicolo, anche senza assenso del paziente, che contiene informazioni fondamentali come le allergie note, le patologie croniche, le terapie farmacologiche in corso.
Va ricordato che la Commissione Europea nell’erogazione del Pnrr ha fissato come obiettivo il raggiungimento dell’85% dei medici di base che alimentano il Fse entro il quarto trimestre 2025.
Come detto obiettivo già centrato dalla Regione Abruzzo. Tenuto conto che già a settembre 2024 era stata completata la mappatura preliminare degli applicativi in forza ai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta per la produzione del Profilo sanitario sintetico, era stata avviata la mappatura dello stato della diffusione della firma digitale, era stata approvata la metodica per collegare le cartelle cliniche elettroniche al Fse 2.0.
C’è poi nel Piano il capitolo della formazione dei professionisti sanitari alla transizione digitale, con una “attività di adeguamento delle loro competenze, che rispetto a quella di potenziamento dei sistemi informativi, si pone in parallelo ed in maniera del tutto speculare”.
Per quanto riguarda la formazione destinata al management regionale, aziendale e ai formatori che erogheranno il programma a livello regionale sono stati individuati dei fornitori di corsi di formazione professionale, è stato predisposto un Tavolo di coordinamento regionale e i gruppi aziendali di lavoro costituiti dai referenti regionali e aziendali di formazione.
Il Tavolo, recita il Piano, ha come compito in particolare quello di pianificare le attività di formazione in un contesto di omogeneità e coerenza, con “pacchetti di formazione”, con il possibile coinvolgimento di stakeholder esterni (ordini professionali e associazioni di categoria della sanità privata) e con la prospettiva “di creare un portfolio delle “digital skills Fse 2.0”, definito come “l’insieme delle conoscenze, abilità e disposizioni ad agire che ciascun professionista deve possedere per potere agire in maniera digitalmente fluente e responsabile la propria
professione, per fare la propria parte e supportare l’organizzazione a raggiungere gli obiettivi FSE”
Infine, ma non meno importante, c’è il Piano di comunicazione, rivolto sia all’interno del perimetro sanitario sia all’esterno, ai cittadini. Questo attraverso incontri informativi, convegni ed eventi, campagne sui mezzi di informazione e sui social, produzione di materiale cartaceo, cartellonistica, e comunicazioni e circolari interne alle Asl, creazione di video tutorial.
All’uopo è stato istituito un Tavolo di coordinamento regionale di comunicazione con l’obiettivo di “rendere noto il nuovo standard Fse 2.0, sottolineare quanto sia utile il nuovo Fascicolo, se sufficientemente popolato di dati e documenti clinici, e enfatizzare i vantaggi potenziali per tutti gli utenti, siano essi assistiti che professionisti sanitari”.






