L’AQUILA – Barriere linguistiche invalicabili, status giuridici in via di definizione, 25 euro da farsi bastare almeno per i prossimi dieci giorni e qualche indumento nuovo.

Sono solo alcuni degli elementi alla base della maxi-rissa scoppiata il 10 maggio 2023 all’interno del Centro di accoglienza di Ofena (L’Aquila): a scontrarsi, in quell’occasione – ricorda Il Centro -, furono cinque pakistani contro otto bengalesi, arrivati alle mani mentre erano tutti in fila per ritirare il cosiddetto pocket money, il gettone di sostentamento che spetta a ognuno di loro in attesa che imparino la lingua e poi un mestiere, così da andare da soli sulle loro gambe.

Secondo quanto ricostruito, la rissa sarebbe scoppiata dopo un raid all’interno dell’ufficio dei responsabili della struttura durante le operazioni di consegna dei 25 euro a ognuno degli ospiti. Con uno di loro che intanto chiedeva conto del permesso di soggiorno e dei vestiti puliti. Un paio di scambi verbali tra due ragazzi di diversa etnia, forse un’occhiata di troppo. Poi gli spintoni e i primi pugni, con l’arrivo dei rispettivi connazionali pronti a dare manforte all’uno e all’altro.

Due le persone successivamente giunte in pronto soccorso, tra cui uno che perdeva sangue dall’orecchio. Con gli avvocati difensori che, a processo, hanno tutti puntato sull’equivoco linguistico, figlio di una condizione di difficoltà oggettiva nel comunicare le rispettive ragioni.

Motivazioni che hanno infine spinto il giudice a emettere il suo insindacabile verdetto: tutti assolti per non aver commesso il fatto. E l’integrazione dei tredici imputati, nonostante pugni e stampellate, continua.