FARINDOLA – “Non mi sento un omicida. Le accuse pesano sulla coscienza e proprio per questo sto lavorando con i miei legali perché voglio dimostrare la mia innocenza”.
Così il sindaco di Farindola (Pescara), Ilario Lacchetta, iscritto nel registro degli indagati per la tragedia dell’hotel Rigopiano travolto da una valanga il 18 gennaio scorso, rispondendo ai cronisti che lo interpellavano sulle accuse mosse da alcuni parenti delle 29 vittime secondo i quali i loro cari sono stati uccisi.
La vicenda dell’hotel, ha aggiunto, “apre la visione su un sistema che non funziona, frutto dei tagli agli enti locali e della situazione di amministratori e sindaci, che hanno pochi poteri e tante responsabilità”.
“Rifarei tutto quello che ho fatto. In piena emergenza ho gestito la situazione con tutte le mie forze e anche di più. Se avessi avuto la sfera di cristallo non staremmo qui a parlarne” ha aggiunto il sindaco, a margine di un convegno sulla sicurezza sul lavoro organizzato a Farindola da Confindustria Chieti-Pescara, ricordando che tutta la zona era coperta da metri di neve e che “c’erano persone, anziani, bambini e disabili bloccati in casa”, mentre “l’albergo non era un’emergenza specifica, ma rientrava nell’emergenza complessiva”.
“Il fatto di essere indagato – ha proseguito – ha il valore procedurale di un atto dovuto per il ruolo che ricopro. È anche una garanzia per me che mi consentirà di dimostrare la mia innocenza. È giusto che gli inquirenti facciano le dovute indagini e che emerga la verità su questa tragedia. Mi aspettavo da mesi l’avviso di garanzia e ora è arrivato. Penso di aver fatto tutto quello che potevo fare – ha concluso – e insieme con i miei legali ricostruirò tutto il mio operato”.





