PESCARA – “Respingiamo con forza la richiesta di dimissioni del presidente della Provincia Antonio Di Marco avanzata dal gruppo di Forze di Libertà.- Il garantismo e la presunzione di innocenza non possono essere valori intermittenti, da sbandierare occasionalmente e solo quando a ricevere un avviso di garanzia è un compagno di partito”.

Così il segretario regionale del Partito democratico, Marco Rapino e il responsabile dem di Pescara, Enisio Tocco sulla richiesta di dimissioni avanzate dal centrodestra a seguito delle novità giudiziarie sulla vicenda di Rigopiano.

“Quello che è successo a Rigopiano – affermano – ha rappresentato un dramma senza precedenti per la nostra regione, una ferita profonda che difficilmente gli abruzzesi riusciranno a rimarginare. Tutti noi vogliamo la verità, vogliamo capire cosa è accaduto e, se ci siano state delle responsabilità che hanno portato a quella tragedia, individuarne i responsabili”.

Per Rapino e Tocco “la magistratura sta lavorando in tal senso e noi abbiamo piena fiducia nel suo operato, certi che si arriverà quanto prima a una conclusione dell’iter giudiziario. Detto ciò, ci sembrano, però, incomprensibili le richieste di dimissioni avanzate dal capogruppo Vincenzo D’Incecco, mosse sulla base di intercettazioni telefoniche pubblicate a macchia dai quotidiani e su una supposta ‘non lucidità’ del presidente della Provincia di Pescara”.

“Antonio Di Marco in questi anni ha dimostrato di lavorare sempre con passione e impegno – rivendicano – e siamo certi che lo continuerà a fare, in attesa, ovviamente, di chiarire la sua posizione davanti ai giudici”.

“Consigliamo al centrodestra, infine – concludono i due segretari del Pd – di non cavalcare una vicenda così dolorosa per meri scopi politici e di guardare all’interno del proprio partito, ricordando che la presunzione di non colpevolezza è un diritto sancito non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dall’articolo 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.