PESCARA – Consegnati questa mattina, agli ultimi 14 indagati nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), gli avvisi di garanzia, con il contestuale invito a presentarsi presso la Procura di Pescara per gli interrogatori.

Si tratta di un filone dell’inchiesta che mira a fare luce sulla mancata realizzazione della Carta Valanghe e che chiama in causa i vertici dell’amministrazione regionale abruzzese dal 2007 ad oggi, insieme a diversi funzionari regionali, tutti accusati, a vario titolo, di omicidio, lesioni e disastro colposo, in merito alla tragedia del resort che fu travolto da una valanga nel gennaio 2017.

Tragedia che costò la vita a 29 persone.

Gli interrogatori cominceranno il prossimo 19 giugno e si concluderanno il 27 dello stesso mese.

Il prossimo 19 giugno il procuratore della Repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, e il sostituto Andrea Papalia, ascolteranno Carlo Visca, direttore del Dipartimento regionale di Protezione civile dal 2009 al 2012; Giovanni Savini, direttore dello stesso Dipartimento per tre mesi nel 2014; Vincenzo Antenucci, dirigente del Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013.

Il 20 giugno saranno interrogati l’ex governatore Ottaviano Del Turco, l’ex vicepresidente della giunta Enrico Paolini, gli ex assessori, con delega alla Protezione civile, Tommaso Ginoble e Mimmo Srour.

Il 21 giugno sarà la volta dell’ex governatore Gianni Chiodi e degli ex assessori alla Protezione civile, Daniela Stati e Gianfranco Giuliante.

Il 26 giugno toccherà all’attuale presidente e senatore Luciano D’Alfonso, e all’attuale sottosegretario alla presidenza con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca.

Gli interrogatori si concluderanno il 27 giugno, quando a comparire davanti ai magistrati saranno Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile, e il dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile, Antonio Iovino.

Tra gli ultimi indagati, nello stesso filone dell’inchiesta, anche l’ex direttore regionale Cristina Gerardis.