L’AQUILA – Due enti come da prima ipotesi ufficiale del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Fi, e perché non uno soltanto, come propone Massimo Verrecchia capogruppo di Fdi? Ma anche quattro o tre, come da proposte del teramano Paolo Gatti, meloniano presidente della quinta commissione salute?
La riforma della gestione del ciclo idrico, a firma del 50enne Sospiri, ha da poco cominciato il suo iter nelle commissioni, molto probabilmente lungo, ma divisioni e scontri intestini nel centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, si aggiornano di giorno in giorno, se non di ora in ora.
In un comparto ricco, un tempo centro di sprechi, e in una regione che ha una tradizione di buona disponibilità di acqua, la battaglia politica è sul numero delle società di gestione: ma soprattutto in un contesto più sotterraneo, come si mormora nei corridoi dei palazzi delle istituzioni regionali, in gioco è lo status di acqua pubblica, sancito da un referendum, oppure privatizzata, e questo alla luce delle future possibili gare.
Nella norma si parla di società in house, ovvero pubbliche, ma il punto è che Aca di Pescara, Sasi di Lanciano, Saca di Sulmona, Ruzzo di Teramo e Cam di Avezzano sono in scadenza nel 2027, con la Ruzzo che ambisce ad una proroga al 2030, perché coinvolta nella messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, mentre la Gran Sasso acqua dell’Aquila è in scadenza nel 2031, e a determinate condizioni potrebbe esserci l’avvento del privato. Le società hanno come unica speranza di sopravvivere al mercato unendosi e puntando su un fatturato di almeno 300 milioni di euro per evitare di essere rimpiazzate da grandi player.
E sull’ipotesi di una futura privatizzazione, come emerge da ambienti meloniani, parte di Fdi vorrebbe l’avvento del colosso Acea, dell’imprenditore Gaetano Caltagirone, in questo giro di giostra salito sul carro di Giorgia Meloni, con chi invece nel centrodestra vorrebbe mantenere seppur in numero minore, centri di potere, consenso e nomine, in mano pubblica, leggasi partitica, o a disposizione di questo o quel potentato. A rimetterci di più, con la semplificazione, sarebbe la provincia dell’Aquila, che ha ben tre società di gestione, Gran Sasso acqua, Cam e Saca.
E non finisce qui: a remare contro la riforma, c’è anche il sindaco dell’Aquila, il 50enne Pierluigi Biondi, di Fdi, responsabile nazionale Enti locali di Fdi, nonché presidente dell’Anci Abruzzo, che con Sospiri ha il dente avvelenato. E non sarebbe certo il primo scontro tra i due politici, tra i più potenti d’Abruzzo entrambi proiettati verso il parlamento alle elezioni del 2027.
Obiettivo principale della legge, considerata priorità dell’agenda d’autunno di Marsilio, assieme alla legge elettorale, è la creazione dell’Ambito territoriale unico regionale (Atur), suddiviso in due soli sub ambiti, ciascuno con un gestore unico, da individuare alla scadenza delle concessioni attualmente in corso, per “il perseguimento di economie di scala, il reperimento di risorse per l’efficientamento del servizio, l’uniformità delle tariffe”, con una gestione accentrata degli acquisti.
A individuare i due sub ambiti sarà la Regione, su proposta dell’Ersi, l’Ente regionale servizio idrico, secondo criteri fisici, demografici e tecnici. E non è detto che la ripartizione sarà quella delle province di L’Aquila e Teramo e delle province di Pescara e Chieti. Nasceranno poi due Assi, le assemblea dei sindaci, il cui presidente sarà il presidente della provincia con maggior numero di abitanti, con funzione di controllo e indirizzo.
Ma annunciati i contenuti della riforma, il consigliere regionale di Fdi, Paolo Gatti, il secondo più votato alle elezioni di marzo 2024, con quasi 11mila voti, a stretto giro, ha subito rilanciato a quattro enti gestori, in primis per preservare l’autonomia della Ruzzo Reti teramana, formulando poi una proposta a tre nella seduta congiunta della prima Commissione Bilancio e della seconda commissione Territori, che ha iniziato le audizioni sul progetto di legge.
In un primo comunicato stampa Gatti ha scritto che “bene ha fatto il collega Sospiri a prendere l’iniziativa di una legge di riforma non più procrastinabile, ma mi pare di cogliere un sentimento largamente diffuso, finalizzato a una gestione provinciale dell’acqua e quindi con 4 soggetti gestori. Così come, d’altra parte, pure quattro sono le Asl in Abruzzo”, non mancando di ricordare che il Ruzzo, di cui è presidente la sua fedelissima Alessia Cognitti, “che poco più di dieci anni or sono agonizzava in uno stato prefallimentare, è diventata un’azienda seria, moderna e ben organizzata, e che certamente si pone come buon esempio di gestione del prezioso bene acqua, in tutte le sue sfaccettature”. Poi è arrivata la proposta a tre enti gestori.
Spostandosi in provincia dell’Aquila, il capogruppo di Fdi, l’avezzanese Massimo Verrecchia, oltre 7mila voti, ha portato sul tavolo della commissione la proposta di un unico gestore regionale, quasi provocatoria, visto che con la formula a due, ma anche a quattro, alla fine dei conti sarebbe la provincia aquilana la più penalizzata, dove sono come detto gestori la Gran Sasso acqua nel capoluogo, presidente Ivo Pagliari, il Cam nella sua Avezzano, presidente Alfredo Chiantini, la Saca di Sulmona, presidente Luciano Di Biase.
E corre voce che già sia al lavoro una fronda trasversale nel centrodestra a difesa dell’Aca di Pescara, presidente Giovanna Brandelli, e della Sasi di Lanciano, presidente Nicola Scaricaciottoli.
Non vede affatto di buon occhio la riforma nemmeno Biondi, innanzitutto perché comprometterebbe nel capoluogo uno dei suoi feudi, la Gsa, come pure al pari di Verrecchia teme che la provincia dell’Aquila sarà la più penalizzata dalla semplificazione e temendo un ulteriore spostamento dell’asse del potere verso la costa.
Biondi e Sospiri poi non si amano di certo: in occasione della nomina a presidente Anci, il presidente del Consiglio non l’ha certo aiutato, lavorando anzi ad altre ipotesi, a timbro pescarese. C’è stata poi la vicenda dell’emendamento alla legge regionale che consente di affidare l’incarico di comandante a un dirigente esterno alla Polizia locale, ribattezzata “norma pro L’Aquila”, dove Biondi vuole appunto nominare un comandante dirigente, a dispetto anche si sentenze contrarie del Tar.
Ebbene Sospiri, dopo l’approvazione si era detto pronto a “revisioni e correzioni” di un testo anche per lui poco convincente, scatenando l’ira di Biondi, che è arrivato ad accusarlo di un “attacco mirato al Comune dell’Aquila”.
Con un nome che già aleggia, l’Acea spa, colosso misto pubblico-privato i cui azionisti sono Roma Capitale, l’azienda francese Suez e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, a capo del colosso delle costruzioni costruttore ed editore anche del quotidiano Il Messaggero. Ipotesi quest’ultima perorata da Fratelli d’Italia, ma che trova resistenze nel centrodestra e anche in Forza Italia.
Dovrà essere comunque l’Ersi, di cui è presidente Luigi Di Loreto, a decidere di confermare le attuali cinque società di gestione nel 2027, dovendone però motivare la scelta all’Arera, l’autorità di regolazione che per lo Stato si occupa anche di ciclo idrico. Oppure potrà bandire una gara europea.
Nel secondo caso solo l’Aca e la Sasi avrebbero una condizione economica ed i requisiti per partecipare alla gara. Con ben poche possibilità però contro l’Acea, primo operatore nel settore idrico in Italia per 59.000 chilometri di rete idrico potabile e 7 centrali idroelettriche, con oltre 10 milioni di cittadini utenti, a Roma e Frosinone, e in altre aree del Lazio, Toscana, Umbria, Campania e Molise, ed anche in America Latina, ovvero in Honduras, Repubblica Dominicana e Perù. (f.t.-b.s.)





