L’AQUILA – “È ora di sedersi e discutere insieme di ciò che per vent’anni si è messo da parte. La riforma della giustizia in Italia è un tema fondamentale che deve necessariamente portare benefici anche all’economia”.
Questo lo spirito con cui Michele Fina e Carlo Peretti, rispettivamente presidente abruzzese del movimento Rifare l’Italia e presidente dell’Ordine degli avvocati della provincia dell’Aquila, affronteranno l’importante convegno ‘La riforma della giustizia e lo sviluppo del Paese’, sabato 18 ottobre alle 9.30 presso il Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila, un evento nazionale promosso nel capoluogo abruzzese cui prenderanno parte, tra gli altri, Andrea Orlando, ministro della Giustizia, Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura e Susanna Camusso, segretario generale Cgil.
Il convegno è organizzato in collaborazione con la sezione abruzzese dell’Associazione nazionale magistrati, l’Ordine degli Avvocati dell’Aquila, il Consiglio degli Ordini Forensi d’Abruzzo, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo e la facoltà di Economia dell’Università dell’Aquila.
Il nostro obiettivo – spiega Fina ad AbruzzoWeb – ha l’obiettivo di far discutere dei soggetti che generalmente non lo fanno. Credo sia un segnale fortissimo, un momento di confronto che vale tantissimo. La giustizia in questi venti anni è stata sostanzialmente scontro con la politica, certo un tema tra i più importanti, ma non è il solo”.
“Non sono poche le aziende internazionali che rinunciano ad investire nel nostro Paese, per i tempi lunghi dei processi e della burocrazia – prosegue – Insomma, noi proviamo a dire, anche con Confindustria e con i rappresentanti delle piccole e medie imprese e con le banche, ma anche con i sindacati, che è ora di contribuire a rimettere al centro del dibattito pubblico una riforma della giustizia che faccia davvero il bene dell’Italia”.
A tal proposito, ricorda Fina, “lo scorso 28 agosto con il movimento abbiamo presentato una proposta di riforma della giustizia, ora in Parlamento, che punta dritta per il rilancio economico del paese. La battaglia si deve fare insieme, con tutti i soggetti in campo, senza steccati ideologici. Altrimenti, ci si occupa sempre e solo di lotte politiche”.
Per Carlo Peretti, “una delle buone notizie è che un momento importante sulla strada della riforma della giustizia passa per una città che ha bisogno di essere ricostruita”.
“L’Italia ha un bisogno estremo di riforma della giustizia – il pensiero di Peretti – ed è un bene che ci sia un ministro guardasigilli come Orlando, che vuole dare un impulso forte a certe istanze e che non considera gli avvocati come semplici fornitori di servizi. Nel nostro Paese, comunque, ci sono milioni di cause sui contenziosi, ad esempio, perché, come per altre situazioni, le norme sono troppe e contraddittorie. Se ci fosse una semplificazione a monte delle regole sostanziali, la macchina della giustizia peserebbe di meno”.
“Il guaio – conclude – è che in decenni di storia italiana, per cercare di tutelare al meglio i cittadini in tutte le posizioni, le norme si sono accavallate. Ora, più norme contraddittorie ci sono, più si generano contenziosi. E il legislatore impazzisce, ha pochi strumenti a disposizione per districarsi. E purtroppo c’è una carenza di personale dei tribunali che è cronaca, da una ventina d’anni non si fanno più concorsi. Gli impiegati invecchiano e non vengono sostituiti. Si tenta di coprire questo vuoto attraverso il processo civile telematico, ma è impossibile che lo faccia, senza contare che non è ancora a regime. Credo, inoltre, che ci vogliano più magistrati per le pronunce”.






