L’AQUILA – Esplode in provincia dell’Aquila la guerra dei rifiuti: ben 41 sindaci  in maggioranza del centrodestra, ma anche civici e di centrosinistra, in qualità di rappresentanti dei comuni soci, contestano duramente la nomina di Franco Gerardini, storico dirigente regionale, ad amministratore unico del Cogesa, la società di gestione rifiuti dell’area peligna e subequana, avvenuta  31 dicembre, voluta in primis dal comune di Sulmona, socio con maggior numero di quote, e dal suo sindaco di centrosinistra, Gianfranco di Piero.

Il numero dei sindaci del fronte del no potrebbe aumentare nelle prossime ore, da quanto si apprende.

Dopo l’incontro svoltosi lunedì all’hotel Meeting Santacroce a Sulmona, con una durissima nota di oggi, i rappresentanti dei 41 Comuni contestano che l’elezione sia stata decisa “da una assemblea dei soci ridotta al 30% delle quote, in assenza del quorum assembleare previsto dallo Statuto”. E non è tutto:  “il nuovo amministratore risulta nominato da soli 6 sindaci, i quali costituiscono una netta minoranza rispetto ai 66 di cui è composta la compagine sociale”. Chiedono dunque un passo indietro di Gerardini, evocando il rischio che i suoi atti possano risultare nulli.

L’assemblea del Cogesa, realtà con quasi 200 dipendenti, va ricordato, si compone di 67 Comuni, per un totale di 1.200 quote, in base alla popolazione, in più L’Aquila è presente con l’Asm, la sua società dei rifiuti, che ha una sola quota.

A votare l’immediata uscita di scena del presidente Nicola Guerra e dei consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto, estromessi per “giusta causa” sono stati i sindaci di Sulmona, che ha da solo ha 200 quote, assieme a Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro e Cansano, che aveva la delega anche di Vittorito e Tornimparte.

In tutto 466 quote societarie, e non le 600 necessarie per raggiungere la soglia di maggioranza. Molti dei sindaci presenti in assemblea, quasi tutti appartenenti all’area del centrodestra, non erano infatti favorevoli all’immediata uscita di scena del cda e non hanno partecipato alla votazione finale, facendo così mancare il numero legale.

A prendere le redini del Cogesa, nominato lo stesso giorno, è così arrivato Gerardini, ex esponente del Partito Comunista Italiano, ex sindaco di Giulianova, due volte parlamentare, dirigente regionale del settore rifiuti, dal 2016 al 2019 commissario straordinario dell’Ater di Teramo. Elezione avvenuta con un un numero ancora inferiore di quote, 320, visto che Pratola e Vittorito non lo hanno votato.

Da qui la rabbia dei sindaci e commenta ad Abruzzoweb Luigi Fasciani, sindaco di Molina Aterno, Fdi, tra i fautori dell’iniziativa: “va ripristinato un principio democratico, siamo i primi a non volere lo scontro, non possono decidere le minoranze, e spero che si possa ricostituire una unità di intenti. C’è  infatti il rischio che gli atti di un  amministratore unico non legittimamente eletto, possano essere inficiate, nel momento in cui dobbiamo invece contrastare il caro energia, e rilanciare il Cogesa, che potrebbe diventare davvero un fiore all’occhiello”

Oltre a Molina Aterno hanno preso posizione, firmando la lettera, i comuni di  Prezza, Roccacasale, Castel Di Sangro, Bugnara, Ofena, Introdacqua, Goriano Sicoli, Corfinio, Campo Di Giove, Anversa Degli Abruzzi, Cocullo, Ateleta, San Demetrio ne’Vestini Fagnano Alto, Sant’Eusanio Forconese, Scanno, Alfedena, Villalago, Caporciano, Raiano, Secinaro, Castelvecchio Calvisio, Castel Del Monte, Castel Di Ieri, Calascio, Villa Santa Lucia, Fossa, Santo Stefano Di Sessanio, Carapelle Calvisio, Villa Sant’Angelo, San Benedetto In Perillis, Tione Degli Abruzzi, Collepietro, Scoppito, Capestrano, Prata D’Ansidonia, Villetta Barrea, Rivisondoli, Scontrone e Navelli.

Uno scontro che esplode, per qualcuno non casualmente mentre è in corso il braccio di ferro tra lo stesso Cogesa e il Comune di Sulmona da una parte, e il comune dell’Aquila e il sindaco di Fratelli d’Italia Pierluigi Biondi,  che qualcuno sospetta come ispiratore dietro le quinte di questa offensiva messa in opera dai 41 sindaci, o comunque ben lieto che ciò sia accaduto.

Casus belli infatti è il costo di conferimento dei rifiuti del capoluogo nella discarica sulmonese di Noce Mattei, che nelle intenzioni  del Cogesa che la gestisce, dovrebbe essere ben superiore alle attuali 110 euro a tonnellata, visto che nel capoluogo la differenziata è ferma ad un miserevole 39%, e altri comuni sotto la soglia del 65% pagano ben 136 euro.

Il sindaco Biondi davanti a questa ipotesi che costerebbe alle casse comunali centinaia di migliaia die euro in più l’anno, ha gridato subito ad un “clima anti aquilano” affermando minaccioso che “il Cogesa senza i soldi dell’Aquila non si regge, mentre L’Aquila e l’Asm non falliscono”. Il sindaco Di Piero ha però ribattuto: “non c’è alcuna battaglia di campanile. Non c’è alcuna volontà di andare allo scontro con il capoluogo di regione, però la realtà è che L’Aquila conferisce 22mila tonnellate in discarica a un prezzo che obiettivamente non è competitivo, anzi diventa un costo per Cogesa. Siamo nel 2023 e sarebbe auspicabile che, come fanno ormai tutti i Comuni, anche la città dell’Aquila inizi a fare la raccolta differenziata dei rifiuti”.

E Gerardini ha detto ancor più esplicitamente: “Pensare che L’Aquila possa continuare a conferire a questi prezzi  è impensabile. Come d’altronde ha dimostrato l’impennata dei costi energetici. Il problema vero sono i rifiuti indifferenziati che arrivano al trattamento e che sono composti al 40% dall’organico, materiale putrescente che è il principale responsabile dei miasmi”.

Sul piede di guerra anche l’area politica, e relativi comuni, che fa riferimento all’ex assessore regionale civico Andrea Gerosolimo, per per anni ha controllato il Cogesa, duramente sconfitto alle elezioni comunali di Sulmona da Di Piero, ritirandosi addirittura dopo l’esito sfavorevole del primo turno.

Tornando dunque alla lettera, in essa si evidenzia che “l’anomalia della decisione si manifesta allorché da un lato si è affermata la necessità di rilanciare l’Azienda e dall’altra si è proceduto ad escludere la stragrande maggioranza delle amministrazioni, alle quali si poteva senz’altro chiedere uno sforzo per la costruzione di una strategia comune. Del resto tutti ci aspettavamo che nel rinnovo della governance si sarebbe osservato un contegno istituzionale tale da dare corso ad un’azione improntata alla coesione, scevra da questioni, politiche e basata quantomeno su un metodo democratico”.

I sindaci ritengono “senz’altro fondati i dubbi di legittimità che gravano sulle determinazioni dell’assemblea assunte senza il preventivo parere del controllo analogo che avrebbe dovuto precedere l’esame degli argomenti posti all’ordine del giorno. È di tutta evidenza che questa violazione formale del regolamento per il controllo analogo, rischia di rendere illegittimi i futuri affidamenti in house del servizio da parte dei Comuni, con gravi ripercussioni sia sul futuro della società che sulla responsabilità erariale degli Enti affidanti. Alla luce di questo, in qualità di amministratori, se questo stato di cose dovesse permanere, saremo costretti, nostro malgrado e per evitare di essere esposti al rischio di ricorsi da parte dei privati, ad affidarci all’Agir per le c.d. gare ponte. Questa circostanza rischierebbe di far perdere decine di servizi al Cogesa Spa a danno della società e delle maestranze tutte”.

Pertanto, “difronte a quanto accaduto ci aspettiamo un ravvedimento operoso dei sei sindaci mirato al recupero dello strappo operato e alla costruzione di una strategia comune di rilancio del Cogesa”.

In tal senso, “al dottor Gerardini, professionista di esperienza e di indubbia imparzialità, chiediamo di mettere a disposizione la propria carica per il bene della società e per ripristinare un percorso di legittimità inattaccabile. Ciò al fine di permettere la convocazione di un Comitato per il Controllo Analogo, che possa compiutamente esprimere l’ineluttabile parere previsto dalle norme, ed una successiva Assemblea dei Soci per la ricostituzione di una maggioranza finalizzata a costruire una strategia di rilancio del Cogesa e a determinare il nuovo sistema di governance. Il nostro unico obiettivo è quello di lavorare per il rilancio della società riaffermando il giusto equilibrio e ricostituendo la necessaria unità di intenti del territorio”.

Il Comune di Sulmona ha assicurato che, “in merito alle recenti polemiche relative alla nomina del nuovo Amministratore Unico della Società Cogesa, si rileva l’esigenza di precisare che l’elezione è stata deliberata in piena osservanza all’art. 14 dello Statuto della Società, che rimanda alle disposizioni del codice civile. E’ fatta salva la facoltà dei membri del Consiglio di Amministrazione revocati dall’incarico di agire nelle sedi opportune qualora ritengano violate le proprie prerogative ma è di tutta evidenza che gli stessi, in quanto cessati dall’incarico, non possono acquisire pareri legali con oneri a carico della Società”.

Riguardo l’elezione, “è opportuno far rilevare che la scelta dell’amministratore unico (in luogo del consiglio di amministrazione), sostenuta dal Comune di Sulmona, è in piena aderenza alle indicazioni fornite dalla Corte dei Conti, che, nei mesi scorsi, aveva tenuto a ribadire che il legislatore prescrive, di norma, l’organo monocratico. Relativamente alla scelta operata dall’assemblea dei soci, pienamente condivisa dal Comune di Sulmona, è di tutta evidenza che la scelta di officiare dell’incarico di Amministratore Unico il Dott. Franco Gerardini è ispirata al precipuo ed unico intendimento di privilegiare la professionalità rispetto alla logica della spartizione politica, anteponendo l’interesse dei Comuni soci (e, quindi dei cittadini) agli interessi di parte”.