L’AQUILA – “Non è che siamo obbligati a prenderci i rifiuti di Roma. Adesso anche noi, con la chiusura di una discarica, quella di Cupello, che per la nostra filiera era importante, ci troviamo a gestire una situazione complicata”.

Lo ha detto chiaro e tondo il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, romano e abruzzese d’origine, rispondendo picche, o poco ci manca, alla richiesta rivolta all’Abruzzo, da parte del sindaco Virginia Raggi del Movimento 5 stelle, di farsi carico di ulteriori quote di immondizia, per aiutare la capitale ad uscire da una drammatica emergenza.

Proseguendo insomma l’azione di solidarietà della precedente amministrazione regionale abruzzese: in una delibera di giunta datata 9 ottobre 2018 ex governatore dem Luciano D’Alfonso, ha dato  infatti l’ok all’arrivo di 70 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati provenienti da Roma. Un contratto valido per tutto il 2019, anche se la quota pattuita è stata quasi ragiunta. D’Alfonso era stato raggiunto da una lettera della sindaca capitolina in cui si chiedeva, causa emergenza, di ospitare l’immondizia romana a un costo di 135 euro a tonnellata. La Regione a guida Pd aveva accettato per perseguire “politiche ambientali basate sui principi di collaborazione e sussidiarietà istituzionale tra gli Enti interessati”. Pinuccia Montanari, assessore dimissionario all’Ambiente del Campidoglio si era profusa in ringraziamenti e spiegazioni del perché fosse necessario per Roma appoggiarsi ancora agli altri e quindi sostanzialmente utilizzare impianti altrui.

Ora però il vento politico sembra essere cambiato. Ed anche lo scenario oggettivo, su cui Marsilio fa leva per argomentare il no: a marzo, su mandato della Procura della Repubblica di Vasto, è stata posta sotto sequestro la discarica Civeta in contrada Valle Cena a Cupello, dalla capienza di 450mila metri cubi, a seguito di un indagine del procuratore Giampiero Di Florio proprio sulla presunta pericolosità e tipologia non prevista dei rifiuti provenienza extra-regionale dell’immondizia, compresi quelli provenienti da Roma. Discarica poi interessata da più incendio doloso, su cui indaga anche qui la magistratura. 

“Gli accordi attualmente in vigore – ha a tal proposito ricordato Marsilio – li hanno fatti quelli che c’erano prima, non io, e che invece adesso bisogna ragionare in termini di fattibilità, capire se è ancora possibile o no trattare quantità non nostre. Dobbiamo pensare, e valutare bene. Nel frattempo la situazione è cambiata, con la chiusura della discarica di Cupello dobbiamo trovare nuovi impianti, nuovi siti, nuove capienze”.

Marsilio nega che si tratti di un “no politico”, volto a mettere in ulteriore difficoltà la giunta Raggi.

“Io, ripeto, sto affrontando un momento che è più complesso del passato, sono stato obbligato a nominare un commissario e a firmare ordinanze contingibili ed urgenti per ordinare trasferimenti di rifiuti da un sito all’altro, ma sempre all’interno dell’Abruzzo perché per fortuna gli impianti li abbiamo. Virginia Raggi invece no? Sono lì da tre anni, facessero anche loro gli impianti, altrimenti poi non ci si può stupire di questo disastro”, ha affermato.