L’AQUILA – Al prossimo Consiglio regionale convocato  domani, “c’è il rischio che dietro la riprogrammazione regionale delle volumetrie sulle discariche, come da delibera di Giunta regionale  821 del 13 dicembre, complessivi 800.000 m³ vengano ridistribuiti su impianti già critici”.

L’altolà arriva da Legambiente Abruzzo e Wwf, secondo cui il provvedimento, prevede la collocazione di 473.000 m³ sulla discarica di Cerratina a Lanciano che ha già avviato un progetto di modifica del profilo di chiusura finale della discarica con un recupero di volumetria pari ad altri 40.000 m³ e fortemente osteggiata da cittadini, imprenditori e agricoltori. Altri 227.000 m³ sono previsti sul Civeta a Vasto più volte sospesa per vicende di cronaca giudiziaria e altri 100.000 m³ su Cogesa a Sulmona.

“Tutto questo evidenzia – ha dichiarato Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo –, che purtroppo nella nostra regione permane ancora una logica delle discariche ed una incapacità da parte del sistema impiantistico di evolvere in una dimensione green, nonostante i nuovi obiettivi europei legati all’economia circolare per la preparazione al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti  e l’abbattimento in discarica al solo 10% dei rifiuti prodotti nel 2035. Non c’è finalità pubblica che giustifichi impianti sovradimensionati rispetto alle reali esigenze regionali con il mero intento di mantenere le rendite da posizione delle discariche”.

LA NOTA COMPLETA

«Non serve continuare ad ammucchiare rifiuti in depositi dannosi per l’ambiente e sempre più grandi, così come non serve bruciarli. Occorre una seria politica che punti in primo luogo alla riduzione degli scarti anche attraverso il riuso e il riciclaggio. Per questo chiediamo alle forze politiche regionali di fare un passo indietro rispetto alla DGR dello scorso dicembre e bloccare questa pseudo riprogrammazione su aree fortemente critiche e di dare, in alternativa, un contributo importante verso l’economia circolare con l’obiettivo di diventare regione rifiuti zero e prima ancora discariche zero.

Occorre, quindi, impostare da subito una la rete impiantistica a supporto dell’economia circolare, a partire dal trattamento e recupero della frazione organica con la digestione anaerobica e compostaggio. In assenza della quale, continuiamo ad assistere alla mancata chiusura del ciclo, al ricorso alle discariche e al trasferimento dei rifiuti raccolti verso altre regioni o all’estero.

Parlare solo in termini di raccolta differenziata non basta più – ha aggiunto Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – serve aumentarne la qualità e soprattutto investire negli impianti innovativi e indispensabili per fare il salto definitivo all’Abruzzo nel modello circolare, con al centro la gestione della frazione organica con biodigestori capaci di produzione anche biometano, in modo da contribuire a contrastare il caro bollette.

Una risposta importante in questa direzione è stata data dal Ministero della Transizione Ecologica con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicati all’economia circolare che permetterà, tra l’altro, anche ai comuni abruzzesi di migliorare la rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e la realizzazione di nuovi impianti innovativi di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata.

Diversi i progetti green presentati nella nostra regione sul PNRR che vanno nella giusta direzione, tra questi: i biodigestori con produzione di biometato (es. comuni di: Lanciano, Rapino e Teramo), il Centro di raccolta intercomunale e l’impianto di compostaggio di comunità nel Comune di Tornimparte e altri ancora.

Importante è anche l’iniziativa del Comune di Città Sant’Angelo che sta ragionando, insieme a Pescara e Montesilvano su un biodigestore con produzione di biometano attraverso l’accesso ad un finanziamento della Banca Europea degli Investimenti (BEI) che rappresenterebbe una svolta fondamentale per migliorare la raccolta differenziata e gestione dei rifiuti in questi grandi centri.

È necessaria però una programmazione regionale  che funga da raccordo e rafforzamento di questi nuovi impianti di economia circolare sul territorio abruzzese, in modo da calibrarli alle effettive necessità dei territori e all’attenta analisi della tipologica di rifiuti trattata. È questa la direzione che dovrebbe prendere il Consiglio regionale, in modo da andare verso una vera transizione ecologica e con una corresponsabilità di tutte le forze politiche in campo, non certo per continuare l’anacronistico ampliamento delle discariche.”